lunedì, Maggio 17

Velivoli italiani sui cieli di Gaza? Italia accusata di aver venduto a Israele aerei costruiti per addestramento e finiti a bombardare Gaza. Lo Stato sapeva?

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In un articolo a firma di Stephanie Westbrook, dal titolo ‘Warplane delivery makes Italy complicit in Israeli crimes’, pubblicato sul blog ‘Electronicintifada.net’ (specializzato su temi che riguardano «la Palestina, la sua gente, la politica, la cultura e il territorio»),  l’Italia è stata accusata di aver «supportato gli ultimi attacchi di Israele su Gaza, forse più di qualsiasi altro Paese dell’Unione europea». Alla base dell’accusa: la fornitura da parte italiana al Governo di Tel Aviv, il 9 luglio scorso, di due aerei da addestramento  -la sigla di riferimento è M-346–   che Westbrook definisce, nel suo articolo, offensivi per «definizione», utilizzati «per addestrare i piloti per le operazioni simili a quella ora in corso contro di Gaza».

I due aerei rappresentano la prima consegna di una serie di trenta aerei addestratori M-346 «che Israele ha acquistato nel 2012 da Alenia Aermacchi, una società del Gruppo Finmeccanica, primo produttore di armi in Italia». Una fornitura che è parte di un affare del valore «di $1 billion» afferente all’Accordo generale di cooperazione tra Italia e Israele nel settore militare e della difesa per lo sviluppo di nuove armi, lo scambio di tecnologia delle armi e l’addestramento militare.
I rimanenti 28 velivoli saranno consegnati entro il 2016.
Al Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, viene contestata la dichiarazione del 23 luglio all’agenzia di stampa ‘ASCA’, nella quale affermava che «L’Italia è da sempre sensibile alle esigenze di sicurezza di Israele, ma non fornisce al Paese sistemi d’arma di natura offensiva», posizioni, quelle del Ministro, che secondo Westbrook sono «disoneste», in quanto il Ministro sarebbe perfettamente consapevoli che questi aerei sono non addestrativi ma offensivi e per tanto forniti a Israele in violazione del codice del codice di condotta dell’UE per le esportazioni di armi che vieta le vendita di armi se le armi in questione sono in grado di agevolare l’abuso dei diritti umani o del diritto internazionale.
L’articolo di ‘Electronicintifada.net’ riporta poi le dichiarazioni di Filippo Bianchetti, un italiano che ha collaborato con il comitato ‘Nessun M346 a Israele’  (gruppo italiano di attivisti che si oppone all’esportazione degli apparecchi di costruzione italiana verso il Paese ebraico), secondo il quale i velivoli ‘incriminati’, sarebbero stati «predisposti per un assetto offensivo negli stabilimenti torinesi dell’Alenia Aermacchi, prima di essere consegnati a Israele».

L’Italia, insomma, viene messa sul banco degli imputati perché la sua maggior azienda produttrice di armi venderebbe aerei offensivi camuffati da velivoli da addestramento, in violazione delle norme internazionali e con la complicità dello Stato italiano.

I velivoli dei quali stiamo parlando sono gli ‘M-346 Master’ di Alenia Aermacchi (la ‘M’ sta proprio per ‘Macchi’) un aereo, di recente costruzione, che è stato progettato e realizzato presso gli stabilimenti della compagnia del gruppo Finmeccanica. L’apparecchio è già in dotazione dell’Aeronautica Militare italiana (con la sigla T-346) dal 2013. Altri utilizzatori del velivolo sono, come riporta anche il sito internet di Alenia Aermacchi, «la Republic of Singapore Air Force, insieme a Italia e Israele».

I due aerei consegnati il 9 luglio allo Stato ebraico rappresentano la prima tranche di una ben più grande fornitura, che evade l’appalto vinto da Alenia Aermacchi e bandito dal Ministero della Difesa israeliano, per la realizzazione di trenta velivoli della stessa tipologia e sigla, che entreranno a far parte del parco macchine dell’aviazione dello Stato ebraico entro il 2016. Il 16 febbraio del 2012 il Governo di Israele annunciò, infatti, di aver selezionato gli M-346 Master di Alenia Aermacchi per entrare in dotazione del Heyl Ha’Avir (l’Aeronautica Militare israeliana), dopo aver scartato il concorrente KAI T-50 Golden Eagle, di produzione sudcoreana. L’accordo ha fruttato all’azienda italiana un introito pari a 850 milioni di dollari, che sale a un miliardo se si tiene conto anche della manutenzione, dei ricambi, della logistica, dei simulatori e dell’addestramento forniti come dotazione.

