venerdì, Luglio 30

Vaticano e revisionismo ruandese field_506ffbaa4a8d4

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Lo scorso 19 agosto, il Tribunale di Parigi si è pronunciato per un ‘non luogo a procedere‘ contro Wenceslas Munyeshyaka, prete cattolico ruandese legato all’omicidio di massa avvenuto nel 1994, presso la Chiesa della Santa Famiglia a Kigali. Un caso che ha destato particolare attenzione, e sul quale sembra essere stato decisivo il ruolo di certi ambienti vaticani.

La difesa del Vaticano al padre Wenceslas Musyeshyaka, attiva fin dai primi giorni della fuga da Kigali, si intensifica durante le prime indagini giudiziarie. Oltre a probabili pressioni politiche esercitate sulla magistratura francese, soggette di indagini condotte dalle associazioni ruandesi in difesa delle vittime del Olocausto, il Vaticano attua una propaganda di difesa del sacerdote sull’opinione pubblica francese per convincerla dell’innocenza del prete ruandese e creare un clima propizio all’auspicata assoluzione. Si sostiene che il sacerdote sia una vittima del regime ‘dittatoriale’ di Paul Kagame. Il compito è affidato ai Padri Bianchi francesi. Padre Guy Theunis, un teologo della sezione francese dei Padri Bianchi, prenderà in mano personalmente il ‘caso Musyeshyaka’, diffondendo in tutte le comunità religiose e parrocchie francesi le presunte prove di innocenza.

In uno dei vari documenti propagandistici padre Theunis afferma: «Musyeshyaka non ha ucciso nessuno in Rwanda. Accusare un prete di genocidio è inaccettabile».  Dopo qualche mese la propaganda di padre Theunis diventa controproducente a causa del fanatismo razziale e dell’odio personale nutrito dal religioso contro i tutsi e il nuovo regime in Rwanda. Il passo falso che toglie ogni credibilità alla difesa di Musyeshyaka è la spudorata negazione dei massacri avvenuti per 78 giorni presso la chiesa della Santa Famiglia a Kigali. In un articolo pubblicato sulla rivista della Croce Rossa francese nell’ottobre 1997, padre Theunis dichiara: «Presso la chiesa della Santa Famiglia a Kigali non sono mai stati compiuti dei massacri. Ci sono stati solo tre morti causati dal bombardamento dei ribelli contro la chiesa». Il passo falso è compiuto e viene subito smentito con sdegno dai rapporti della Croce Rossa Internazionale e delle Nazioni Unite relativi alle 3.832 vittime della famosa chiesa trasformata in mattatoio. Padre Theunis diventa un personaggio non credibile che danneggia la causa. Questo spinge la gerarchia ecclesiale ad abbandonare la difesa pubblica del criminale ruandese per agire a suo favore con metodologie più appropriate, discrete e sotterranee.

Quali sono le motivazioni che spingono la Chiesa Cattolica ad intraprendere, e sostenere per 21 anni, una strenua  difesa di Wenceslas Munyeshyaka?
La risposta, forse, risiede nel contributo militante del prete ruandese nella campagna negazionista dell’Olocausto tesa ad allontanare le accuse di istigazione e partecipazione al genocidio rivolte al Vaticano da varie istituzioni africane ed internazionali, oltre che da storici di comprovato valore etico morale. Munyeshyaka, assieme al missionario belga Daniel Ange, e all’Agenzia Internazionale ‘Fidès sarà l’autore di una agguerrita contro-propaganda ai danni del nuovo regime del Rwanda definito come i ‘Kmer Rossi dell’Africa’ e accusato di aver massacrato 241 religiosi durante la presa del potere in Rwanda e di aver eliminato centinaia di migliaia di hutu in un contro genocidio avvenuto dopo la conquista del potere.

L’Agenzia Internazionale ‘Fides‘ pubblicherà una lista di membri del clero uccisi dai ribelli di Kagame, tra cui 3 vescovi, compreso l’Arcivescovo di Kigali, Monsignor Vincent Nsengiymva e 101 preti. Costruirà false testimonianze di massacri di civili hutu mai avvenuti. Addosserà la colpa ai liberatori del Rwanda di fosse comuni riempite da civili hutu considerati traditori e uccisi in massa dall’Esercito genocidario in ritirata sotto gli occhi dei soldati francesi dell’operazione Tourqoise voluta da Parigi per proteggere il Governo razial-nazista. L’intento è quello di dimostrare come il Fronte Patriottico Ruandese sia un semplice gruppo di assassini che aveva ottenuto illegalmente e con la forza il potere rovesciando un Governo democratico.

