domenica, Settembre 19

Veneto chiama Bruxelles: via sanzioni contro Russia I perchè delle azioni spiegati da Valdegamberi e Fallico

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I danni che le sanzioni hanno arrecato al Veneto sono sotto gli occhi di tutti, e a quantificarceli è Antonio Fallico, l’uomo che da più di vent’anni rappresenta, nella Federazione Russa, nei Paesi della CSI e nei Paesi Baltici, gli interessi di uno dei più grandi gruppi bancari italiani, Intesa Sanpaolo, nel ruolo di Presidente Banca Intesa Russia, e che, nel 2008, ha fondato l’Associazione Conoscere Eurasia, a Verona  -un’Associazione senza fini di lucro dedicata allo sviluppo delle relazioni culturali ed economiche tra l’Italia e gli Stati dell’Eurasia-, e, nel 2012, è stato nominato Presidente del Consiglio di Sorveglianza del primo Fondo d’investimento italo-russo, Mir Capital. “I danni diretti sono nelle esportazioni dell’agroalimentare: alle sanzioni europee e americane sono corrisposte le sanzioni russe, e quindi l’agroalimentare è stato il settore più colpito. Il fatto di imporre le sanzioni a Paesi amici ha influenzato le relazioni commerciali in comparti non direttamente colpiti dalle sanzioni. Le sanzioni, poi, congiunte a una politica di accerchiamento della Russia, hanno portato a una svalutazione del rublo che ha fatto il resto dei danni”, ci dice Fallico. Se parliamo soltanto di interscambio Italia-Russia, ci dice Fallico, nel 2015 questo si è chiuso a 21,3 miliardi di euro, con una perdita complessiva di 5,4 miliardi di euro sul 2014. Il nostro export nel 2015 si è fermato a 7,1 miliardo di euro, cioè al -25% rispetto all’anno precedente. In calo anche le importazioni del 17,5%. “A perdere sono stati i principali comparti che ritenevamo di successo del Made in Italy in Russia”, come le materie prime, l’agricoltura, la pesca (che hanno raggiunto -73%), i prodotti alimentari (-33,9%), il tessile e l’abbigliamento (-30%), i mezzi di trasporto (quasi il 40%). “Per il Veneto, l’interscambio nel 2015 ha subito una flessione di quasi il 20%. Se nel 2014 superava i due miliardi, nel 2015 si è fermato a 1.750.000.000 di euro. L’export del Veneto con la Russia ha subito complessivamente un calo del 30,6%. Questa è la situazione complessiva. Se guardiamo ai settori dell’agricoltura della pesca, c’è stato un tracollo di quasi il 70%. Infatti se nel 2014 il Veneto aveva esportato prodotti agricoli per oltre 13 milioni di euro, nel 2015 il valore si è fermato a soli 4 milioni circa. Per quanto riguarda gli investimenti, io non vedo investimenti significativi nel Veneto nel periodo delle sanzioni”.

In anno e mezzo abbiamo contato 600 milioni in meno di esportazioni”, taglia corto il Consigliere Stefano Valdegamberi, “a questo si deve sommare il crollo degli investimenti russi in questa regione e non solo, anche nei territori della vicina Lombardia, e poi un danno indiretto, molto grave e spesso taciuto, cioè il crollo dei prezzi dei prodotti agricoli, a partire da latte e frutta. Quel mercato che riusciva a coprire una parte di Europa, pensiamo ai Paesi dell’Est che prima esportavano nella Federazione Russa, oggi quelle esportazioni non sono più possibili perché vengono riversate all’interno dei mercati dell’Ue, dove vi sono prezzi più competitivi, e ciò mette in una grave crisi i produttori italiani che hanno costi di produzione maggiori degli altri. Questi danni non sono mai stati quantificati ed è per questo che si può affermare che nel Veneto la stima vera, tra danni diretti e indiretti, può superare il miliardo di euro”, afferma il Consigliere, sottolineando la centralità del mercato dell’Est per la regione. “Caduto il muro di Berlino c’hanno alzato un muro economico, con la scusa dell’Ucraina e della Crimea”.

Il problema, secondo Valdegamberi, è politico: “l’Europa sta sbagliando. Io sono stato recentemente in Crimea, è un territorio la cui storia e cultura è legata direttamente alla storia della Russia. Lì, non solo parlano russo e non ucraino, ma c’è stato un Governo che, all’unanimità, ha proclamato l’indipendenza passando attraverso un referendum che ha sancito questa volontà popolare di indipendenza”, dall’altra parte, “la Comunità Internazionale ha detto che lì si stanno violando norme del diritto internazionale, quando, invece, è la Comunità internazionale che sta violando il diritto all’autodeterminazione dei popoli previsto dalla Carta di New York. Il paradosso è che accusiamo la Russia di violare questo diritto quando siamo noi a violarlo”.

E’ questa la premessa politica alla base della risoluzione depositata in Consiglio Regionale, attivata muovendo della considerazione che “siamo una delle regioni che aveva i maggiori rapporti commerciali con la Federazioni Russa”, e, pur non avendo -le Regioni- specifiche competenze in politica estera, “toccando con mano, tutti i giorni, la situazione delle nostre aziende e famiglie, non possiamo stare zitti”, soprattutto in assenza di ‘fatti’ da parte del Governo nazionale, perché “la società veneta non comprende le ragioni di questa crisi, non ne trova le motivazioni e non è più disposta a sopportarne i costi”.

Noi riteniamo che vadano recuperati i rapporti politici con la Russia”, prosegue Valdegamberi, “in quanto non possiamo allontanarla dall’Europa, anzi, va inglobata, perché la sua storia fa parte del nostro continente, non dobbiamo alzare un nuovo muro. Non si può pensare, dal punto di vista strategico, a una futura Europa senza la Russia, né che questa chiuda i suoi rapporti commerciali con l’Occidente, indirizzandoli solo verso Oriente, con Paesi come la Cina o l’Iran”, Paesi che stanno diventando protagonisti dei flussi commerciali con la Russia, soppiantando l’Occidente.

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