lunedì, Maggio 10

Vaticano: il viaggio del Segretario di Stato in Russia

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E’ in corso in queste ore il viaggio del Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin in Russia. Quello odierno è  il primo compiuto da un Segretario di Stato da più di 18 anni. Risale alla fine di Maggio l’ incontro tra Papa Francesco e Donald Trump, evento atteso, considerati i protagonisti: da una parte il nuovo Presidente statunitense, molto diverso dal suo predecessore, al suo primo viaggio estero (aveva fatto tappa poco prima a Ryad e a Gerusalemme), deciso a “make America great again” anche a costo di non rispettare l’ accordo di Parigi sul clima, tema molto caro, invece, al Pontefice che con la sua enciclica Laudato Sii ha richiamato ad un’ attenzione più profonda al rispetto del pianeta.

Su molte questioni l’ inquilino della Casa Bianca non ha mai nascosto, anche durante la campagna elettorale,  la sua insofferenza verso i suggerimenti del Vaticano, ad esempio, in materia migratoria quando il suo slogan era il “muro con il Messico” mentre quello della Chiesa di Roma era l’ accoglienza. Intervistato dall’ agenzia russa Tass, proprio ad una domanda circa la nuova Presidenza americana, il Segretario di Stato, alla vigilia del suo viaggio a Mosca, ha ribadito l’ auspicio che Washington «così come tutti gli altri attori della Comunità internazionale, non desista dalla sfida di perseguire una riduzione del surriscaldamento globale del pianeta». Ha, altresì, constatato come nel dialogo tra le Nazioni stia maturando sempre più «la consapevolezza che le politiche e le strategie basate sul confronto aperto e acceso», «alimentate dalla paura e dal terrore delle armi atomiche o chimiche non aprano la porta a soluzioni giuste e durevoli ai problemi tra le nazioni», in netta contrapposizione a quanto più volte esortato da Sua Santità ossia «costruire la pace e non chiudersi negli interessi nazionali o parziali».

Il dialogo con la Russia è stato uno dei problemi che Stati Uniti e Vaticano hanno condiviso durante la Guerra Fredda e che ha, inevitabilmente, portato ad un’ implicita alleanza tra Roma e l’ America, come divenne evidente soprattutto negli anni ’80, quando l’ asse tra Ronald Reagan e Giovanni Paolo II fu saldata dalla comune lotta al comunismo.

Dopo la caduta del Muro di Berlino e dopo la dissoluzione dell’ Unione Sovietica, la Chiesa tentò un riavvicinamento a Mosca: uno dei predecessori di Parolin, Angelo Sodano, tentò, seppur invano, di far aprire le porte del Cremlino a Giovanni Paolo II. Di qui, la necessità del Vaticano, in uno scenario completamente diverso rispetto a quello degli anni ’90, di implementare le relazioni con la Russia, soprattutto nel momento storico attuale: neanche un mese fa, il Congresso a stelle e strisce ha approvato nuove sanzioni contro Mosca, ottenendo, come reazione dalla controparte, il sequestro delle proprietà diplomatiche nella capitale russa, oltreché l’ invito a richiamare in America molta parte del personale delle ambasciate e dei consolati.

Come affermato recentemente dal Segretario di Stato USA Rex Tillerson, «le relazioni con la Russia non erano così ai minimi termini dalla Guerra Fredda». Quanto segnalato da Tillerson e ribadito in altre occasioni dallo stesso Trump così come dal suo omologo Putin, non ha, però, reso impossibile il lavoro delle diplomazie che stanno continuando a collaborare, con le fisiologiche divergenze, nei diversi teatri.

La prima tappa di Parolin, una volta giunto a Mosca, è stata l’ incontro, presso il monastero Danilovsy, con Hilarion di Volokolamsk, Presidente del Dipartimento per le Relazioni Esterne del Patriarcato di Mosca, ricambiando la visita di quest’ultimo in Vaticano nel settembre dello scorso anno, che avveniva non molto tempo dopo lo storico incontro a l’ Avana tra il Patriarca Kirill e Papa Francesco. Nel corso del colloquio, come rivelato dal Capo della diplomazia vaticana, «si sono potuti affrontare anche temi spinosi, ma sempre nella volontà di costruire e superare le difficoltà che ci sono». «Ci sono tanti argomenti di cui discutere» ha aggiunto Parolin, «però direi che il clima è stato molto costruttivo».

