domenica, Settembre 26

Vajazzling: Monte di Venere luccicante field_506ffb1d3dbe2

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vajazzling 

 

Il richiamo erotico si arricchisce di un nuovo capitolo, il cosiddetto ‘Vajazzling’.

Per chi è napoletano, questa nuova pratica estetica di tendenza risuona pericolosamente, per la sua assonanza alla parola ‘vajassa’, termine che, nel dialetto comune, fra ‘700 e ‘800 stava ad indicare la domestica, magari un po’ sciatta e litigiosa, ma che, già a partire dal XIX secolo, nel gergo malavitoso, è stato usato per indicare una donna di facilissimi costumi.

Il vocabolo venne alla ribalta nazionale tre anni fa, quando, in una resa dei conti al femminile nell’allora PdL, nel novembre 2010, quasi in concomitanza con la giornata contro la violenza alle donne, l’allora ministro alle Pari Opportunità, Maria Rosaria Carfagna, in un’intervista, l’utilizzò per definire la collega parlamentare Alessandra Mussolini, tanto la comune origine campana rendeva l’offesa ancora più percettibile. La polemica che ne seguì causò uno dei soliti polveroni circensi, durati l’èspace d’un matin.

Ma non di vajasse stavamo parlando, bensì di ‘Vajazzling’, che non è l’arte di fare le vajasse – anche se un filino c’è assonanza – né è la musica delle suddette, che so, tipo ‘E signurine ‘e Capodichino fanno l’ammore cu’ ‘e Marucchine’, bensì di una nuova maniera di essere attraenti, adornandosi il pube, rigorosamente depilato, con dei piccoli cristalli Swarovsky e perline, incollati in maniera tale da formare un suggestivo disegno.

Raramente queste pratiche estetiche hanno un senso. Certo non lo hanno, ai giorni nostri, i tatuaggi, visto che, nati come segni sacrali, tribali o di appartenenza a certe categorie, come i marinai ed i galeotti, ora sono considerati un ornamento, un messaggio o non so che. Hanno la controindicazione di essere eterni, cosicché, se sulla pelle tesa della gioventù sono gradevoli e colorati ornamenti del corpo, via via che l’epidermide s’incartapecorisce, assumono un aspetto un po’ nauseante, magari facendo insorgere anche qualche pentimento. Meglio, allora il nostro Vajazzling, tanto la colla mantiene il disegno per dieci giorni, dopodiché bisogna ricominciare tutto daccapo, creando dunque una nuova professione, la/il Vajazzing artist, in grado di assorbire un po’ di manodopera oggi a spasso, magari dopo aver frequentato appositi corsi di formazione.

Scrivo e rido, pensando a quante mie coinquiline di sesso, volendo essere smart, si getteranno a pesce su questa nuova pratica, pensando di diventare irresistibili col loro partner… Se fossi in loro, però, apprezzerei di più un compagno di letto innamorato non degli strass sbrilluccicosi, ma di un impudico cervello capace di essere ben più erotico di tutti questi artifici.

L’articolo che è la causa scatenante di questa mia riflessione, però, è, per svista o per malizia, intitolato: ‘Vagine decorate con Swarovski: la nuova moda si chiama Vajazzling’ e mi ci è voluto qualche istante per capire che il titolista aveva scritto vagina ma intendeva ‘Monte di Venere’.

Se fosse stato/a in buona fede, costui/costei dimostrerebbe un’ignoranza anatomica crassa, perché confonde un’area femminile esterna con una interna; poiché, però, io penso che l’errore sia stato voluto, per attrarre l’attenzione, e nell’articolo la tecnica è spiegata bene, adesso dovrebbe spiegarci ‘a parole sue’, come potrebbe essere attraente, se non a un masochista estremo (e le cronache dei giornali ci dimostrano che di stranucci ce ne sono… pensiamo alla signora delle Pussy Riot che si è infilata un pollo surgelato nella vagina, stavolta quella giusta), un percorso penetrativo costellato di cocci.

Perché è a questo che fa pensare quel titolo malandrino che pubblicizza una nuova pratica adottata da attrici di grido (il grido, ritengo, riguarda la parte preparatoria della decorazione, ovvero la cera integrale che, in quelle zone, è roba da crudele martirio) come Kathy Griffin e Jennifer Love Hewitt.

La prima, 53enne, mi sembra un pochino matura per dedicarsi agli addobbi estremi, ma con le star statunitensi non si può mai dire; la seconda, 34 enne, ha partorito a fine novembre la sua primogenita: anche in questo caso mi pare illogico (ma pare a me) che pensi ad adornarsi il pube e non a godersi la maternità.

Visto però che persino un settimanale serio come ‘Donna Moderna’ sdogana questa pratica under lingerie, chi sono io, Savonarola dei tempi nostri, a stigmatizzare la follia della deriva dell’esibizionismo?

Cercando su Google ho, infatti, trovato persino chi si applica a declinare elucubrazioni filosofiche sul Vajazzling, dimostrandomi che, nonostante la crisi economica, girano ancora troppi soldi da destinarsi all’effimero.

E continueranno a girarne troppo pochi per la cultura, ma neanche per quella alta e togata; per quella semplicemente spicciola: giacché, confondere il Monte di Venere con la vagina è roba da ignoranti all’ennesima potenza…

   

 

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