martedì, Ottobre 26

Vaticano – Cina: ci siamo, accordo a fine Settembre L’annuncio in contemporanea da ‘Global Times’ e da ‘America’: un accordo provvisorio che affronta solo il tema della nomina dei vescovi, per la Santa Sede non è un buon accordo, ma è l'unico possibile al momento

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Quasi in contemporanea, per tanto in evidente perfetto accordo, le due parti in causa, attraverso due organi d’informazione autorevolissimi e di stretta osservanza -‘Global Times’, quotidiano cinese in lingua inglese voce del partito, la Cina, ‘America’, rivista dei gesuiti, il Vaticano-, attribuendo il tutto a ‘fonti anonime’, fanno sapere che una delegazione del Vaticano dovrebbe recarsi in Cina entro fine settembre perchè Vaticano e Pechino, in quella sede, siglino un accordo sulle nomine episcopali. L’articolo di ‘America è firmato dal corrispondente in Vaticano, Gerard O’Connell, l’articolo del quotidiano cinese è firmato dal corrispondete romano Li Ruohan, tutti e due i servizi sono stati pubblicati ieri, 18 settembre, più o meno negli stessi orari.  

Il quotidiano cinese, citando fonti anonime che hanno famigliarità con il dossier, sottolineando che non ci sono «controversie su questioni di principio», dopo una riservata riunione tra le due parti che si sarebbe svolta a Pechino a dicembre, e una successiva in Vaticano a giugno, adesso sarebbe in agenda un’ulteriore riunione a Pechino, e, secondo tale fonte, se l’incontro andasse bene, verrebbe firmato l’accordo.
Prima dell’accordo  -che ‘America’ sottolinea  riguarda solo la questione della nomina dei vescovi-,   che dovrebbe risolvere l’annosa situazione di vescovi scelti dal Governo cinese senza il beneplacito papale e vescovi fedeli a Roma non graditi alle autorità cinesi, la Santa Sede, afferma ancora il giornale cinese, dovrebbe pubblicare un documento ufficiale che riconosce sette vescovi cinesi sinora considerati illegittimi dal Vaticano, e tra di essi alcuni presuli che sono stati scomunicati. Un riconoscimento che, secondo Wang Meixiu, esperto dell’Accademia cinese di scienze sociali, citato dal quotidiano cinese, mostrerebbe a Pechino la capacità vaticana di comprendere la situazione religiosa cinese. Su questo passaggio cruciale, e che ‘Global Times’ presenta chiaramente come una sorta di precondizione alla firma dell’accordo sul futuro, ‘America’ precisa che la Santa Sede, «in risposta alle richieste di Pechino, ha confermato che Papa Francesco avrebbe riconosciuto i sette illegittimivescovi cinesi -cioè quelli che sono stati ordinati senza l’approvazione del papa negli ultimi dieci anni o più, tre dei quali erano stati scomunicati . Tutti e sette avevano precedentemente chiesto la riconciliazione con il papa. Ciò significa che per la prima volta dal 1957 (quando Pechino ha iniziato a ordinare vescovi senza l’approvazione del papa), tutti i vescovi cattolici nella Cina continentale saranno in comunione con il papa». Una precondizione questa che ‘sana’ il passato che trova conferma nelle parole di ‘America’: «La decisione del papa di riconoscere i sette è stata ben accolta dalle autorità cinesi; ha aperto la strada alla volontà di Pechino di firmare l’accordo con la Santa Sede».
Resta aperta, sottolinea il giornale dei gesuiti, la questione che riguarda la situazione degli oltre 30 vescovisotterranei’ -vescovi nominati dal Papa e non riconosciuti dal Governo cinese– e delle loro comunità. E questo è forse il punto più grave sul quale il Vaticano ha dovuto cedere. «Per ottenere un riconoscimento ufficiale, oggi questi vescovi dovrebbero unirsi all’Associazione patriottica, ma molti saranno riluttanti a farlo», scrive ‘America’. «Nei negoziati di follow-up, la Santa Sede spera di convincere Pechino a superare questo requisito e ad aprire altri modi per ottenere tale riconoscimento. Sa che la risoluzione positiva della loro situazione è fondamentale per favorire la riconciliazione tra le comunità aperte e sotterranee della chiesa in Cina». Infatti, e i gesuiti non lo nascondono, molte componenti cattoliche in Cina sono contrarie a questo accordo, lo considerano una sorta di arresa del Vaticano a Pechino.

