mercoledì, Ottobre 27

Valls: verso la ‘mobilità’ dei politici UE? Con Éric Jozsef (Libération) analizziamo i risvolti della candidatura di Valls a Sindaco di Barcellona

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Il 1° ottobre del 2017, si svolgeva il referendum sull’indipendenza catalana che, con la vittoria dei separatisti, apriva una fase di grandi turbolenze in Spagna e in tutta l’Unione Europea. Ad un anno di distanza, Barcellona torna al centro di un dibattito che, partendo dalla Francia, si allarga all’intera UE.

Manuel Valls, ex-membro del Parti Socialiste (PS: Partito Socialista) e Primo Ministro di Francia sotto la Presidenza di François Hollande, ha dichiarato di voler rinunciare al proprio seggio da Deputato dell’Essonne per candidarsi al ruolo di Sindaco di Barcellona alle prossime elezioni comunali che si terranno il prossimo 26 maggio. Manuel Carlos Valls i Galfetti, infatti, è nato nel capoluogo catalano nel 1962 e solo a vent’anni ha ottenuto la cittadinanza francese: nell’annunciare la sua uscita dalla scena politica francese, Valls ha dichiarato di andarsene senza rancori e ha giustificato la propria scelta con la necessità di una svolta nella propria vita privata; inoltre, Valls ha affermato che l’idea di poter fare politica anche al di fuori dei confini nazionali corrisponde alla sua concezione di una UE integrata.

Si tratta di un’idea molto suggestiva, che va nella direzione di una maggiore integrazione all’interno dell’Unione e arriva in un momento in cui lo spettro dei Nezionalismi minacciano l’esistenza stessa della UE.

Di certo, però, non si può non notare come il passaggio dalla scena politica francese a quella spagnola possa rappresentare per Valls una sorta di via di fuga da una carriera politica oramai impantanata. Nell’ultima fase della Presidenza Hollande, quando ricopriva il ruolo di Primo Ministro, Valls era stato indicato da alcuni come colui che avrebbe potuto guidare il PS fuori dalla dura crisi che stava attraversando ed affrontare la minaccia, allora molto seria, di Marine Le Pen, candidata del Front National (FN: Fronte Nazionale), oggi Rassamlement National (RN: Raggruppamento Nazionale). Dopo essere stato sconfitto alle elezioni primarie per la scelta del candidato socialista alla Presidenza, però, Valls decise di non sostenere il socialista Benoît Hamon nella corsa all’Eliseo, bensì di puntare su Emmanuel Macron e sul suo nuovo movimento, En Marche! (EM!: In Marcia!), oggi La République En Marche (LREM: La Repubblica In Marcia).

Alle elezioni del 2017, Valls venne comunque eletto Deputato, soprattutto perché EM! si astenne dal candidare un proprio uomo nel seggio in cui si presentava l’ex-Primo Ministro. Uscito dal PS, Valls sostenne la maggioranza del neo-eletto Macron, pur senza entrare a far parte di EM! Nonostante la sua presenza in Parlamento, però, la carriera politica di Valls sembrava essere in un punto di stallo: allontanato dai socialisti, non trovava posto tra i seguaci di Macron. Proprio per questo motivo, la sua scelta di abbandonare la scena francese per correre al posto di Sindaco di Bracellona appare almeno in parte guidata da ragioni legate alla carriera.

Si tratta, in ogni caso, di una scelta interessante. Non bisogna però dimenticare che, molto probabilmente, Valls si troverà a dover affrontare l’attuale Sindaco di Barcellona, Immaculada Colau i Ballano, detta Ada, figura molto carismatica che ha avuto un ruolo importante in occasione degli attentati dell’agosto 2017 e nei difficili giorni seguiti al referendum del 1° ottobre 2017. Ada Colau, divenuta Sindaco alla guida di una lista civica, Barcelona en Comú (BC: Barcellona in Comune), sostenuta da gruppi di Sinistra i principali dei quali sono Izqiuerda Unida (IU: Sinistra Unita) e Podemos (Possiamo), è su posizioni di moderato indipendentismo: lontana dalle posizioni intransigenti di personaggi come Carles Puigdemont, è piuttosto apprezzata dai suoi concittadini.

