domenica, Settembre 19

Veneto chiama Bruxelles: via sanzioni contro Russia I perchè delle azioni spiegati da Valdegamberi e Fallico

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Il ruolo della società civile, e delle imprese in primis, è fondamentale e il Consigliere lo sa bene: “Sto organizzando una delegazione di aziende e un comitato, nel quale vorrei coinvolgere le associazioni Russia-Italia e viceversa, e tutta la popolazione veneta, per dire No all’embargo e No alle sanzioni”. Politica e finanza sostengono un percorso “legale e lineare per risolvere questa situazione, perché non è una questione di forzare l’embargo”, come già avviene, “ad oggi vi sono aziende che ricorrono a delle triangolazioni costose per poter riuscire comunque a far passare qualcosa”, afferma Valdegamberi, e Fallico ribadisce l’indisponibilità ad agire con stratagemmi per bypassare le sanzioni, “noi vogliamo operare in grande trasparenza e, quindi, finché ci sono le sanzioni non vogliamo oltrepassarle, preferiamo intervenire per convincere il Governo nazionale e l’Europa che le sanzioni sono misure suicide”.

In attesa che Bruxelles decida di mettere fine alle sanzioni, oltre alle rotte alternative per far entrare le merci in Russia, le aziende, quelle la cui robustezza finanziaria lo permette, pensano alla delocalizzazione. “Esse hanno capito che in un momento di sanzioni, più che esportare il ‘Made in Italy‘, forse conviene lavorare con ilMade by Italy’ o il ‘Made With-Italy‘, cioè con una collaborazione e cooperazione industriale”, afferma Fallico, non mancano le aziende venete che, pur di mantenere le quote di mercato, hanno deciso di trasferire la produzione in Russia. Ma neanche questo è un percorso facile: il Veneto, continua Fallico, “è stata sempre una regione di successo ma nell’ultimo anno anche aziende importanti hanno perso colpi e sono andate in crisi. La delocalizzazione può avvenire se c’è un sostegno finanziario adeguato, se ci sono risorse proprie delle aziende (per il 30-35%) e se c’è sostegno da parte del sistema finanziario veneto. Questo non è facile”, considerata anche la crisi del sistema bancario veneto.  Intesa San Paolo ha un fondo, prosegue il Presidente, è il MIR (che in russo significa Mondo e anche Pace), “è un fondo misto”, 50% costituito da Intesa Sanpaolo e 50% da una banca russa che si chiama Gazprombank, “che già investe nelle medie-aziende di successo, sia in Italia che in Russia. È l’unico fondo che c’è tra Russia ed Europa. Gli investimenti che abbiamo fatto, sia in Russia che in Italia, sono stati un successo. Un investimento è stato fatto anche in Veneto. Quello che abbiamo è anche un accordo di un fondo misto, ma questo fondo non sta decollando ed è proprio su questo che possiamo avere un sostegno importante per delocalizzare le aziende italiane in Russia e per incentivare questa cooperazione industriale tra due Paesi che sono evidentemente complementari. Le risorse ci sono, ma le aziende in questi anni non ci hanno chiesto credito, anche perché l’orizzonte non è tranquillo”. Una mancanza di condizioni che Valdegamberi ha potuto toccare con mano: “Sono stato ospite del Yalta International Economic Forum, unico italiano presente. Un forum promosso dalla Presidenza della Federazione Russa e dal Governo della Repubblica di Crimea, allo scopo di favorire i rapporti commerciali nella zona di libero scambio della Federazione Russa e l’attrazione di investimenti per l’economia di tutto il Paese e per la penisola di Crimea in particolare.  Grazie alle sanzioni, le rotte aeree indirizzate verso la Crimea sono state isolate, creando una situazione di forte disagio per una regione a vocazione agricola e turistica, punendola per la scelta di non appartenere all’Ucraina e per la sua volontà di unirsi alla Federazione Russa. Io mi metto dalla parte della popolazione della Crimea che non capisce perché l’Europa si sia ‘incattivita’ così, l’indipendenza è stata una scelta voluta dal 92% delle popolazione. Se si tentano degli investimenti in Crimea si rischia il blocco del capitale e io stesso sto aspettando di essere richiamato dal Ministro degli Esteri, perché coloro che come me erano presenti al forum di Yalta sono già stati ripresi dai rispettivi Ministri”.

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