sabato, Maggio 15

Vagina design La ricerca della perfezione

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20140730

Chi l’ha detto che la perfezione non è di questo mondo? C’è sicuramente chi non è disposto ad ammetterlo prima di aver provato il tutto e per tutto per raggiungerla. Tra questi sicuramente ci sono molte donne. Questo perché ci siamo rifatte il seno, ci siamo rifatte gli zigomi, ci siamo rifatte le labbra, ci siamo rifatte di tutto e di più per somigliare ad una donna che non esiste e adesso non ci rimaneva che rifarci la vagina.

Si chiama “vagina design” ma non è altro che una branca della chirurgia estetica che “ricostruisce” per coloro che ci ricorrono una vagina “perfetta”. Qualunque sia il concetto di perfezione della donna in questione. Una ricerca australiana mostra come dal 2001 ad oggi il numero di donne che hanno fatto ricorso a questo tipo di “ritocchino” sia aumentato di circa cinque volte.

Un intervento che permette di ridurre veri o presunti inestetismi, ma che, nelle donne non più giovanissime, a detta dei medici garantisce un visibile “ringiovanimento” dell’organo. Tra gli interventi più richiesti la simmetria dell’organo genitale, il ridimensionamento di parti in eccesso e, non da ultimo, il ringiovanimento. Quello che prima era un complesso di inferiorità tutto maschile ora colpisce infatti anche le donne, che cercano rifugio nel bisturi.

Ringiovanire o abbellire la propria vagina rappresenta oltretutto un costo che non per tutte è abbordabile: a Roma o Milano un intervento costa tra i 2000 ed i 5000 euro, a seconda della complessità. Nonostante questo secondo l’Aicpe, l’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica, solo in un anno in Italia c’è stato un incremento del 24 per cento. Nel 2009 negli Usa sono stati spesi circa 6,8 milioni di dollari per sottoporsi a tali interventi.

Ma perchè ricorrere a questo tipo di intervento? La stessa ricerca australiana ha mostrato a un campione di donne tra i 18 ed i 30 anni immagini di vagine chiedendo di indicare quelle che, secondo loro, ritraevano vagine “normali”. Le donne in questione hanno indicato come “normali” quelle che invece erano state oggetto di chirurgia estetica. Secondo qualcuno la visione distorta che le donne hanno di come “dovrebbe” essere il proprio corpo deriva dalla pornografia, ma anche dalle pubblicità delle cliniche stesse che attuano questo tipo di intervento.

Già, perché gli addetti ai lavori non si sono di certo lasciati sfuggire il business, tant’è che ad oggi esiste una vera e propria lotta tra ginecologi e chirurghi su chi sia legittimato ad attuare questo tipo di interventi. “In generale i professionisti del settore combattono una sorta di guerra civile”, dice Marie Myung-Ok Lee dalle pagine del The Guardian. “I ginecologi sono decisi però a mantenere la ginecologia estetica tra le proprie competenze, deplorando come sia sfuggito loro di mano il business legato all’impianto di protesi al seno, ormai di competenza pressoché esclusiva dei chirurghi plastici”.

Viene da pensare, quindi, che ancora una volta il business abbia fatto perdere di vista a noi donne chi siam veramente e che cosa è “normale” che siamo, violando la nostra sfera più personale. Crediamo di essere sbagliate perché qualcuno ce lo fa credere, giocando con sensi di inferiorità, debolezze e, in sostanza, con la nostra stessa vita.

 

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