giovedì, Ottobre 21

Vaccini e parole Alle prese con il ritiro di AstraZeneca, conviene ripassare le parole, finalmente procunciate nei giorni scorsi, di Mario Draghi, anche per confrontarle con quelle di queste ore di Letta

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Mentre la situazione politica, lungi dall’apparire più chiara, si complica sempre di più, anche sul piano internazionale con lo scontro in atto alla Commissione Europea tra Ursula von der Leyen e Frans Timmermans a proposito dei vaccini (un pasticcio mostruoso, va detto), noi in Italia siamo alle prese, oltre che con il ritiro del vaccino di AstraZeneca, col rebus Enrico Letta, di cui ho accennato ieri. Il suo discorso applaudito fragorosamente da tutti, ma in un silenzio tombale, merita di essere riguardato solo dopo che avremo visto che cosa farà davvero. Specialmente sui due temi caldissimi; lo ius soli e la legge elettorale. Tra l’altro, a dire il vero, mi ha un po’ preoccupato la sua vanteria di avere abbandonato tutti gli incarichi retribuiti che aveva e ha detto che ora avrà problemi a sopravvivere … mah!
Ma intanto, nei giorni scorsi aveva parlato anche Mario Draghi, finalmente, e, se pure sia solo una coincidenza, aveva parlato -si tratta di una coincidenza interessante- pure il Ministro dell’Economia. Parole da rivedere proprio alla luce di queste ultime ore, monopolizzate dai vaccini -AstraZeneca in primis- e dal primissimo post-elezione di Letta.

Draghi, se mi posso permettere di dissentire da una parte consistente della stampa, ha parlato benissimo, da par suo, salvo il tentativo mal riuscito di fare una battuta di spirito scritta dall’addetta stampa! Ma certo è tutt’altra stoffa rispetto quelli cui siamo abituati, e non mi riferisco al solito Giuseppe Conte, del quale finalmente si potrebbe cominciare a parlare di meno, dopo averlo visto in spiaggia, in giacca e cravatta (ve lo ricordate Moro?) ad ascoltare le parole dell’elevato, anche lui in spiaggia sedutogli di fronte: entrambi in favore di telecamera, ma senza casco -che buffonate! È questo il punto. Cosa si siano detti è irrilevante, anche se potrebbe in breve rivelarsi dannoso per noi tutti, ma certo è stata, quella, la commedia dell’assurdo: due privati cittadini, che non sono nemmeno iscritti al partito, che discettano, dicono, decidono del partito. Democrazia, democrazia? D’altronde, con Giggino che tra una marchetta e l’altra di cui accusare Macron, parla con i gilet gialli e fa il … Ministro degli Esteri. Sì, si fa per dire! Ma certo, visto che Letta vuole solo competenti, mi domando davvero se ritenga competente anche Conte, che, certo, laureato è, ma sul merito, temo, merita al massimo un 18 a maggioranza, come si usava una volta!
Draghi, invece, ha parlato visibilmente con fatica, imbarazzato, legnoso. Non era abituato (spero non lo diventi), faceva visibilmente fatica. Ma non è una critica, anzi.

Ha mostrato di essere un essere umano normale: come qualunque persona normale davanti ad una telecamera fa fatica ad essere ‘naturale’ e spigliato, dovendo, per di più, dire cose molto difficili e dolorose. Insomma ben altro dai vari Conte, Grillo, Dibba, Zinga, Renzi anche nella versione araba, ecc., Giggino che ci ha rassicurati anche lui: ci sarà il picco a fine mese … deve avere parlato con la dottoressa Antonella Viola. Ecco, vedete?, anche nei momenti migliori, si può fare la figura dello scugnizzetto che sa giocare bene solo a sottomuro.

