giovedì, Maggio 13

Vaticano: l’incontro tra Parolin e Putin L' ultima tappa del viaggio del Segretario di Stato Vaticano in Russia

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È avvenuto in questi giorni il viaggio del Segretario di Stato Parolin in Russia. Dopo quasi vent’anni dall’ ultimo viaggio di un Segretario di Stato nella terra degli Zar, Parolin ha fatto visita al numero due della Chiesa ortodossa, presso il monastero Danilovsy, con Hilarion di Volokolamsk, Presidente del Dipartimento per le Relazioni Esterne del Patriarcato di Mosca, ricambiando la visita di quest’ultimo in Vaticano nel settembre dello scorso anno, che avveniva non molto tempo dopo lo storico incontro a l’Avana tra il Patriarca Kirill e Papa Francesco. Nel corso del colloquio, come detto dal Capo della diplomazia vaticana, «si sono potuti affrontare anche temi spinosi, ma sempre nella volontà di costruire e superare le difficoltà che ci sono. Ci sono tanti argomenti di cui discutere però direi che il clima è stato molto costruttivo».

Di certo, grande attenzione è stata rivolta alla crisi siriana, su cui tanto Parolin quanto Hilarion hanno concordemente affermato la priorità della lotta al terrorismo rispetto al futuro politico del Paese, e all’ angosciante situazione in cui versano i cristiani che vivono in Medioriente.

Altro tema spinoso, oggetto anche dell’incontro con il Ministro degli Esteri russo Lavrov, è l’Ucraina e la sua comunità greco-cattolica, in comunione con Roma. Lavrov ha ringraziato la Santa Sede per l’appoggio agli accordi di Minsk, per quanto concerne la cessazione del conflitto e ha evidenziato, inoltre, che tanto Mosca quanto Roma desiderano «il superamento di un approccio conflittuale in Ucraina e contrari all’ uso della religione per scopi politici». Poi l’ atteso incontro con Putin che si è detto «soddisfatto di come si stanno sviluppando le relazioni bilaterali»

Per fare un bilancio del viaggio di Parolin in Russia, abbiamo chiesto a Piero Schiavazzi, giornalista vaticanista dell’Huffington Post oltreché docente titolare della prima cattedra italiana di Geopolitica Vaticana presso l’ Università degli Studi Link Campus University ed in procinto di inaugurare un secondo insegnamento presso l’ Università degli Studi di Cagliari.

Quale linea è stata adottata dal Vaticano, con Francesco, rispetto alle relazioni con la Russia?

Il Papa gioca la partita in prima persona. Poi a fare da battistrada e a copertura diplomatica, c’è la rete della diplomazia vaticana e il Cardinale Parolin, il quale, essendo, da un lato un grande conoscitore della Cina, in quanto se ne è occupato a lungo, e dall’ altra un discepolo di Casaroli e Silvestrini, che sono stati coloro che ai tempi dell’ Unione Sovietica battevano le vie dell’ est, ha dimestichezza anche con la Russia. Ce l’ ha  nel DNA. Tuttavia, senza nulla togliere a questa formazione specifica che Parolin ha ricevuto lavorando da giovane con Silvestrini e Casaroli, è altrettanto vero che il Papa in questa fase la gioca in proprio, facendo valere due attitudini peculiari: gli scacchi e il judo. Putin è un praticante del judo e al tempo stesso in Russia il gioco nazionale sono gli scacchi. Quella del Papa con Putin è una partita a scacchi. Probabilmente Putin, se non è l’ uomo più potente del mondo, è di sicuro nella terna dei più potenti, con Trump e Xi Jimping. Il problema di Putin è che ha l’ hard power, quindi ha un formidabile sistema spionistico ed è al comando di un’ armata, ha missili veri, ma gli manca il soft power. L’ esatto contrario del Vaticano, il quale abbonda di soft power e, come diceva Stalin, non ha le divisioni. Il principio del judo è quello di sfruttare a proprio vantaggio la forza dell’ avversario.

