mercoledì, Agosto 4

Vaccini: la ‘tranvata’ UE L’UE ha toppato tremendamente, e di questo si dovrà parlare seriamente e rapidamente, perché il costo per l’Europa intera, come istituzione e come idea, ma anche per la soluzione del problema Covid, potrebbe essere devastante

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Immaginiamo un generale, un generale vero, di quelli che fanno le guerre, vere. Ecco, senza andare troppo sul difficile, che so, Napoleone, o Cesare, quello che ‘gettava i dadi’ ma in realtà, secondo talune interpretazioni, ordinava (a sé stesso?) di gettarli … ti tolgono sempre tutte le tue certezze certi studiosi colti e puntigliosi … uno fatica una vita al liceo a imparare che Cesare diceva ‘alea iacta est’, per sentirsi dire, canuto ormai, che aveva detto ‘alea iacta esto’, anzi, nemmeno, perché come Giuseppe Conte oggi, lui parlava spesso inglese, cioè greco.
Immaginiamo, dico, il generale in questione, che deve affrontare l’indomani una battaglia, foriera di altre battaglie, per vincere una guerra. Che fa, il generale? Convoca, che so, il Landini dei soldati, la Furlan della fureria, il Conte degli abbigliamenti, il Salvini dei bikini, e li consulta a lungo prima di decidere dove attaccare, dove difendersi, chi colpire per primo e magari convoca una assemblea dei soldati?


Insomma, suvvia, siamo seri. Avete capito benissimo che mi riferisco alla polemica stucchevole e sciocca sulla scelta di Mario Draghi di fare come Conte, e cioè di usare il famoso DPCM (e non ‘dipiciemme’, e con che stile: perfino la Gelmini e Speranza sembravano politici veri!) per le misure anti-covid: una limitazione delle libertà fondamentali‘, uno ‘sbrego alla Costituzione‘, sostengono Giorgia Meloni e vari altri, forse perchè desiderosi di ben altre.
Ma insomma, sono discorsi di lana caprina, perfino Vittorio Sgarbi eviterebbe di farsi portare via a braccia dal Senato per protestare. Insomma è solo ovvio. Un Decreto legge, come chiedono alcuni, è ben altra cosa, se non altro perché richiede di essere convertito in legge dal Parlamento. E alla fine, come dicevo scherzando sopra, misure urgenti, da adottare letteralmentea vista‘, per la difesa della salute dei cittadini, sarebbero sottoposte ad un dibattito defatigante e insulso, per poi, magari, lasciare decadere il decreto, con la conseguenza che le misure non avrebbero più valore.
Voglio dire: cerchiamo di mantenere il senso delle proporzioni. Si tratta di agire in fretta e magari di aggiungere altre misure o di toglierne altre, e si deve decidere e agire, il virus non aspetta i comodi del Parlamento. Pur a prescindere dal fatto che certe misure, trasformate in politica, sarebbero oggetto di trattative infinite, di colpi di maggioranza e di trucchi vari.
Del resto, francamente, a me non pare che la nostra libertà sia stata poi così gravemente lesa. Ci dicono di stare attenti, di non andare in certi bar o ristoranti, di non andare da una Regione all’altra, mica di più. E tutte queste misure sono aggirabili con una semplice autocertificazione. Se le cose non vanno siamo noi che ci ammaliamo, anzi, è qualcuno di noi che ci fa ammalare: e non mi pare che esista il diritto costituzionale ad infettare.

Il problema serio, invece, è che i vaccini non ci sono e se non arrivano, tutta la mirabile organizzazione del Generale Figliuolo e di Curcio, rischia di arrugginire e nemmeno di partire. Perché il problema vero è questo: i vaccini sono pochi e arrivano col contagocce. Sulla capacità di somministrarne addirittura cento o duecentomila al giorno non si può nemmeno dire se sia una follia o no: non si è nemmeno cominciato. Anche se, se ben capisco, Draghi ha battuto un po’ i pugni sul tavolo con la signora Ursula von der Leyen e non solo, ma certo i vaccini non li può creare.
Poi, a vedere i politici cadono le braccia. E non parlo solo dei soliti politicanti italiani, adusi a strillare in modo più o meno volgare senza costrutto. A quello ci siamo abituati , e lo vediamo spesso quello spettacolo quando ci mostrano i parlamentari in aula a ‘dibattere’: sempre prolissi, retorici, citatori di farsi celebri e poesie impeccabili, a sproposito, eccetera. E sorvolo sulle originalità di Sebastian Kurz e dei danesi, che si mettono d’accordo con Israele per studiare il prossimo vaccino, una volta che questo non servirà più. Siamo al ridicolo, duole dirlo, siamo alla ricerca di unavisibilitàinutile e banale in chi vorrebbe colpire la UE, vorrebbe che la UE non ci fosse, o meglio, vorrebbe che l’UE facesse solo gli interessi di alcuni e non di altri. Vuole solo dire che non sono soltanto i nostri politicanti a fare azioni di pura facciata ad uso strettamente elettorale.
Anche se, prima o poi, il tema dell’Europa dovrà essere affrontato seriamente per decidere finalmente che strada prendere. Per nostra fortuna abbiamo ora un Presidente del Consiglio fortemente europeista e molto autorevole in Europa, se avessimo gente come chi lo ha preceduto, anche questo passaggio sarebbe ancora più difficile di quanto già non sia. tanto più, e va detto forte e chiaro, che l’UE in materia di vaccini ha preso unatoppatremenda, e di questo (spero e confido che Draghi lo farà) si dovrà parlare seriamente e rapidamente, perché il costo per l’Europa intera, come istituzione e come idea, ma anche per la soluzione del problema Covid, potrebbe essere devastante, giustificando, appunto, le uscite sguaiate di Kurz e di altri, anche in Italia.

Mi ha colpito l’altro giorno un intervento di una deputata europea francese al Parlamento Europeo, che mi è stato gentilmente fatto conoscere, appunto sul modo in cui è stato gestito il problema vaccini. Mi ha colpito per il tono e per la sinteticità, ma specialmente per l’assenza di espedienti retorici banali.
La deputata in questione si chiama
Manon Aubry e ha esordito, in un intervento durato al massimo quattro minuti, rivolgendosi alla signora von der Leyen, seduta a poca distanza, con mascherina, a subire una invettiva notevole, dicendole chiaramente che le avrebbe sparato addosso, e poi ha aggiunto che aveva l’impressione che ‘Big Pharma‘ «ha deciso, anzi, ha legiferato al vostro posto». E poi ha continuato, mostrando il contratto tutto cancellato con strisce nere. La signora von der Leyen, ha ascoltata impietrita, ma senza battere ciglio, senza rivolgersi a qualche vicino in tono irridente, senza fingere di prendere appunti. Quattro minuti da togliere il fiato … e ho pensato ai nostri, alle loro usuali sbrodolature, alle frasi incerte nei congiuntivi e alla sostanziale indifferente arroganza di chi siede al tavolo del Governo.

Bene, ma il punto non è questo. Su questa vicenda –Big Pharma e vaccini occorrerà tornare e a muso duro. Spero che Draghi, l’unico che potrebbe, lo faccia, perché su questa vicenda si gioca non solo la credibilità dell’Europa, ma il suo futuro. Finora, infatti, l’Europa specialmente nei confronti dei Paesi membri più riottosi, ha sempre saputo e potuto mostrare capacità e conoscenza, ha saputo in genere essere autorevole, come si dice. Qui si è giocata la propria credibilità, e ora si deve vedere, assolutamente e subito, come le istituzioni reagiranno a questatranvata mostruosa. È il momento di capire, sì signora von der Leyen, se chi ha sbagliato pagherà, e se pagheranno anche i politici, signora von der Leyen inclusa.
Lo scricchiolio dei vari Kurz e danesi, di oggi non a caso, i sibili dei vari Orbàn e polacchi, ecc., di ieri e forse di domani, se non sono corretti subito, rischiano di diventare una slavina irrefrenabile.

Bisogna che l’Europa sappia reagire subito e bene e con decisione, se del caso facendo pagare i prezzi del caso, che potrebbero essere il solo mezzo per poter contare su una rimessa in riga dei troppi riottosi, prima che crolli tutto.
E non dimentichiamo mai, che se crolla tutto, sotto le macerie ci restiamo per primi noi.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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