Ma Draghi le cose che ha detto sono state chiare, brevi e nette. Tutti hanno capito, credo. Ah, sì, certo, aiuto aiuto, ha parlato senza interlocutori, la stampa non ha fatto domande …. e ridicolaggini simili. Intanto Letta al suo esordio cerca di mettere le mani nella Costituzione. Meglio Draghi, lui chiama i generali, ma lascia in pace la Carta.
Ha esordito, dunque, dicendo che si deve fare di più, che il Governo deve fare di più. Badate, non ha detto ‘voi dovete fare … ‘, ha detto ‘noi’. E alla fine ha ringraziato gli italiani per quanto fino ad oggi hanno fatto. E, oggi si può dire, ha tirato fuori i cannoni. Non lo dico per le persone in sé, quelle le vedremo all’opera, ma per la sostanza: è cambiato tutto in pochi giorni, si ha l’impressione palpabile del movimento: non aspettiamo più, agiamo. Certo, come si può, con quello che abbiamo -cara von der Leyen, che guaio hai fatto!
E ha spiegato che gli sforzi vanno moltiplicati, per uscire al più presto dall’epidemia, e ha anche detto, senza giri di parole, che non promette nulla che non sia realizzabile.
Questa, credo, è stata la frase chiave, questa la vera, radicale differenza. Faccio, ha detto, ciò che so di poter fare, non di più, non vi racconto le meraviglie del possibile, non vi assicuro che domattina simo su Marte. E insiste, concludendo ‘siamo solo all’inizio’. E infatti, subito ha dovuto cambiare il suo decreto. Vedremo se almeno questa volta, arriviamo prima del virus: forse sì!

Mi domando quanti italiani davvero abbiano compreso a fondo il radicale cambiamento, non di stile, ma di comportamenti. Parla in prima persona di ciò che fa lui, e dice chiaro che non è il Padreterno, ma che ce la mette tutta: e lo ha fatto, cambiando i vertici, inserendo l’esercito, gli aborriti generali.
Non voglio trasformare quelle poche parole nel ‘discorso del re’ o altro. Voglio solo dire che, a mio parere, pur nell’annunciare misure sempre più drastiche, una volta tanto ci ha rassicurati, o almeno io mi sono sentito rassicurato, ho avuto la sensazione che qualcuno fosse alla guida e non quello che ha le perdite, mi avete capito … : non ho atteso le tre di notte subissato dai vari Mentana che si parlavano addosso in attesa della comparsata in TV, non ho visto mascherine messe e tolte, non ho visto nemmeno Casalino. Un sollievo, non era nemmeno notte fonda! Personalmente, dico, con sorpresa ho ricevuto la chiamata per il vaccino e … mi facciano quello che vogliono, ma, cavolo, qualcosa si muove. Sarà un caso, ma, come diceva Napoleone, un buon generale è quello che è anche fortunato.

In contemporanea, il Ministro dell’Economia diceva in Parlamento, semplice e chiaro, che i soldi del fondo di rinascita sono meno del previsto, tanto per mettere subito le mani avanti (Letta non deve averlo sentito, male, molto male!); ha detto che la riforma (o almeno una riforma) della Pubblica Amministrazione deve essere parte integrante dei progetti; ha detto che stanno lavorando al massimo perché il tempo è poco e il lavoro da fare è molto … Lavoro da fare? Ma come, non era tutto fatto e strafatto? I virgulti aggressivi e giovani del Governo precedente, i vari Boccia e Provenzano (i ‘competenti’, direbbe Letta!), non avevano aspramente criticato la scelta (inutile secondo loro, e pericolosa) di chiedere aiuto alla McKinsey? E come no. Il che non toglie affatto, che il Ministro e magari Draghi stesso debbano, ripeto debbano, spigare bene come, cosa e perché, proprio per non essere proprio loro a suscitare e giustificare dubbi e sospetti, ridicoli, forse, ma da evitare. Certo, il Ministro dell’Economia, col suo tono sprezzante da alto burocrate, ci ha messo del suo, a danno di Draghi, con le sue frasi scaricabarilesche: ‘la McKinsey non conta nulla, non decide nulla … l’amministrazione da sola non ce la fa’. Tanto più che una delle poche cose non condivisibili (secondo me) che ha detto Draghi nel suo discorso per la fiducia, è stato il riferimento alla ‘fedeltà’ atlantica, come riferimento acritico. Peccato, una nota stonata in giornate di Governo ben fatte. Ma nessuno è perfetto.

Voi direte che c’entra? C’entra perché anche sui vaccini siamo alla guerra fredda e le voci dei padroni lo hanno capito, anzi, come spesso accade agli ascoltatori di quelle voci, hanno capito troppo: e vengono fuori ‘articolesse’ in cui si differenzia Astra Zenneka, con qualche errore e qualche ritardo e qualche dubbio, ma che bello è democratica, trasparente, occidentale, mentre Sputnik, puah! Attento prof. Draghi, attento, a non cadere nella trappola di chi ti tira a dire e fare cose insensate come quelle.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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