sabato, novembre 17

Vanessa Guide e il coraggio delle donne Incontro con la giovane protagonista del film ‘Comme des garçons’ premiata a ‘France Odeon’, la Rassegna fiorentina che rinsalda l’immaginario comune tra la cultura italiana e francese

0

“Questa è una storia vera sul coraggio delle donne. Una storia iniziata alla fine degli Anni Sessanta  in Francia e non del tutto finita. E’ la storia di quelle donne – ragazze e donne mature, single o sposate con prole –  che osarono sfidare un sistema tutto al maschile, protetto da solidi pregiudizi e interessi: il film ‘Comme des garçons’ racconta  la storia della nascita della prima squadra di calcio femminile in Francia, ma sopratutto  il coraggio di quelle donne”. Vanessa Guide è la giovane protagonista, a fianco di Max Boublil, del film che il regista Julien Hallard  ha condotto  con garbo, ironia e leggerezza secondo la migliore tradizione del cinema francese, al quale Firenze – e sono  molti anni ormai, prima con France Cinema ora da 10 con France Odeon–dedica una interessantissima Rassegna cinematografica. E’ nell’ambito di questa seguitissima manifestazione, che abbiamo incontrato la giovane attrice, grande promessa del cinema francese,  alla quale è stato assegnato il Premio ‘L’essenza del talento’  promosso da ‘France Odeon’ e ‘Ferragamo Parfums’ (l’altro premiato è Christophe Montenez) destinato ai “giovani artisti che simboleggiano il futuro del cinema francese”.

Prima di soffermarsi sul significato di questa Rassegna cinematografica, diamo la parola a Vanessa che parla con entusiasmo di un film ( al quale auguriamo di poter circolare nelle nostre sale cinematografiche,  come agli altri del resto) che segna una tappa importante nel percorso di emancipazione e di conquista del diritto all’eguaglianza di genere in molti campi delle attività umane. Il calcio femminile è una delle discipline più recenti, per lunghi anni avversato e ostacolato nel mondo ( dopo alcuni tentativi negli Anni Venti ) perché ritenuto inadeguato alle donne, alle quali veniva perfino  vietata la concessione dei campi di calcio. “Anche negli Anni Sessanta” – dice Vanessa – “le ragazze che volevano affrontare questo sport erano malviste derise  osteggiate perfino in famiglia, impossibile ottenere l’autorizzazione, la licenza per disputare regolari tornei,   c’è voluta una grande determinazione, una grande dose di coraggio per imporre la loro, la “nostra’, presenza in questo mondo così macho”. Già, questa è ancora la tribù del calcio, con la sua simbologia guerresca, i suoi riti,  il suo pubblico, il suo enorme corollario d’interessi, ben descritta dal sociologo Desmond  Morris. “Ebbene,  con il loro coraggio” – prosegue  Vanessa – “quelle ragazze riuscirono ad aprire una breccia nella robusta fortezza  che circondava il calcio e a conquistare le simpatie e il sostegno del pubblico. E della stesse loro famiglie”.

Il film prende  lo spunto, come ricorda Vanessa, da una storia vera, quella delle ragazze di Reims e del loro coach che per riscattare la retrocessione in serie B della squadra di calcio maschile e quindi l’abbandono dei propri sostenitori, aderiscono all’idea di formare un’ équipe. Gli ostacoli e le resistenze sono tante, a cominciare dall’ambito familiare ( i mariti: le donne che devono restare a casa a far le lavandaie e i lavori domestici, i pantaloncini corti sono disdicevoli, una vergogna) anche da parte di un ex calciatore, ‘Giacomo Bruno’, di origine italiana, interpretato da Luca Zingaretti,  padre dei lei – Emmanuele – la segretaria di redazione di un  giornale sportivo che diverrà la giocatrice ragazza-simbolo della squadra. Ma è proprio il padre, ricordando le sue battaglie di un tempo contro il potere ottuso dei dirigenti,  a scendere a fianco del coach e delle ragazze facendo ottenere alla squadra ed alle giocatrici la licenza e quindi l’autorizzazione a disputare gare ufficiali. Licenza che arriverà in Francia  il 29 marzo 1970.

Come è stato lavorare con Zingaretti ?  

“E’ stato fantastico:  lui è un ottimo giocatore e ho dovuto affrontarlo sul campetto di casa molte volte, è stato davvero un padre premuroso e, superati certi timori,  combattivo e decisivo. Da allora non l’ho più visto. Spero di rivederlo. Quanto a noi ragazze – “ tacchette e tette’ così ci definivamo nel nostro inno-   è stata un’esperienza straordinaria, dura anche, pensate tre allenamenti la settimana per tre mesi e il tempo delle riprese, ma la vita dello spogliatoio ha cimentato la nostra amicizia e spesso ci sentiamo e ci ritroviamo anche per giocare”.  

