lunedì, Aprile 12

Valcambi compra l’oro di guerra dal Sudan La raffineria svizzera ha acquistato oltre 20 tonnellate di oro dalla raffineria e commerciante d'oro Kaloti, con sede negli Emirati Arabi Uniti, che probabilmente ha acquistato oro durante i conflitti sudanesi dal 2012 al 2019

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La più grande raffineria d’oro del mondo, Valcambi, con sede in Svizzera, ha acquistato oltre 20 tonnellate di oro dalla raffineria e commerciante d’oro con sede negli Emirati Arabi Uniti Kaloti, che probabilmente ha acquistato oro durante i conflitti sudanesi dal 2012 al 2019. Lo rivela il rapporto dell’ONG internazionale anti-corruzione Global Witness.

Secondo il rapporto intitolato ‘Beneath the Shine: A Tale of Two Gold Refiners’, nel 2012, Kaloti ha probabilmente acquistato almeno 20 tonnellate di oro legate a gruppi armati in Darfur e ha continuato ad acquistare oro potenzialmente collegato a conflitti dalla Banca Centrale delSudan tra il 2013 e il 2019. Nonostante questo, Valcambi sembra aver ignorato i segni evidenti che l’oro di Kaloti potrebbe essere collegato a un conflitto, afferma il rapporto.

Il rapporto evidenzia come le pratiche problematiche di approvvigionamento di entrambe le società (Kaloti e Valcambi) siano state abilitate o ignorate dagli organismi dell’industria orafa, da alcune delle più grandi società di contabilità del mondo e dalle autorità svizzere e di Dubai. «Il rapporto tra Kaloti e Valcambi illustra la mancanza sistemica di governance nel commercio dell’oro», afferma Global Witness.

«Nonostante le pratiche commerciali senza scrupoli di Kaloti siano ben note, il suo oro entra nelle catene di approvvigionamento internazionali presumibilmente rispettabili. Secondo la nostra ricerca, i prodotti contenenti oro di Kaloti sono stati probabilmente acquistati da importanti marchi globali, tra cui Amazon, Starbucks, Sony, Disney e HP ».

I principali risultati dell’indagine sono che Kaloti ha acquistato oltre 57 tonnellate di oro sudanese nel solo 2012. L’ONU ha stimato che almeno 30 delle 65 tonnellate d’oro che il Sudan ha esportato negli Emirati Arabi Uniti quell’anno siano state collegate alle milizie in Darfur, dove era appena iniziata la corsa all’oro.

«Da allora, Kaloti ha continuato ad acquistare oro dalla Banca Centrale del Sudan. In vari momenti tra il 2012 e il 2019, la Banca centrale ha acquistato oro collegato a gruppi armati coinvolti nella lotta per il controllo delle miniere del Darfur. Ciò includeva l’acquisto di oro da una società collegata alla milizia paramilitare Forze di Supporto Rapido (RSF) … Quell’anno la Banca centrale sembra aver acquistato oro dalle miniere occupate da un altro gruppo armato, l’Esercito di liberazione del Sudan / Abdul Wahid, che si è impegnato in uccisioni, rapimenti , tortura, estorsione e lavoro forzato».

Sia Kaloti che Valcambi negano di acquistare oro di guerra, giurando che attuano scrupolose inchieste sulla origine di ogni grammo d’oro da loro comprato.
Un
a inchiesta giornalistica rivela che l’addestramento della milizia accusata di gravissime violazioni dei diritti umani, è stato realizzato con i fondi dell’Emergency trust fund for Africa, stanziati dall’Unione europea per gestire i flussi migratori sulla rotta del Mediterraneo Centrale. L’inchiesta è stata condotta dalla emittente radiofonica del Partito Comunista Sudanese ‘Radio Dabanga’ e ripresa dalla rivista ‘Nigrizia’.

Unione Europea e Svizzera, comprando l’oro di guerra sudanese e finanziando le milizie paramilitare SRF, di certo non contribuiscono a rafforzare il delicato processo democratico nel Sudan del dopo Bashir e al rafforzamento dei diritti umani. 

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