domenica, Settembre 26

Vaccino contro Covid-19: quando anche l’Accademia dei Lincei sbarella Un racconto scombinato di una avventura immaginata all’interno dell’Università italiana che, volta a dimostrare i limiti imposti alla ricerca, più che altro mostra i limiti degli accademici

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Confesso, con amarezza e umiltà, confesso che sono a dir poco un ingenuo, o forse più semplicemente uno scemo, certamente non tale da sperare, anche in un incubo notturno sollecitato da un eccesso di ‘pasta ‘ncasciata’, di poter mai fare parte o anche essere ammesso a sbirciarci dentro, dell’Accademia dei Lincei. In altre parole, sono solo un avanzo di bottega di una Università (anzi, di varie Università), messo giustamente da parte e che si riserva ormai di rinunciare anche a scrivere su questo giornale, che potrebbe ricevere solo danno dalla mia partecipazione.
Però, in attesa che le mie dimissioni siano accettate, mi domando alcune cose, di cui di seguito.
Alcune cose, dico, suscitate da
un articolo che appare su ‘Huffington Post’, dove, col titolo ‘Perché non sarà l’Italia e scoprire il vaccino sul Covid-19’, si pubblica un ‘blog’ (se un giorno uno mi vorrà spiegare che diamine è un ‘blog’ o almeno come si distingue da un articolo, e ci riuscirà, gli prometto una scatola di cioccolatini, ricchi di colesterolo) dell’Accademia dei Lincei. Caspita, l’Accademia dei Lincei in persona scrive qualcosa! Cosa importante, importantissima: è la voce della scienza e della cultura; non credo che accada spesso leggere cose scritte dall’Accademia dei Lincei, o da una Università, o da un centro di cultura. Quando si leggono cose così, si tratta di documenti ufficiali, pubblici, da leggere e su cui riflettere in piedi. Che poi lo scritto sia ‘a cura del prof. Guido Forni’, non riduce l’ufficialità dello scritto. Il cui titolo, certamente attribuibile alla Redazione del giornale … o no?, mi lascia un tantino interdetto.

Sono un ignorante qualsiasi, come ho detto sopra, non ho certo diritto al titolo di ‘scienziato’ (ormai solo gli ‘scienziati esatti o della natura’ ecc. hanno diritto a quel nome, pare) ma, nel mio piccolo, da qualche ricordo vago di scuola elementare, mi sembrava di ricordare chescopriresi può ad esempio un virus o un pianeta o una marachella di un bimbo, ma scoprire un vaccino direi proprio di no. Scoprirlo, inoltre, ‘sul’ (ma anche ‘per’, come poi viene corretto, peggiorando la situazione) COVID-19, mi lascia interdetto. Ma tant’è, capita a tutti di sbagliare. Magari capita anche di ‘dimenticare’ qualche congiuntivo qua e là, ma questi sono errori venialissimi e poi magari sono solo errori di stampa.

Ma insomma. Il testo dell’Accademia dei Lincei è in forma, non saprei come definirla, diciamo diracconto fantastico’: «immaginiamo che … » invece del più classico ‘c’era una volta’. E va bene, immaginiamo pure, un po’ di letteratura fantastica da parte dell’Accademia dei Lincei è sempre benvenuta.
Anche se interessante e un po’ sconcertante, quando racconta con profusione di particolari la storia del dr. Edward Jenner, inventore (non scopritore, bene) del vaccino contro il vaiolo, che, una volta messo più o meno a punto (l’Accademia dei Lincei non ci spiega come), viene ‘inoculato’ a un bambino, al quale medesimo dopo sei settimane, viene ‘inoculato’ il vaiolo, proprio quello e, visto che il bambino non si prende il vaiolo, glielo inocula altre venti volte! Pensa che ridere se moriva!

Il che, benché l’Accademia dei Lincei definisca la cosa un po’ imbarazzante, pare che non dispiaccia alla medesima, visto che, dopo avere detto questo, si dilunga in una lunga e analitica trattazione dei vari tentativi in atto per trovare un vaccino contro il COVID-19, e del metodo con cui queste cose si fanno. Anzi, dei metodi con i quali siprovanoi vaccini.
E va avanti immaginandoche un gruppo di ricercatori italiani, due professori e tre studenti due femmine e un maschio, inizi lo studio per eventualmente trovare il vaccino. L’Accademia non ci spiega perché questa specifica formazione composta da due professori ‘in gamba’, ma apparentemente asessuati, e tre studenti, di cui due femmine e un maschio. Potrei solo osservare, e non posso farne a meno, che visto che l’Accademia distingue con tanta cura gli studenti tra maschietti e femminucce, intenda bene la differenza e quindi non sia aliena, l’Accademia, a distinguere anche tra professore e professoressa, per cui i due oltre ad essere ‘in gamba’ sono presumibilmente maschietti, no?
Nulla da ridire, per carità, lascio ai sociologi (forse anche loro scienziati?) l’analisi.
Torno, ma brevemente, al racconto, cui si premette il fatto che, a differenza di quanto accade in Italia (e, in parte se ho ben capito, in Europa), negli USA prima di condurre i necessari studi tossicologici e quant’altro, è stata subito autorizzata la sperimentazione sull’uomo, passando direttamente dall’animale all’uomo. Cosa, spiega il racconto dell’Accademia, impossibile nel nostro Paese, per non parlare degli inevitabili ritardi che deriverebbero anche dalla autorizzazione alla sperimentazione su animali, a causa dei bastoni fra le ruote ovviamenteposti dagli animalisti. Come dire che, in Italia, dice l’Accademia dei Lincei, ci sono modi indiretti per ostacolare la ricerca; peccato che non ci spieghi quali quei modi siano, e perché a quegli ostacoli non si faccia opposizione … in tutta franchezza una associazione prestigiosa come l’Accademia dei Lincei che si lasci andare a simili ‘sospetti’ mi sembra che rischi di perdere buona parte del suo prestigio.
Tanto più, che la stessa, sembra invece entusiasta del fatto che negli Stati Uniti, nientemeno che unfilosofo etico’ (sic!) «della prestigiosa università di Harvard propone di tornare a Jenner. Perché, scegliendo volontari che abbiano comunque elevate probabilità di guarire dalla COVID-19, non vaccinarli e poi infettarli deliberatamente con il virus della COVID-19 e vedere se sono davvero protetti dell’infezione? Il rischio, accettato da questi volontari -rischio magari anche ben remunerato- potrebbe contribuire a sveltire la messa a punto del vaccino». Bella cosa, specie per quell’inciso, sulla buona remunerazione del rischio; quanto al COVID-19 femminilizzato, mi rimetto all’Accademia.

Bene, ma poi, alla fine, le lungaggini, al solito, gli ostacoli, al solito, i bastoni fra le ruote, lasciano morire tutto, compreso lo ‘spin-off’ (?? Si intende una azienda messa su dall’Università dove si svolge la ricerca per semplificare le cose) perché, spiega l’Accademia: «lo Stato che finanzia la loro attività allo stesso tempo la tassa per cercare di disincentivarla»: notate bene ‘cercare’ di disincentivarla, non perché, dice l’Accademia, in Italia si paghino le tasse. In quel caso le tasse sono finalizzate e impedire la ricerca!

E l’impresa, dice l’Accademia, finisce lì.
Ma, delle due studentesse femmine, una, si arrabbia e se ne va all’estero dove, esule, avrà una fulgida carriera, e ben lo sappiamo, di esuli sono da qualche mese piene le TV. L’altra femminuccia, citiamo letteralmente: «Immaginiamo che l’altra studentessa, un po’ depressa, abbia deciso di sposarsi e per adesso di lasciar perdere la ricerca» -mi domando se la Sacra Rota abbia incluso questa tra le cause di annullamento del matrimonio. E il maschietto? «Immaginiamo non sappia proprio che cavolo fare adesso che sta prendendo il Dottorato» … lui prende il dottorato del quale non sa che farsi, le femmine no, però una si sposa!

Cara Accademia dei Lincei, se ciò doveva servire a sollecitare migliorie nella ricerca, a chiedere migliore organizzazione e collaborazione dello Stato, a suggerire interventi e modifiche normative rispettose dei diritti e dei doveri, non credo che possa considerarsi un successo.
Quanto a me, mi sono giocato anche l’accesso all’Accademia dei Lincei!
Dimenticavo: e vissero felici e contenti.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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