Praticavi anche prima il calcio?

“No, ma lo seguivo, praticavo altri sport”.

Come è nato l’amore per il cinema e come vi sei arrivata?  

“Grazie a mia nonna, la quale gestiva  una sala cinematografica a Besançon, la cittadina in cui viveva la mia famiglia ed è in quella sala che rimasi affascinata  fin da piccola dai manifesti appesi alle pareti, quasi tutti sul cinema italiano, che mi stimolarono ad andare a scoprire, da grandicella,  le pellicole sia dei vostri registi del tempo – Fellini, Benigni ed altri – che della Nouvelle Vague francese”.

Il racconto  di Vanessa richiama alla mente ‘Nuovo cinema Paradiso’, nella cui cabina di proiezione il piccolo Salvatore  che da grande diverrà un famoso regista (Jacques Perin) visionava le pizze sparse un po’ ovunque insieme ai manifesti del cinema di Nano Campeggi  (recentemente scomparso) da Afredo,  l’operatore ( Philippe Noiret). Si potrebbe dire che  sua nonna ha rappresentato ciò che nel film di Giuseppe Tornatore,   è stato l’operatore del piccolo ‘Salvatore’. Su questo filo dell’Amarcord, alla domanda quale regista italiano l’abbia più colpita, Vanessa indica Roberto Benigni,  “in quanto regista e attore, capace di trasmettere gioia  allegria e voglia di vivere. Mi colpirono” – ricorda – “le sue dichiarazioni al Festival di Cannes”.  Ma lei, diversamente dal protagonista di quel film, guarda al futuro e a quanto c’è ancora da lottare per riaffermare il diritto e il principio di uguaglianza: non solo nel mondo del calcio ove sussiste una “fondamentale ambiguità”, ma ovunque: nel cinema come nella società. “Nel cinema vi sono sempre più donne registe e in settori di  responsabilità, nella società le donne sono vittime di violenze e disuguaglianze, l’estate scorsa sono stata in India e di fronte a ciò  che ho visto mi sono detta fortunata di esser nata in Europa. Ovunque nel mondo vi sono troppe disuguaglianze, poiché prevale ancora un’idea patriarcale di società. Sì, occorre ancora molto coraggio per  conquistare emancipazione e uguaglianza”.

Da allora molta strada è stata fatta, il calcio femminile è una bella realtà parallela, sono nate scuole per il calcio femminile, si tengono tornei nazionali e internazionali, le ragazze che lo praticano sono accettate e apprezzate le loro  imprese, come quelle inanellate in campo nazionale e internazionale dalla ‘Fiorentina Women’s FC’, la squadra  delle ragazze viola – la prima in Italia – ricorda Gino Menicucci, il Presidente del club femminile viola – nata   da una società di Serie A, e della quale tre calciatrici (due ragazze belghe ed una francese) hanno  assistito alla prima del film ‘Comme des  garçons’ ( Come dei ragazzi), insieme alla protagonista Vanessa Guide. Ma c’è ancora molta strada da fare. Oltre a questa bella storia, France Odeon, ha proposto nelle 5 giornate di svolgimento ( 21 ottobre-4 novembre)16 film in anteprima e importanti momenti artistici e convegnistici, articolati in tre sedi:  Cinema Teatro della Compagnia,Odeon e l’Istituto Francese. Aperta da Madalina Ghenea, attrice di film di successo, come Youth di Sorrentino, ‘Zoolander 2’ di Ben Stiller, ‘Razzabastarda’ di Alessandro Gassman e nota in Italia per aver condotto, a fianco di Carlo Conti, il festival di Sanremo nel 2016, la Rassegna ha visto la presenza di Laura Morante, Francesco Bruni, Clotilde Courau, Valeria Bruni Tedeschi, Christophe Montenez e Anaïs Demoustier, della pianista  Eliane Reyes che ha eseguito dal vivo brani della colonna sonora di ‘Schindler’s list’, come gesto di solidarietà per le vittime della sinagoga di Pittsburgh,  e di Vincent Blanchard,  che ha  eseguito brani del film di chiusura ‘Guy’, dedicato ad un cantautore pop – Guy Jamet – semisconosciuto in Italia, regista Alex Lutz. Nel mezzo, 12 film in concorso e 4 fuori, che raccontano altrettante storie intriganti: ‘Le retour du héros’ di Laurent Tirard, con Jean Dujardin, Mélanie Laurent e Christophe Montenez, lomaggio a Pascal Thomas, ‘À cause des filles… et des garçons!? Première année’ di Thomas Lilti, ‘La dernière folie de Claire Darling’ di Julie Bertuccelli con Catherine Deneuve e Chiara Mastroianni), ‘Un homme pressé’ di HervéMimran con Fabrice Luchini,  ‘Sauver ou périr’, di Frédéric Tellier, presentato in anteprima mondiale alla presenza dell’attrice protagonista Anaïs Demoustier e di una nutrita delegazione del corpo dei Vigili del Fuoco di Firenze (il film, racconta della vicenda di un giovane vigile del fuoco parigino), di Philippe Le Guay, ‘Normandie nue, Frères ennemis’ di David Oelhoffen, ‘Les estivants’ di Valeria Bruni Tedeschi, che ha ricevuto il premio Foglia d’Oro d’onore. Quanti di questi film  arriveranno sui nostri schermi? Certo è che rassegne del genere servono proprio a tenere aperta una finestra su una realtà a noi vicina ma che le logiche di mercato tengono – tranne qualche caso – distante.

