mercoledì, Maggio 19

Valaida Snow, stella del jazz passata dal campo di concentramento

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Il 30 maggio 1956, nei camerini del Palace Theatre di New York, muore per un’emorragia cerebrale la trombettista e cantante Valaida Snow.
Nata il 2 giugno 1900, anche se sull’anno c’è chi ipotizza il 1901 a Chattanooga, Tennessee o a Washington, D.C (la ragazza amava dare versioni diverse), è stata una delle prime grandi stelle della musica e dello spettacolo internazionale.

Figlia di un’insegnante di musica, ha due sorelle, Lavaida e Alvaida che, oltre a dimostrare l’eccentricità dei genitori nel scegliere il nome, diventano anche loro cantanti. Intorno alla metà degli anni Trenta Valaida sposa il ballerino Ananias Berry uno dei celebri Berry Brothers.
La sua carriera inizia verso il 1920 ad Atlantic City e Filadelfia. Canta al Barron’s nel 1922 e poi va in tournée con la Will Masten’s Revue. Fino al 1926 partecipa a vari spettacoli attraverso tutti gli Stati Uniti e nel 1926, in agosto, canta e suona a Shanghai con l’orchestra di Jack Carter.
Ritornata negli Stati Uniti si esibisce a Chicago e nel 1929 parte per una lunga tournée alla volta della Russia, del Medio Oriente e dell’Europa. Nel 1933 partecipa alla ‘Grand Terrace Revue’ e nel 1934 è la vedette della rivista ‘Blackbird’ che proprio nell’agosto di quell’anno debutta a Londra.
Rimane a Londra vari mesi e il 18 gennaio 1935 incide i primi dischi sotto suo nome con l’orchestra di Billy Mason. Nel maggio del 1935 torna negli Stati Uniti e nell’estate si esibisce con Ananias Berry a Los Angeles. In quel periodo gira anche due film: ‘Take it From Me‘ di William Beaudine e ‘Irresistible you‘.
Nel mese di giugno del 1936 si esibisce all’Apollo di New York, e in settembre ritorna in Gran Bretagna dove partecipa a quattro sedute di incisione con Freddy Gardner e George Scott.
Nel 1939 decide di trasferirsi in Scandinavia, prima in Svezia, dove registra con l’orchestra di Lulle Ellboj, poi, nel 1940, in Danimarca dove incide i suoi ultimi dischi con il trombettista Winstrup Olesen.
Se Josephine Baker, sua buona amica da quando si erano incontrate nello spettacolo ‘Chocolate Dandies’, sciocca l’Europa con la sua trasgressione e libertà, Valaida fa lo stesso in America. Veste in modo eccentrico, viaggia in una Mercedes Benz color orchidea, portando con sé la sua scimmietta abbigliata allo stesso modo dello chauffeur.
Afroamericana e donna nell’America degli anni ’30, quando discriminazioni razziali e sessuali sono ancora all’ordine del giorno, sa tenere testa a tanti colleghi, maschi. La chiamano The Queen of Trumpet‘ oppure ‘Little Louis‘ perché sa suonare la tromba come Louis Armstrong.
La pianista Mary Lou Williams racconta «Prendeva quei Do alti, proprio come Louis Armstrong. Sarebbe stata una grande trombettista se avesse abbandonato il canto e il ballo e si fosse concentrata sullo strumento». L’opinione è confermata da un articolo su ‘Storyville’ di Derek Neville: «…sembrava una ragazzina, ma il suono che faceva venir fuori dalla tromba era fantastico, aveva lo stesso stile di Armstrong».
Catturata dai nazisti nel 1940 a Copenaghen viene internata in un campo di concentramento. Ci resta fino alla metà del 1943.
Nel 1944 riesce a ritornare negli Stati Uniti e ritrova qualche ingaggio nel New Jersey e poi in California. La sua stella torna a brillare e fino alla fine non lascia il palcoscenico. La scrittrice afroamericana Candace Allen ha raccontato la sua vita nel romanzo ‘Valaida’, nel quale ha ricostruito con la finzione narrativa le parti mancanti di un’infanzia che la stessa Valaida non ha mai voluto raccontare.

 

 

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