lunedì, Agosto 2

Valentina Vezzali e l’arte di salire a bordo del successo (altrui) Un protagonismo scomposto e irritante che è la rappresentazione provata di una politica dell’apparire che vuole sfruttare il successo altrui

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Valentina Vezzali è piombata sulla politica con il governo Draghi. Il suo principe azzurro l’ha toccata con la sua magica bacchetta e da ex deputata nella precedente legislatura l’ha trasformata in Sottosegretario di Stato con delega allo Sport.

La sua carriera professionale è stata nella scherma in cui ha ottenuto discreti successi. Tentata dalla politica, è passata come una meteora nella XVII legislatura senza lasciare tracce da deputata. Lo ha fatto con un politico di moda allora, poi scomparso come molti tecnici, e cioè il rigorista (non in senso calcistico) Mario Monti.

Data per dispersa, è ricomparsa con Draghi che l’ha omaggiata dell’alto scranno. Da allora la Vezzali si agita e scalpita, mena gomitate (politiche) a destra e a manca e vuole apparire in continuazione nemmeno fosse una Covid-Star.

Quello che dà però fastidio è il fatto che cerca sempre visibilità anche sfruttando quella degli altri. Un esempio? L’Italia va in finale agli Europei e che ti fa la spadaccina? Se ne esce con un “Io e Mancini figli della provincia. Ora conquistiamo l’Europa”.

Proclama di stile napoleonico intriso di dissolvenze pasoliniane da parte di una politica che è semplicemente salita sul carro del vincitore (del momento).

Un protagonismo scomposto e irritante che è la rappresentazione provata di una politica dell’apparire che vuole sfruttare il successo altrui.

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Sull'autore

Giornalista professionista e scrittore. Laureato in Fisica. E’ stato anche deputato della Repubblica.

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