Da  segnalare il simposio “Italia, Francia: immaginario comune’  in occasione del quale le diverse voci a confronto  – Marc Lazar (Sciences Po-Parigi), Italo Rota (architetto e designer), Serge Brunshwig (AD Fendi), Cinzia Pasquali (storica dell’arte), Gloria Satta (Messaggero), Gian Luca Farinelli (Cineteca di Bologna) e Clet (street artist)-  ripercorrendo secoli  di storia, a volte conflittuali, hanno convenuto  sulla reciproca influenza e fascinazione artistica  culturale, sociale, che lega i nostri due popoli: arti plastiche, musica, letteratura, architettura, fumetto, design, cinema… quasi si perde il conto degli ambiti in cui le produzioni artistiche dei due versanti alpini si sono contaminate, intrecciate, dando vita a opere che hanno fatto riflettere e sognare intere generazioni. Tuttociò ha dato vita a un vasto e sorprendente immaginario comune che arriva fino ai nostri giorni. Ne è una prova la recente mostra ‘Ciao Italia’ al Museo dell’Immigrazione di Parigi, una sorta di “Inventaire” alla Jacques Prévert sulle tumultuose relazioni tra le due nazioni: al fumetto Asterix & Obelix si affiancano i dipinti di Leonardo, Paolo Uccello e del Veronese, le arie de ‘La Traviata’ e ‘La Bohème’ riecheggiano nelle strofe più contemporanee di Yves Montand e Paolo Conte, i decoratori italiani del castello di Fontainebleau fanno da contrappunto ai giardinieri francesi sollecitati da Maria de’ Medici, e ancora le linee avveniristiche , del Beaubourg di Renzo Piano, la poetica di Calvino e Umberto Eco, fino al cinema di Scola, dei Taviani, di Ferreri e Pasolini…Di fronte a  ciò stridono certi recenti dissidi sulle frontiere e sull’immigrazione, mentre è ben più forte l’idea di affinità artistiche  sociali culturali e politiche, come è testimoniato dalla consegna delle Chiavi della città di Firenze da parte del Sindaco Dario Nardella a Jean-Louis Livi, noto produttore cinematografico e  assiduo frequentatore della Rassegna fiorentina, la cui famiglia originaria  di Monsummano Terme, lasciò l’Italia negli Anni Venti dopo che le squadre fasciste diedero  alle fiamme il laboratorio artigianale del suo bisnonno che si trasferì a Marsiglia, da dove ripartirono le speranze del padre e dello zio Ivo Livi, noto al mondo come il grande indimenticabile Yves Montand.  ‘La famille Livi’  è celebrata in un documentario presentato nell’ambito di France Odeon. “E’ questo forte legame, questa lunga storia d’amore” – come la definisce Francesco Ranieri Martinotti, direttore della Rassegna –  “che France Odeon  vuol rinnovare e rinsaldare  attraverso il cinema e iniziative culturali ed editoriali come il libro di Valentina Grazzini su questi dieci anni”. In epoca d’innalzamento di muri di frontiere sbarrate di chiusure nazionalistiche e di crollo di ponti, tenere aperto un ponte tra Italia e Francia, così come con altri paesi,  sembrerebbe un’operazione di controtendenza, e invece deve essere la nostra normalità.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore