mercoledì, Dicembre 1

Veneto, Lombardia, Sardegna…sognando Catalogna Intervista a Carlo Pala, politologo dell'Università di Sassari

0
1 2


Il referendum catalano potrebbe influenzare il voto dei  referendum lombardo e veneto che si terranno a fine ottobre?

Molto poco, perché le motivazioni e gli obiettivi di questi referendum sono molto diversi. Penso che sia il referendum lombardo che quello veneto si giochino sul fronte dell’innalzamento dei poteri istituzionali della Regione e sulla potestà fiscale che la Regione può imporre, cose che per la Catalogna sono già dei dati di fatto. Credo, invece, che molti di queste riflessioni i cittadini lombardi e veneti le abbiano fatte e che, indipendentemente dal referendum catalano, sarebbero andati a votare.

Quali sono le differenze sostanziali fra i tre referendum?

La differenza sostanziale sta nell’obiettivo finale, ovvero il referendum catalano non è riconosciuto dallo Stato spagnolo, ma è molto importante per la popolazione catalana che, quindi, andrà a votare. Il referendum veneto, invece, mira ad ottenere una maggiore autonomia, facendo leva, oltre che sulle caratteristiche socio-economiche del tessuto produttivo di quella regione, anche su motivazioni storiche, linguistiche e culturali. Elementi che mancano in Lombardia, dove prevale l’aspetto economico, finanziario e tributario che, è un po’ quello che ha spinto la nascita della Lega Nord. Sicuramente sono più vicini i referendum italiani negli obiettivi piuttosto che quello catalano.

Che rapporti ci sono tra gli indipendentisti italiani e quelli catalani?

I rapporto fra indipendentisti catalani e italiani sono abbastanza forti, e risalgono a periodi lontani e, persino, durante la dittatura franchista dei sardi sono andati in Catalogna per aiutare i catalani a resistere al regime dittatoriale franchista e, viceversa, non sono mai mancati dei catalani che sono venuti in Sardegna per dimostrare la loro solidarietà ai movimenti indipendentisti. Ad esempio, il Presidente della Giunta Regionale Sarda, che non è un indipendentista, e il Presidente del Consiglio Regionale Sardo hanno scritto una lettera di vicinanza alla Catalogna per il trattamento che il Governo spagnolo ha riservato ai manifestanti. Ciò vuol dire che si appoggia l’idea di poter votare democraticamente e pacificamente. Ci sono anche dei rapporti con gli indipendentisti siciliani che mostrano la loro vicinanza ai catalani.

Stiamo andando verso una fase di sgretolamento degli Stati nazionali?

Sicuramente il modello dello Stato centrale è in crisi. Ciò significa che stanno venendo meno quelle motivazioni che tengono insieme uno Stato. E’ necessario far ripartire dei processi dal basso di democratizzazione e che si lasci il diritto al popolo di autodeterminarsi, e lo Stato non dovrebbe chiudersi e accentrare il suo potere, che prima era relegato alle Regioni o alle Province, ma aprirsi di più alla popolazione.

Lo Stato centrale italiano cos’ha da imparare dalla lezione di Madrid?

Nonostante Madrid abbia definito il referendum illegale, non si può vietare ad una Nazione di autodeterminarsi, e Madrid dovrebbe sapere bene che questo referendum non avrà dei risvolti da un punto di vista giuridico, ma solo dal punto di vista politico. Per cui non si deve trarre un insegnamento, ma si devono prendere le distanze da questo tipo di atteggiamento. Credo che questo atteggiamento sarebbe simile anche in Italia.

Per quanto riguarda il Veneto e la Lombardia la questione è completamente diversa, perché lì vi sono delle contrattazioni interne che dipendono da forze politiche che siedono nelle assemblee regionali o nel Parlamento italiano, quindi non trarranno di certo degli insegnamenti validi da Madrid.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->