Questa partita è interessante, va avanti da un po’ di tempo ed è una partita di scacchi. Peraltro, Papa Francesco e Putin, nel settembre del 2013, a pochi mesi dall’ elezione al soglio pontificio, hanno avuto una sorta di folgorazione, si sono incontrati indirettamente sulla via di Damasco quando Obama era determinato a chiudere la partita con Assad dopo il primo episodio di  gassificazione e la portaerei Nimitz stava risalendo il Mar Rosso pronta a sparare i missili Tomahawck su Damasco. Il Papa si oppose perché riteneva che destabilizzare la Siria fosse pericoloso, aprendo un cratere e lasciando mano libera ad Al Baghdadi  con un anno di anticipo rispetto alla nascita dell’ Isis (29 giugno 2014), quando fu alzata la bandiera nera su Raqqa e fu proclamato lo Stato Islamico: così scrive – sdoganandolo e rimettendolo in gioco – a Putin il quale, in quei giorni, sta presiedendo il G20 a San Pietroburgo.

Parolin proviene dalla scuola di Silvestrini, romagnolo, e Casaroli, piacentino, entrambi provenienti dalla scuola del liscio. La diplomazia vaticana invece ballava il walzer. Il Vaticano, geopoliticamente, era una costola dell’ Occidente e, da costola, ogni tanto si concedeva dei giri di walzer con l’ Unione Sovietica e poi con Arafat nel 1982 quando Giovanni Paolo II lo riceve e per l’ America, per la CIA è uno dei più pericolosi terroristi internazionali e si arrabbia moltissimo Israele. Però poi gli americani sapevano che tornava: faceva dei giri di walzer ariosi, ampi e poi tornava nei ranghi. Questa mossa di scrivere a Putin che spiazza completamente la CIA, il Pentagono, il Dipartimento di Stato è una prima applicazione della geopolitica del tango. Il tango si fonda sugli abbracci asimmetrici. Quello con Putin è il primo abbraccio asimmetrico. Di lì a poco tempo arriverà quello con gli Ayatollah, con la richiesta all’ ONU della fine delle sanzioni contro l’ Iran. E adesso sta per arrivare quello con la Cina.

Putin, chiamato in causa, compra un pagina intera del New York Times dove pubblica un editoriale per dire all’America: “come dice il Pontefice, bisogna rispettare il diritto internazionale della sovranità degli Stati che stiamo violando”,  dimenticandoselo poi un anno dopo in Ucraina quando sarà lui stesso a violare il diritto internazionale.

A questo proposito, il Segretario di Stato Parolin ha detto al Ministro degli Esteri russo: “Noi non entriamo nelle questioni tra Stati, ma ricordiamo che bisogna rispettare il diritto internazionale”. Non dovete occupare la Crimea era il concetto. Il Vaticano non ha potuto non dire in maniera soft che hanno violato il diritto internazionale, anche se il Donbass, la Crimea, l’ Ucraina orientale, per Bergoglio, non sono una priorità. Ovviamente lui non può sacrificare l’ Ucraina, né dal punto di vista politico né dal punto di vista religioso, però rimane di certo il fatto che, se si dovesse domani votare in Conclave, non hanno un cardinale, essendo noi ormai al quarto concistoro di Papa Francesco. Perché fanno tanto arrabbiare i Russi gli Ucraini? Perché è il modo quello dei greco-cattolici orientali di transitare al cattolicesimo senza cambiare usi e costumi, mantenendo il proprio rito. E’ una sorta di corsia preferenziale per portare via la gente. E’ un po’ come quando scoppia la crisi ucraina, ossia quando nel 2013 l’ Ucraina vuole associarsi all’ Unione Europea e firmare un trattato di associazione che non è nient’ altro che un’ applicazione alla geopolitica e al diritto internazionale del principio dell’uniatismo: cioè vengo alle tue dipendenze, divento cattolico, ma mantengo i miei riti, quindi i preti si possono sposare anche se sono cattolici. Il trattato di associazione è la medesima cosa: senza osservare la castità monetaria che mi impone Bruxelles, mi associo all’ Unione Europea. Prendo i benefici, ma mantengo i miei riti. Se si va a vedere, i meccanismi che fanno arrabbiare Putin sono gli stessi che facevano arrabbiare gli Zar o Stalin.

 

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