sabato, Maggio 8

Vaccino: quando anche la Germania è pacchiana La Germania non ha saputo perdere l’occasione di fare un gesto tanto pacchiano quanto stupido: somministrare la prima dose di vaccino in anticipo rispetto al resto d’Europa. C’è da riflettere sulla inconsistenza della nostra politica estera

0

Beninteso, non siamo solo noi che ci abbandoniamo ad atti di volgarità, pacchianeria e provincialismo deteriore. Sorprende, infatti, anzi, non sorprende, purtroppo, che, pur nello spirito neo-merkeliano (dove il ‘neo’ non sta ad indicare altro che il, forse apparente, nuovo corso collaborativo europeo, il cui spirito ho descritto più volte e non sapete quando mi duole dimostrare con questa notiziola di avare avuto forse ragione), spirito tanto illustrato da Ursula von der Leyen e dal suo ecumenico sorriso, la Germania non abbia saputo perdere l’occasione di fare un gesto tanto pacchiano quanto stupido, di somministrare, in anticipo rispetto al resto d’Europa, che in qualche caso ha deliberatamente ritardato, la prima dosa di vaccino ad una signora di 101 anni, alla quale, sia chiaro vanno tutti i miei calorosi auguri, per il nuovo anno, per il trascorso Natale e per la vaccinazione. Gesto, mi si permetta, tanto più stupido perché anticipato dal più rozzo e pacchiano di tutti Viktor Orbàn, solo per significare il suo sprezzo per le regole e per l’Europa, che munge abbondantemente. Ma Orban è quel che è, la Germani è (era?) altro.

Ebbene, premesso che avendo io uno strettissimo parente di 101 anni quasi 102 mi domando se non sarà la signora Merkel ad essere così cortese di venirlo a somministrare lei in persona il vaccino a lui, che non vedo perché possa essere da meno, o magari, se proprio non può, non deleghi il suo Ministro della Salute, Jens Spahn, che, guarda un po’, parla di ‘nationalen Kraftakt’ (non occorre tradurre: la parola terribile è la prima e fa rabbrividire), tanto premesso, mi domando che senso abbia questa piccola stupida affermazione di volontà di primeggiare.
A scanso di equivoci, non è che noi siamo molto da meno quanto a pacchianeria e provincialismo, con Giuseppe Conte con pochette che parla di ‘data che resterà impressa nella storia’ e la giovane infermiera cui viene fatto dire (non ci credo nemmeno se me lo viene a ripetere di persona a voce spiegata sotto la finestra!) che lo ha fatto ‘per un atto d’amore’. Ma non li guardate i ‘social’, non vedete che la gente vi ride dietro a questa retorica da strada di provincia? Mah, comunque contenti voi, almeno si è cominciato. Ora speriamo che si vada avanti.

Ma tornando al gesto tedesco mi domando che senso abbia quella affermazione, perché, al di là della piccolezza provinciale del fatto in sé, svoltosi in un paesotto la metà di Salerno, lascia trasparire il senso reale del futuro dell’Europa (o, se volete, del modo in cui una parte degli europei vede il futuro dell’Europa), accelerato dalla assenza ormai strutturale dell’Italia, alle prese con le sue beghe interne da quattro soldi, e dotata, ahimè, di un Governo e di un Ministro degli Esteri inesistenti.
Mi riferivo a quanto appunto ho detto in passato qui. Il futuro dell’Europa e della nostra presenza in Europa è determinato da alcune fondamentali pietre miliari. La più recente e la più significativa è l’apparente voltafaccia della signora Merkel che da rigida custode dei bilanci (altrui, basterebbe pensare al vero e proprio scandalo della permanenza in vita della Deutsche Bank!) si è trasformata in una fervente fautrice della cooperazione economica europea, e in particolare non solo dei famosi e odiatissimi Eurobond, ma anche dell’equilibrio dei bilanci.
In verità, in un gioco delle parti tutt’altro che sottile (non è, direi, nella tradizione tedesca andarci mai troppo per il sottile), nel quale mentre la signora Merkel sorrideva al suadente Conte, che non capiva e non capisce minimamente ciò che sta effettivamente tentando la signora Merkel, la Corte Costituzionale con una sentenza esplosiva e drammaticamente illegittima, metteva sotto la minaccia di esplosione la BCE, aiutata saltuariamente dal solito governatore della banca centrale tedesca Weidmann, di nuovo qualche giorno fa attento all’equilibrio dei bilanci.