Le accuse di partecipazione attiva della Chiesa Cattolica al genocidio in Rwanda, originate da decine di inchieste imparziali e migliaia di testimoni, vengono, di fatto, respinte dal Vaticano, attuando una falsa propaganda tendente a far credere che la Chiesa sia perseguitata dal regime ‘tutsi’ giunto al potere dopo l’Olocausto. Un classico stratagemma che trasforma il carnefice in vittima.
L’atto di revisionismo storico organizzato da Daniel Ange, Munyeshyaka e l’Agenzia Internazionale Fidès minimizza il genocidio che assume connotati di massacri sporadici (per la maggior parte provocati dalla ribellione), nasconde la partecipazione attiva del clero cattolico ruandese all’olocausto, il ruolo di supporto ideologico offerto dal clero cattolico europeo presente nel Paese e nel vicino Zaire, la natura razziale del regime. Quello che resta delle forze genocidarie rifugiate nello Zaire vengono trasformate in forze di resistenza che combattono la tirannia tutsi con l’intento di restaurare la democrazia in Rwanda. Alcune delle vittime clericali citate sono state realmente uccise dai giovani ribelli a causa della reazione alla loro comprovata partecipazione al genocidio. Nessun documento, comunque, prova il numero elevato di religiosi assassinati come sostiene la propaganda revisionista.

Il rapporto ‘Fidès‘, menzionando il Monsignor Vincent Nsengiymva, trasformato in martire, omette di raccontare che l’Arcivescovo di Kigali, all’alba del 07 aprile 1994, si recò, assieme alla moglie del Presidente, parenti e alti funzionari del partito al potere, sul luogo dell’abbattuto aereo per recuperare le spoglie di Juvenal Habyrimana. Durante la visita l’Arcivescovo Nsengiymva consolò i presenti e benedì la Dama della Morte Agathe Habyrimana, mentre pronunciava il verdetto per un milione di persone: «Mio marito è stato assassinato da un complotto tra belgi e tutsi. Ora dobbiamo sterminarli fino all’ultimo». Agathe Habyrimana risiede attualmente in Francia ed è protetta dal Governo Hollande che rifiuta le richieste di estradizione avanzate dal Governo ruandese. L’Arcivescovo di Kigali non intervenne contro i prelati e i parroci che collaboravano con le milizie genocidarie, dando così un tacito consenso alle operazioni di sterminio razziale perpetuato dal clero cattolico contro i tutsi.

La scelta dell’Agenzia ‘Fides‘ non è casuale, evidenzia l’importanza attribuita dalla Chiesa Cattolica all’opera di revisionismo volta a coprire le responsabilità durante il genocidio ruandese del 1994. ‘Fides‘ è l’organismo ufficiale di informazione delle Opere Pontificie Missionarie del Vaticano con sede la Palazzo di Propaganda Fide in Vaticano, a Roma. Parte integrante della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli , ‘Fides‘ fu creata nel 1927 come prima agenzia missionaria della Chiesa Cattolica con il compito di diffondere la versione ufficiale del Vaticano dettata dal Consiglio Superiore Generale delle Opere Pontificie. La sua missione principale, condotta attraverso i media internazionali, è la ‘Propaganda della Fede’, per promuovere il cattolicesimo a livello mondiale.

Affidando aFidesil processo di revisionismo storico, il papato sottolineò, senza equivoci, la priorità di nascondere i crimini commessi in quella parte dell’Africa sconvolta dall’odio razziale supportato ed alimentato per decenni dalla Chiesa Cattolica. La necessità di lanciare la campagna revisionistica e negazionista nasce dal fatto che il Vaticano scelse di difendere fino all’ultimo il regime razial nazista di Habyrimana, posizionandosi, all’inizio della guerra di liberazione, contro il Fronte Popolare Ruandese, divenendo, così, complice del regime, che massacrò un milione di suoi cittadini in cento giorni. Diecimila persone al giorno.

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