La fonte citata dal ‘Global Times’ sottolinea  che i negoziati in corso si muovono su un livello religioso e non politico e non toccherà la questione dell’avvio dei rapporti diplomatici tra Pechino e il Vaticano. «Per quanto riguarda la questione dell’istituzione di rapporti diplomatici, fonti informate hanno detto ad ‘America’, che questo tema non è stato sollevato negli attuali negoziati con Pechino, né è stata sollevata la questione delle relazioni della Santa Sede con Taiwan».
«Il dialogo tra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese continua», ha detto il direttore della sala stampa vaticana, Greg Burke, al ‘Global Times’, in risposta alla domanda del giornale se, come affiorato nei giorni scorsi sulla stampa internazionale, verrà siglato un accordo entro fine settembre. «Al momento non c’è altro da aggiungere».
La scorsa settimana il portavoce del Ministero degli Esteri cinese aveva detto che «la Cina e il Vaticano hanno mantenuto un contatto effettivo. La Cina ha la sincerità di migliorare le relazioni con il Vaticano ed ha fatto sforzi in questo senso. La Cina vuole spingere un dialogo costruttivo e migliorare le sue relazioni con il Vaticano».

America’, per parte vaticana, sempre mettendo in pista fonti vaticane anonime, e confermando che una delegazione di alto livello della Santa Sede si recherà nella capitale cinese per la firma di questo accordo definito come «una svolta storica» -la data sarebbe già fissata ma resta sconosciuta-, informa che tale accordo resterà secretato anche dopo la firma.  Da quanto la testata avrebbe appreso, darà ad entrambe le parti voce nella selezione dei candidati vescovi, riconoscendo al papa l’ultima parola nella nomina dei vescovi per la Chiesa cattolica in tutta la Cina continentale. ‘Global Times’ conferma dall’ottica opposta, sostenendo «È probabile che la Cina e il Vaticano abbiano concordato che i futuri vescovi in ​​Cina debbano essere approvati dal Governo cinese e incaricati dal Papa e che la lettera di nomina sarà rilasciata dal Papa». Infatti ‘America’ spiega quella che dovrebbe essere la procedura esplicitando la catena di comando: «I candidati saranno scelti a livello diocesano, attraverso il sistema di ‘elezioni democratiche’ che le autorità cinesi hanno introdotto nel 1957, in base al quale i sacerdoti della diocesi, insieme a rappresentanti di donne religiose e laici, votano tra i candidati presentati dalle autorità che sovrintendono affari ecclesiastici. I risultati di queste elezioni saranno inviati alle autorità di Pechino che sovrintendono alla chiesa in Cina, inclusa la conferenza episcopale, che li esaminerà e poi presenterà un nome alla Santa Sede attraverso i canali diplomatici. La Santa Sede avrà alcuni mesi per svolgere le proprie indagini sul candidato e, sulla base di questo lavoro, il papa approverà o eserciterà il suo veto. Se il papa approva il candidato, il processo continuerà. Se eserciterà il suo veto, entrambe le parti si impegneranno in un dialogo, e alla fine Pechino dovrebbe presentare il nome di un altro candidato».

Da quando i comunisti arrivarono al potere, nel 1949 -con annessa espulsione del rappresentante papale e rottura dei rapporti con la Santa Sede, nel 1951- le autorità cinesi hanno insistito che Roma non interferisse negli affari interni della Cina. Questo accordo, sostiene ‘America’, offre una lettura più pragmatica di quella dichiarazione, riconoscendo il ruolo chiave del papa nella nomina dei vescovi nel Paese più popoloso del mondo. Un accordo che, secondo l’organo dei gesuiti, «la Santa Sede riconosce che non è un buon accordo, ma ritiene che sia l’unico possibile al momento, e che, in un modo piccolo ma molto significativo, apra la porta allo sviluppo di un costruttivo e migliore  dialogo Vaticano-Cina», e non solo il Vaticano la deve pensare così se «entrambe le parti lo consideranoun accordo provvisorio’, da rivisitare in alcuni anni».

In sospeso ancora tanti nodi, oltre quello dei vescovi della Chiesa sotterranea, i principali, secondo ‘America’, sono: «lo status della Conferenza episcopale cinese (non riconosciuta da Roma perché solo i vescovi approvati da Pechino ne fanno parte); il numero delle diocesi in Cina (il Vaticano afferma che ci sono 144 diocesi, inclusi 32 vicariati o prefetture, mentre Pechino insiste che ce ne sono 96); la possibilità per i vescovi cinesi di visitare liberamente la Santa Sede e per i funzionari vaticani di visitarli». Il giornale dei gesuiti, sottolinea che ilpapa gesuita’, che ha fermamente voluto questo accordo, per quanto consapevole delle resistenze sia all’interno della Cina -in primis quelle della comunità cattolica sotterranea- sia all’esterno, a partire dalla Casa Bianca  -‘America’ ha appreso che l’Amministrazione Trump non è soddisfatta dell’accordo- e da ambienti politici ed economici americani e non solo, continua ritenere che il dialogo, che il raggiungimento di questo accordo esprime, sia un primo frutto di un percorso certamente proficuo per i cattolici e per tutti i cinesi.

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