martedì, Settembre 28

Vendola, costola del Pd o extraparlamentare? field_506ffb1d3dbe2

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Nichi Vendola

 

Non ha più la stessa cera Nichi Vendola. E anche la parlata barocca, il ‘vendolese’ per dirla come qualcuno, non è più fluente come qualche tempo fa. Sembra che abbia perso lo smalto di sempre dopo il pasticciaccio brutto della telefonata con Girolamo Archinà, l’ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva di Taranto. Telefonata avvenuta nel luglio del 2010, intercettata e diffusa via web nel novembre del 2013.

Si è rivisto di recente il leader di ‘Sinistra Ecologia e Libertà’, nonché Presidente della Regione Puglia, intervistato in una nota trasmissione televisiva per parlare di Governo Letta, di Nunzia Di Girolamo, di Matteo Renzi e del 2° Congresso Nazionale del suo partito che si terrà a Riccione dal 24 al 26 gennaio prossimi, dove Vendola si ripresenterà da candidato alla segreteria.

Ma anche per parlare dello spinoso argomento dell’Ilva di Taranto che lo vede indagato per concussione e, manco a dirlo, della telefonata con Archinà. Incalzato dalle domande dell’interlocutore Vendola ha voluto sottolineare di come le inchieste sulla sanità pugliese che lo hanno visto coinvolto negli ultimi tre anni siano finite tutte con l’archiviazione e che le centinaia di camini dello stabilimento dei fratelli Riva per 45 anni non hanno avuto centraline per il controllo dell’inquinamento. A detta sua solo grazie alla giunta da lui guidata e ai dati del monitoraggio da lui richiesto si sta tenendo il processo sull’Ilva, vantandosi inoltre di essere stato l’unico a non essersi inginocchiato di fronte al potere dei Riva al contrario della classe politica nazionale che nel tempo si è alternata al governo del Paese. Precisando che delle 16 mila telefonate intercettate ad Archinà solo nelle sue due telefonate ci si dava del lei.

Non ha convinto pienamente però Nichi Vendola. Molti di quelli che hanno sentito l’audio di quella telefonata, al dì la del montaggio quasi cinematografico che ne hanno maliziosamente fatto i divulgatori, hanno avuto la sensazione di ascoltare un Vendola insolito. Diverso. Ricordiamo che nella telefonata lui si complimentava con Archinà per aver visto in un video di una conferenza stampa che mostrava “lo splendido scatto felino” che lo stesso aveva compiuto per strappare il microfono a un giornalista che sottoponeva alcune domande scomode (sui morti a causa l’inquinamento) a uno dei fratelli Riva. Per tutta la durata della trasmissione, il leader di SEL ha dato l’impressione di sentirsi come colui che ha fatto qualcosa che da lui i suoi elettori e simpatizzanti non si sarebbero aspettati.

Anche alla luce di questo ‘inciampo’ che partito porta Nichi Vendola al Congresso di Riccione? In quale stato di salute versa SEL, che si avvia al suo primo lustro di vita (fu fondato il 20 dicembre 2009)? A contarne gli eletti nei seggi di maggior prestigio, il bilancio dei quasi cinque anni di vita non è certo negativo: 37 deputati, 7 senatori, un presidente di Regione (Puglia), un vicepresidente (Lazio), 3 sindaci di città importanti (Milano, Genova, Cagliari).

Questo il presente, che però in politica spesso diventa in fretta passato remoto. A guardare i sondaggi infatti la situazione appare tutt’altro che rosea. Attualmente SEL è stimata con percentuali intorno al 3% dai maggiori istituti di sondaggi, dopo aver toccato anche picchi del 7-8% (inizio 2012). Per trovare percentuali così basse bisogna tornare ai sondaggi del periodo in cui la creatura vendoliana ha iniziato a muovere i suoi primi passi (inizio 2009). Quella che attualmente in Parlamento rappresenta l’unica forza politica di sinistra pura (senza contaminazioni centriste) e che ha avuto sin dalla sua nascita la mission di unire ‘tutti i colori del rosso’ (per dirla alla Fausto Bertinotti, ex segretario di Rifondazione Comunista ed ex Presidente della Camera dei Deputati) appare, secondo molti osservatori, ormai di fronte a un bivio: fondersi con la sinistra interna del Partito democratico o federarsi con ciò che rimane del PRC (Rifondazione Comunista) di Paolo Ferrero e PDCI (Comunisti Italiani) di Oliviero Diliberto rischiando a sua volta di diventare una forza ‘extraparlamentare’.

A oggi Vendola sembra indeciso sul da farsi, forse dirà tutto nella relazione congressuale dopo aver fatto la sintesi delle posizioni e degli umori dei delegati del partito all’assise di Riccione. Soprattutto la sua posizione nei confronti del nuovo segretario nazionale del Pd in questi ultimi mesi è apparsa alquanto ondivaga, atteggiamento insolito per lui che nel suo quotidiano operare non è solito difettare di chiarezza. Passando da una posizione alquanto critica, alla Eugenio Scalfari per intenderci («Se il sindaco di Firenze diventerà segretario del Pd il partito subirà una metamorfosi antropologica» a detta del fondatore di Repubblica) a un vero e proprio endorsement quando ha definito Renzi «Colui che attualmente incarna l’immagine vitalistica che maggiormente rappresenta la voglia di cambiamento e di rottura con il vecchio modo di fare politica».

Nel programmare la ripartenza post congressuale il leader di SEL non potrà non tener conto della bozza di legge elettorale ‘deliberata’ recentemente al Nazareno (sede nazionale del Pd) nell’incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Forse anche per questo ha voluto invitare il leader Pd al Congresso di Riccione, perché possa relazionare personalmente sullo ‘stato di fatto’ della nuova legge elettorale attualmente in embrione. Sembrerebbe infatti che il suo principale ‘effetto collaterale’ sia quello di compromettere l’esistenza dei piccoli partiti.

Il ‘modello spagnolo’ (già ribattezzato ‘Italicum’) prevederebbe, viste le numerose resistenze da subito manifestate (sinistra Pd e Nuovo Centro Destra in primis) il condizionale è d’obbligo, con una correzione all’italiana dello stesso, doppio turno, eventuale ballottaggio e due soglie di sbarramento al 5 e all’8% a seconda che i partiti si presentino da soli o in coalizione. E le dichiarazioni rilasciate al riguardo dai due leader subito dopo l’incontro non sono certo rassicuranti. Renzi: «Si va verso un modello che favorisca la governabilità, il bipolarismo e che elimini il potere di ricatto dei partiti più piccoli»; Berlusconi: «L’accordo con Renzi prevede una nuova legge elettorale che porti al consolidamento dei grandi partiti in un’ottica di semplificazione dello scenario politico». Quasi il suono di una campana ‘a morto’ per il nuovo partito di Angelino Alfano, per Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni e per ciò che resta di Lega Nord, Italia dei Valori, Partito Socialista, Verdi, Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani. E di Sinistra Ecologia e Libertà di Vendola naturalmente, visti i sondaggi più recenti.

Un compito arduo quello che a Nichi Vendola viene richiesto dai suoi elettori, da svolgere nell’immediato e in quello che per lui non è certo il periodo di maggiore splendore. Quello di fare in modo che l’unica forza ‘a sinistra’ del Partito democratico e ‘a destra’ di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani (la sinistra ‘extraparlamentare’) possa continuare ad avere una sua rappresentanza parlamentare e a fare in modo che i valori antichi della sinistra (uguaglianza, pari opportunità e progressismo) possano continuare a esistere e ad avere voce anche e soprattutto nelle istituzioni democratiche più alte.

 

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