Di certo, grande attenzione è stata rivolta alla crisi siriana, su cui tanto Parolin quanto Hilarion si sono ritrovati concordi nell’ affermare la priorità della lotta al terrorismo rispetto al futuro politico del Paese, e all’ angosciante situazione in cui versano i cristiani che vivono in Medioriente, oggetto anche dell’ impegno del gruppo di lavoro istituito appositamente dalla Commissione sulla Cooperazione con le associazioni religiose, la cui Presidenza è ricoperta dalla Federazione Russa.

Altro tema spinoso, al centro del colloquio con Hilarion, ma anche di quello di questa mattina con il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, è l’ Ucraina e la sua comunità greco-cattolica, in comunione con Roma. Lavrov ha ringraziato la Santa Sede per l’ appoggio agli accordi di Minsk, per quanto concerne la cessazione del conflitto e ha specificato che «tale appoggio è stato non solo morale, ma molto concreto nell’ aiuto umanitario alla popolazione di Donetsk e di Lugansk». Ha evidenziato, inoltre, che tanto Mosca quanto Roma desiderano «il superamento di un approccio conflittuale in Ucraina e contrari all’ uso della religione per scopi politici».

Riguardo all’ annessione della Crimea, il porporato ha rimarcato il disaccordo rispetto alle posizioni russe e  ha esortato il suo interlocutore a rigettare decisioni che vadano contro il diritto internazionale. Va detto, però, che Mosca, dal canto suo, ha fatto già un passo verso la Chiesa di Roma, annunciando, tramite Lavrov, l’ accordo circa l’ abilitazione dei visti di ingresso per i rappresentanti con passaporto diplomatico della Santa Sede.

E’ fuor di dubbio che un ruolo importante nella preparazione dell’ incontro lo ha avuto il Nunzio a Mosca, Monsignor Celestino Migliore, uno dei diplomatici vaticani con maggiore esperienza che ha condiviso con Parolin alcune fasi della carriera, come accaduto nel 2003, quando si recò nella capitale russa per discutere di questioni inerenti la politica internazionale. Già con Benedetto XVI, ma ancor di più con Francesco, le capacità di Migliore sono state sempre più decisive nello sviluppo dei rapporti con il Cremlino.

In questi giorni di visita di Parolin, non sono mancate le critiche, sui social media russi, da parte dei più radicali ed estremisti nazionalisti che vedono nel Segretario di Stato cattolico l’ ennesimo strumento di conquista da parte dell’ Occidente.

Come ha ricordato il Cardinale, «l’ incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill è stato importante, ma anche il viaggio delle reliquie di San Nicola in Russia hanno innescato una dinamica positiva che si vede, c’è la volontà da parte di tutti di continuare nel cammino e di porre altri segni e gesti che possano consolidare questo cammino». Nel pomeriggio ha avuto luogo il colloquio tra Parolin e il Patriarca Kirill, a riguardo del quale il primo ha precisato che non si è parlato di «cose concrete» e alla domanda di un possibile viaggio di Francesco in terra russa ha risposto: «si vedrà più avanti, lo Spirito del Signore suggerirà quali saranno i passi migliori».

Altra questione molto cara alla Santa Sede è la piccola comunità cattolica russa, alla quale il Segretario di Stato ha mostrato vicinanza e ha detto: «Cercate di non avere paura e di non scoraggiarvi mai di fronte alle difficoltà”, ma anzi di essere testimoni del fatto che “un incontro che può trasformare tutta la nostra vita, darle un senso profondo. E ciò, nonostante tutti i problemi, tutte le sofferenze che ognuno di noi affronta in questa vita.  Essere testimoni in questa società, dove c’è ancora l’eredità di un passato recente: l’ateismo, l’indifferenza religiosa. Far vedere che essere cristiani è una cosa bella, è una cosa che riempie e dà senso alla vita. E quindi attrarre. Il cristianesimo non cresce per proselitismo ma per attrazione. Se ci vedono contenti della nostra fede, del nostro incontro con Cristo, certamente molta gente troverà una risposta ai loro perché.  Quindi  avanti, senza paura, sentitevi vicino al Papa, alla Chiesa universale, e date testimonianza di fede e amore nella vostra società».

L’ accordo con la Russia, almeno su alcune singole problematiche, sembra esservi. La politica estera vaticana si sta adeguando ai nuovi equilibri, cercando di collocarsi nel complesso scenario mondiale. Però, sarà la tappa successiva la più importante del tour diplomatico del Cardinale Parolin e sarà l’ incontro che si terrà nella giornata di domani con il Presidente russo Vladimir Putin.

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