venerdì, Aprile 23

‘Vacillo, ma duro’. L’incredibile resistenza del Presidente-Dittatore del Venezuela, Nicolás Maduro Attentato, vero o di cartapesta che sia, il successore di Chávez resta in sella

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Sino a quando Nicolás Maduro Moros, Presidente-Dittatore del Venezuela, riuscirà a resistere alla guida del ‘ricco’ e sventurato Paese è interrogativo che prende ormai non solo i politici ed i politologi internazionali, non solo gli analisti e le diverse Intelligence, non solo le opinioni pubbliche attente e ormai anche quelle meno attente, non solo i poveri venezuelani (i più titolatamente interessati alla questione) divenuti ormai tali anche materialmente anzi invertendo la dinamica del passaggio chiave dell’analisi marxista (Karl) da misero a povero condotti come sono a schiere al downgrade da povero a misero. Oltre a tutti questi hanno legittimo interesse alla vicenda narratori e sceneggiatori cinematografici e televisivi, ché le vicende della Nazione tra le massime detentrici del ‘potere petrolifero’ (in questo caso di produzione) vede non solo continui colpi di scena sul proscenio delle proprie vicende, ma con ‘modalità innovative’ che avrebbero dovuto essere destinate a ben altri e più nobili intendimenti.

Dopo l’ennesimo ‘attentato-nonattentato‘ di domenica 5 agosto 2018, gli interrogativi che si rincorrono in tutti gli ambienti internazionali interessati (cioè in tutti, anche se con diverso grado di coinvolgimento e capacità di influenza) è se ci sia un limite a quello che Maduro voglia, e possa, fare. In questo caso si è trattato di un attentato con ordigni esplosivi lanciati da droni (apparentemente artigianalmente prodotti) mentre teneva il suo discorso ad una Parata militare nella Capitale, Caracas, sulla Avenida Bolívar in occasione dell’81° anniversario della creazione della Guardia nazionale. Dopo i momenti di panico seguenti alle esplosioni, che avrebbero avuto solo scarse conseguenze di danni fisici ad astanti, e dopo lo spettacolare intervento dei ‘Consiglieri’ cubani, è appunto ripartita la ridda di interrogativi, voci, analisi, consensi (pochi) e dissensi (preponderanti, amplissimamente preponderanti) sulle modalità di continuazione del già originale ’esperimento bolivariano’ che ha coinvolto questo ‘Paese-cerniera’, geograficamente e non solo, dal 1999 della presa di potere da parte di Hugo Chávez ad oggi.

«Hanno cercato di uccidermi, non ho dubbi che dietro l’attentato ci sia il nome di Juan Manuel Santos» ha subito rilanciato Maduro, chiamando in causa il Presidente della Colombia alla guida del proprio Paese dal 7 agosto 2010 (e siamo quindi proprio all’ottavo anniversario), Premio Nobel per la Pace nel 2016 avendo posto termine allo stato di endemica guerriglia delle ‘cogovernantiFARC che controllavano vaste zone di territorio. La smentita della Colombia è ovvia, e per una volta anche credibile. Quello che ha dell’incredibile è il «Vacillo, ma duro» di Maduro. Che, succeduto a Chávez dal giorno della sua morte il 5 marzo 2013 (poi nella pienezza dei poteri dal successivo 19 aprile), riesce comunque a restarne alla guida seppur con metodi sempre più autoritari, e regnando su una popolazione sempre più impoverita, anzi come si diceva, immiserita.

Riesce a farlo perché ha consegnato il potere apicale e capillare alle ‘divise’, ancor più di quanto non fosse all’epoca del vero militare Chávez invece di riequilibrare, come si sosteneva e auspicava,  il Regime a favore della sua anima civile e socialista. Come ben nota Rocco Cotroneo sul ‘Corriere della Sera’ del 6 agosto (2018) «l’ex uomo del popolo si è affidato ai militari mentre il Paese crollava» e ha distribuito ai militari oltre il potere «soprattutto le chiavi delle casseforti». In primo luogo l’industria petrolifera e l’importazione di beni di prima necessità, con la conseguente creazione di enormi patrimoni personali a spese della popolazione. Oltre al Megabusiness del traffico di cocaina, che vedrebbe i ‘Cartelli’ venezuelani controllati dalle Forze Armate.  

Le analisi continuano, si ripetono, si raffinano, ma intanto dopo l’ennesimo attentato o presunto tale (almeno il ventesimo secondo il destinatario) il vero interrogativo su cui si sta operando verte su quali saranno le prossime mosse di Maduro, apparentemente sempre sull’orlo del tracollo ma ‘duro a morire’ come in un film di Bruce Willis.

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