Sia ben chiaro che non voglio fare di un atto di sguaiataggine diplomatica solo sciocco, una questione di Stato, ma sta in fatto che quell’atto manifesta se non il pensiero realedeitedeschi, certamente quello di molti tedeschi e di quelli che contano. E la signora Merkel lo sa benissimo e pendola tra le due estremità, in attesa, io credo, di vedere se e fino a che punto la sua uscita di scena sarà vera.
Dico tutto ciò perché questo che vediamo oggi dovrebbe indurre noi tutti e i nostri, purtroppo solo, politicanti, a riflettere sulla inconsistenza della nostra politica estera. Non ne faccio necessariamente una questione di Ministro, che non è inferiore al compito, è dannoso, ma tant’è, abbiamo avuto di tutto al Ministero degli Esteri, ma ne faccio una questione di sopravvivenza politica ed economica dell’Italia. La politica estera è importante, perfino vitale: non capirlo è da ignoranti.

A prescindere dal vaccino, innanzitutto lascia basiti la dichiarazione del nostro Ministro degli Esteri (da Fazio, controllate) a proposito della vicenda dei pescatori sequestrati in Libia dagli sgherri di Khalifa Haftar. Ha detto, infatti, il Ministro che l’incontro con Haftar non ha alcuna valenza particolare, «dato che già ripetutamente il medesimo era stato incontrato e non solo da noi». Credo che, nella specie, il Ministro abbia parlato a piede libero e non abbia letto o detto un testo compilato da diplomatici, ma se comunque quelle cose non sono state smentite, il senso delle sue parole è stravolgente.
In sostanza,
l’Italia, da quella sera, ha completamente cambiato politica in Libia e senza dirlo a nessuno (nemmeno all’inconsapevole Renzi, o forse è per questo che vuole papparsi i servizi segreti?), buttandosi nella braccia di Haftar, forse per fare un favore ad al Sisi (?), ma certamente abbandonando quello che non solo è il nostro alleato ufficiale (o forse era?) ma quello che ci eravamo, dinanzi all’intera Comunità internazionale, impegnati a difendere, aiutare e rifornire se necessario. E invece, non solo abbiamo lasciato imperterriti che il territorio del nostro alleato venisse praticamente per intero occupato dal suo (e nostro) nemico Haftar (sostenuto dall’Egitto e dalla Russia!), non solo abbiamo permesso, senza muovere un dito, che la Turchia, nostro avversario dichiarato da sempre e specialmente oggi nel mare Egeo dove è alleato di Israele ed Egitto, sbarcasse in forze in Libia, ma ci siamo andati a prosternare di fronte al nemico di Sarraj, al nemico dell’intera Comunità internazionale, ONU in testa, che ci aveva sequestrato dei pescatori, che noi nemmeno più difendiamo e, a quanto pare, continuiamo a non difendere. In un recentissimo passato, Gheddafi imperante e Tunisia sotto governo autoritario, noi mandavamo ogni tanto le nostre navi (attualmente a fare ruggine nei porti) a sorvegliare e proteggere i nostri pescatori … cosa che dovrebbe essere compito primario dello Stato, insieme a quello di salvare la vita a chi affoga, qualunque sia la situazione politica, tanto più che sappiamo bene quanto potrebbe costarci un sequestro … e lo abbiamo anche visto.

Insomma -e so bene di parlare al vento sarebbe venuto il momento, invece di occuparci dei litigi da retrobottega tra Renzi e Conte sulla spartizione dei soldi del piano di rinascita (sempre che, poi, arrivino … Weidmann è lì, in agguato), di metterci a fare un po’ di politica estera vera e seria, tanto più che avremmo la seconda forza armata di Europa. Certo occorrerebbe un ministro e, già che ci siamo, anche qualche sottosegretario che abbia una idea vaga in materia di geografia se non altro, ma il tema è di enorme importanza e urgenza.
Il nostro Paese è netta la mia sensazione che sia così è ormai un fuscello irrilevante, che rischia, proprio per la sua irrilevanza, di finire del tutto nelle mani della signora Merkel e dei suoi amici, intesi non a cacciare l’Italia dall’Europa, che sarebbe un grave errore e non ve ne è bisogno, ma ad acquisirla, comprarla.
E le condizioni per farlo, temo, ci sono tutte.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->