Secondo quanto riportato sul sito internet dell’Alenia Aermacchi, l’M-346 Master nasce come velivolo da addestramento. Questo vuol dire che l’impiego per il quale questi apparecchi sono stati progettati è quello di supportare i piloti militari (in questo caso israeliani) nell’apprendimento delle manovre in volo, nel prendere confidenza con i sistemi di avionica e nella pratica di utilizzo di un velivolo militare monoposto quanto più possibile simile ai più sofisticati (e costosi) cacciabombardieri di nuova generazione come gli Eurofighter, i Gripen, i Rafale, gli F-22 e i controversi F-35, già in servizio attivo (oltre agli F-16 e gli F-15 Strike Eagle, entrambi presenti nella dotazioni di armamenti dello Stato ebraico e forniti loro proprio dagli Stati Uniti d’America). Sempre Alenia, infatti, riporta chiaramente che «l’M-346 è il velivolo da addestramento più avanzato oggi disponibile sul mercato, l’unico appositamente studiato per formare i piloti destinati ai velivoli militari ad alte prestazioni di nuova generazione».

Resta da appurare: se questi apparecchi possano essere utilizzati, pur nascendo come velivoli per addestramento, a scopi offensivi, e, se non è chi costruisce il velivolo a fornirlo come strumento di attacco, lo può fare chi ha l’esigenza materiale di utilizzare l’aeroplano per scopi differenti per i quali è stato progettato? Le ragioni per la trasformazione sono tante, ma le più evidenti sono l’economicità del mezzo (oltre alla sua maneggevolezza e alle sue performance in volo) rispetto ai più sofisticati cacciabombardieri Made in Usa, da decenni già in servizio attivo in Israele.

Osserviamo il dettaglio delle caratteristiche tecniche del velivolo oggetto della nostra analisi, in particolare la spinta motrice. I motori (sono due in tutto) montati sull’M-346 Master sono degli ‘Honeywell ITEC F124-GA-200’, motore di costruzione statunitense dalle altissime prestazioni appositamente costruito, in questa versione, per essere montato sugli M-346. Questa motorizzazione conferisce al velivolo una spinta di 2.850 kg per modulo, cosa che gli permette di raggiungere velocità poco al di sotto del muro del suono (Mach 1) in volo livellato. Secondo quanto riportato da nostre fonti, l’intensità di spinta fornita dalla motorizzazione del velivolo è certamente sufficiente a trasportare una serie di carichisub-alari’ (bombe e serbatoi aggiuntivi per i voli a lunga gittata, ad esempio). In più, le stesse fonti rivelano che non solo la spinta, ma anche lo chassis dell’aeroplano sarebbe in grado di sopportare le sollecitazioni e di generare portanza, anche con il peso e la resistenza al vento creata dagli eventuali carichi aggiuntivi accennati.

Un utilizzo in chiave offensiva degli M-346, a quanto sembra, è effettivamente possibile, nonostante questi velivoli non siano stati progettati e concepiti per questi fini, anche se, proprio per esigenze di addestramento, questi aerei devono necessariamente essere simili ai caccia di classe superiore (e quindi avere delle caratteristiche tecniche, di manovrabilità e resistenza comuni).
Non è detto che questo avvenga e non sarebbe una responsabilità diretta dell’Italia se questo ‘uso improprio’ da parte del Governo di Tel Aviv si dovesse effettivamente verificare.
Immaginate di acquistare un’auto nuova (un’utilitaria) e di volerla usare per scopi più ‘sportivi’, come una corsa. Una scelta che rientrerebbe nell’ambito dell’esercizio di un diritto che deriva dal principio fondamentale della ‘proprietà’. Mettiamo che l’auto in questione riesca a ‘reggere’: allora avremo a che fare, obiettivamente, con una buona auto, nonostante la casa produttrice non sia responsabile (e nemmeno a conoscenza) dell’uso fatto del loro prodotto.
Allo stesso modo, il Governo di Tel Aviv, che ha acquistato dall’Alenia Aermacchi gli apparecchi M-346, è entrato in possesso di velivoli molto performanti, a basso costo, concepiti per soddisfare esigenze non specificamente belliche, bensì di tipo addestrativo, ma che, secondo quanto recita la loro scheda tecnica, possono essere anche configurati come bombardieri leggeri

Se Israele volesse (e non è una certezza) utilizzare gli M-346 italiani per scopi bellici, equipaggiandoli per diventare ‘combat ready, questo utilizzo rientrerebbe nella sfera dei suoi diritti diacquirente’. Altresì, formalmente, le istituzioni italiane sarebbero in regola nel sostenere «L’Italia non fornisce» a Israele, «sistemi d’arma di natura offensiva».

 

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