Il confronto con la Colau, quindi, potrebbe essere tutt’altro che agevole per Valls. Sul tema dell’indipendenza, Valls è totalmente in linea con l’attuale Primo Ministro spagnolo, Pedro Sánchez, e con il Partido Socialista Obrero Español (PSOE: Partito Socialista Operaio Spagnolo). La domanda più grande però è questa: i cittadini di Barcellona saranno pronti ad avere un sindaco che, seppur catalano di nascita, è francese di adozione. La domanda è tanto più interessante in quanto Valls, la cui formazione politica è interamente francese, porterebbe con sé la visione della politica tipica di quel Paese, ovvero una politica dalla forte tradizione centralista; la tradizione politica spagnola, invece, dalla fine del regime franchista, ha dato una grande importanza alle autonomie locali: il contrasto tra queste due tradizioni politiche potrebbe mettere in difficoltà Valls nel corso della propria campagna elettorale ma, allo stesso tempo, suggerisce interessanti spunti di riflessione.

Per approfondire la questione, abbiamo parlato con Éric Jozsef, corrispondente dall’Italia per la testata francese “Libération”.

 

Verso la fine della Presidenza di François Hollande, Manuel Valls era stato indicato da molti come colui che avrebbe potuto portare il Parti Socialiste fuori dalla crisi. Dopo aver rotto con il PS, ora arriva la sua scelta di abbandonare la scena politica francese per candidarsi a Sindaco di Barcellona: come mai? È possibile che, vista lo stallo della sua carriera, abbia pensato di ricominciare in Spagna?

Senz’altro: la sua carriera politica in Francia era bloccata e lui aveva bisogno di rilanciarsi. Valls era riuscito ad essere eletto Deputato alle ultime elezioni, non avendo di fronte alcun candidato di En Marche!, il partito di Emmanuel Macron. La sua carriera era piuttosto bloccata, in primo luogo perché i socialisti non lo riconoscono più come uno dei loro: era stato un Primo Ministro abbastanza criticato anche dal proprio stesso partito; quando poi si è presentato alle elezioni primarie è stato seccamente battuto e, una volta eliminato dalla corsa delle primarie, ha deciso di non sostenere il candidato socialista alla Presidenza facendo capire che avrebbe votato per Macron. D’altra parte, non poteva nemmeno avere un appoggio da Macron: i due erano rivali perché entrambi miravano ad una stessa fetta di elettori di Centro e Centro-Sinistra; erano insomma concorrenti.

Manuel Valls, dunque, nonostante fosse stato eletto Deputato e Sindaco, non aveva più grandi opportunità politiche davanti a sé: era in qualche modo incastrato tra i suoi vecchi compagni del PS e i suoi nuovi compagni di La Rpépublique En Marche. Al di là della sua scelta e della sua storia personale, c’è un elemento molto positivo in questa candidatura, il fatto, cioè, che un ex-Primo Ministro francese vada a presentarsi davanti a degli elettori spagnoli: questo significa che la democrazia europea è in cammino. Valls avrebbe potuto pensare di rilanciarsi candidandosi, ad esempio, a Sindaco di Parigi; invece lo ha fatto a Barcellona: al di là della personalità di Valls, questo significa che sta succedendo qualcosa nella vita politica europea. Bisognerà vedere come andranno le elezioni comunali di Barcellona ma, in ogni caso, questo vuol dire che ci sono dei politici che cominciano a pensare che la propria attività politica non si debba limitare al solo territorio nazionale e che ci sono dei cittadini pronti a questo: c’è qualcosa che si muove e sarebbe sbagliato sottovalutarlo relegandolo all’aspetto della mera carriera politica di Manuel Valls.

La visione di una nuova figura di politico europeo, che appartenga a più territori e possa svolgere la propria attività in diversi Paesi è molto suggestiva: allo stato attuale, si tratta di una visione verosimile?

Io penso di sì. Penso che i politici dovrebbero prendere in conto questa integrazione politica all’interno dell’Unione Europea e non aver paura, ad esempio in occasione delle prossime elezioni europee, di presentare dei candidati di altre nazionalità nelle liste nazionali. Questo è già stato fatto in passato: in particolare ricordo il caso del costituzionalista Maurice Duverger, candidato ed eletto con la lista del Partito Comunista Italiano. Ormai quello che accade in un Paese europeo interessa anche gli altri: le poste in gioco sono più o meno le stesse: quando ci fu la crisi greca, tutti i cittadini europei avevano un occhio su quello che si diceva nella Boulé, il Parlamento greco, perché era chiaro che ciò che sarebbe successo in Grecia avrebbe avuto un impatto sulla vita quotidiana di tutti gli europei. In qualche modo, quindi, di fatto c’è già una creazione di uno spazio politico europeo.Iin tutta l’Europa si guarda con molto interesse, e a volta con molta preoccupazione, a quello che succede in Italia con il Governo Di Maio-Salvini: tutti, in Europa, sanno chi è Matteo Salvini e tutti sanno chi è Luigi Di Maio, come in Francia tutti sanno chi è Angela Merkel e in Germania tutti sanno chi è Emmanuel Macron. Ormai le questioni sono comuni, i dibattiti sono comuni e i fronti politici sono simili. La candidatura di Manuel Valls è l’evento che più di tutti incarna queste dinamiche, ma possiamo anche ricordare che, tanti anni prima, Giuseppe Garibaldi era stato eletto Deputato della Repubblica Francese: all’epoca fu quasi subito estromesso, oggi si potrebbe apprendere una lezione dal passato e cambiare prospettiva politica per avere un orizzonte più pacifico e più funzionante.

Nel concorrere alla carica di Sindaco di Barcellona, è probabile che Valls si trovi di fronte all’attuale Sindaco indipendentista moderato, Ada Colau: quale è la posizione di Valls sulla questione dell’indipendenza catalana?

Valls è contrario all’indipendenza e sostiene la necessità di una maggiore autonomia: è fondamentalmente la posizione del Partido Socialista Obrero Español di Pedro Sánchez.

Un eventuale confronto tra Valls e la Colau potrebbe assumere i contorni di una sorta di ‘referendum’ sull’indipendenza e sui rapporti con l’Unione Europea?

Non penso, perché anche la Colau non ha una posizione molto radicale sull’indipendenza: visto come sono andate le cose in Catalogna, le posizioni si sono un po’ schiacciate, quindi o si è indipendentisti, o si vuole un’autonomia che, seppur ampia, mantenga la Catalogna nell’ambito spagnolo. Il confronto politico tra la Colau e Valls non va visto dal punto di vista della questione dell’indipendenza; penso si tratti più di visioni differenti della città: penso che Valls rappresenti maggiormente una visione social-liberista mentre l’attuale Sindaco abbia posizioni più sociali e di Sinistra. Per quanto riguarda il rapporto con l’Unione Europea, anche gli indipendentisti sostengono di essere europeisti: il rapporto con la UE pone un problema perché gli indipendentisti vogliono essere indipendenti senza uscire dall’Unione, il che non è previsto dai trattati e mette in imbarazzo Bruxelles.

L’esperienza politica di Valls è maturata in Francia, Paese di forte tradizione centralista: quanto potrebbe influire questo sulla sua nuova ipotetica carriera in Spagna, Paese dalle forti autonomie?

Questa è una questione interessante: la risposta ce la daranno i cittadini di Barcellona. Valls, in effetti, rappresenta una tradizione politica giacobina, non girondina: è un uomo che ha fatto la sua carriera nell’apparato centrale del partito, poi nelle Istituzioni a Parigi. Questo fa sì che lui abbia una visione importante del potere dello Stato: questo potrebbe creare un pregiudizio dei cittadini catalani nei suoi confronti.

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