sabato, Ottobre 16

Vaccini, donne, successioni, ovvero noi nel ‘Paese delle meraviglie’ senza Alice I vaccini a muzzo, le donne sull'orlo del venire a noia, la proposta della tassa sulle successioni dei super-ricchi: la politica italiana continua dare il meglio di sé. E noi lì a berci tutto

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La politica italiana continua a dare il meglio di sé, ogni giorno, ogni singolo giorno. Il Generale Francesco Paolo Figliuolo (tanto disprezzato da Marco Travaglio e dalla signora Michela Murgia specie quando indossa la divisa, come se non fosse il suo dovere, basta leggere il Regolamento SMDG-010,2019 – cap. IV punto 1) il signor Mario Draghi (l’inutile fotoincollatore delle fantastiche idee di Conte: insomma un plagiario), e così via, dicono, con toni accorati, che bisogna mettere al sicuro gli anziani che sono quelli che muoiono, e infatti continuano a morire -ma tanto sono vecchi e poi, figuriamoci, noi abbiamo i ‘governatori’. E dunque, il ‘governatoredella Campania se ne fotte (letteralmente), e dice che lui vaccina sui posti di lavoro e in costiera amalfitana; quello del Veneto -preceduto sul filo di lana da quelli di Piemonte e Liguria, ormai siamo al giro d’Italia, che redigono una intesa di impegno, cioè niente- dice che le seconde dosi (e magari anche le prime) di vaccino le fa lui a chiunque, dimenticando che le banche dati regionali (colpevolmente) non si parlano, per cui farlo è nonché impossibile perfino pericoloso; il mago della Lombardia, alla scoperta di misteriosi conti in Svizzera di cui non sapeva nulla, assistito dalla sempre più triste e assertiva signora Letizia Moratti, vaccina i trentenni e non so che altro; Matteo Salvini canta vittoria e promette battaglia perchéha ottenutol’apertura dei ristoranti fino alle 23 (come era stato peraltro già deciso dal fotocopiatore) e ora darà battaglia per anticipare all’11 Giugno (Venerdì) piuttosto che al 14 (Lunedì) l’apertura di non so cosa, forse palestre o podologi, non ricordo, e comunque si ‘segna’ tutti gli anticipi ottenuti; e infine la signora Barbara Serra, importante (così dice) giornalista all’estero pronta a dire che noi trattiamo male le donne, fa un discorso da suffragetta di terz’ordine ad un esterrefatto Zoro (chiaramente sotto stress ma che non protesta, male!) affermando che giustificare la scelta delle persone a parlare di cose in base allacompetenzanasconde «certi problemi».
Avete letto bene, proprio così, testuale. A me, confesso, sembra di vivere nelPaese delle meravigliesenza Alice.


Sorvolo sulla maleducazione (perché è maleducazione allo stato puro, anzi, arroganza maleducata) di essere intervistata su una cosa (sulla quale ha dimostrato di non avere affatto le idee chiare … e non è la sola!) e dedicare 3 minuti e 37 secondi (li ho cronometrati) a spiegare non richiesta che, posto che il problema non è quello di mettere comunque donne, il problema è invece di metterne sempre almeno il 50% o il 40% o il 30% o quel che si vuole a seconda delle circostanze (il discorso, invero, era lievemente confuso, però, va detto, che, a differenza di chi la aveva preceduta, la signora Serra è italiana e quindi la scusante della lingua non c’è ) ma che insomma ce ne vogliano sempre e l’idea di fare venire persone a causa della loro competenza nasconde ‘certi problemi’. In altre parole, se ho ben capito, una donna o due o tre (dipende dalle percentuali) ci vuole a prescindere dalla competenza. Come dire che se si deve parlare di fisica quantistica, uno una donna ce la deve mettere, a Napoli diremmo ‘’o petrosino int’a minestra’, indipendentemente dalla competenza, e quindi uno ci mette una scrittrice di romanzi gialli, ma almeno è donna.
Mentre parlava, e mentre io ammiravo devo dire sconfinatamente Zoro che, impassibile, ascoltava senza ‘fare nemmeno le facce’, in un contesto televisivo in cui (lo so perfino io) trenta secondi sono una vita e guardavo di sguincio Marco Da Milano che assisteva con l’aria stranita (ma forse interpreto io male) mi venivano in mente i moltissimi virologi dai quali siano stati accuditi in questi quasi due anni, che in qualunque trasmissione di qualunque cosa si trattasse, erano lì a spargere le loro idee, spesso strampalate, i propri odi, i propri veleni, i propri sé.
Possibile che le donne non capiscano che, certo è il loro momento, certo il modo in cui talvolta (sì, talvolta) sono trattate non è entusiasmante se non peggio, che certo sono oggetto di violenze varie anche da persone teoricamente inadatte a farne, ecc. -non che loro non ne facciano, ma lasciamo perdere- ma che è un fatto risaputo e conclamato che, superato un certo limite, il consenso, oggi ancora molto diffuso, si trasforma in noia e poi in dissenso, anche per la pochezza, diciamocelo chiaramente, di certe argomentazioni.
Per di più in un momento in cui di cose strampalate se ne sentono in continuazione. Specialmente nella ‘politica’ di questo Paese.
È il caso dellepropostescaraventate maleducatamente sul tappeto da quello che non si può altrimenti definire che ildotto Letta‘, nella sua veste più grossolana, di presunto competente perché dice di essere dotto, e di presunto segretario, non eletto, del PD. Mi riferisco alla proposta della tassa sulle successioni e donazioni. Perché, direte, non è una cosa più che giusta? Certo, risponderei. Ma, cum grano salis, anzi, con due grani di sale.
Vediamo perché.

Uno dei perché attiene alle abitudini delle signore Serra e Rula Jebreal, tra l’altro, sia chiaro, non solo … se penso ai tre comizi settimanali urlati di Travaglio e ai due e mezzo di altri a lui più o meno vicini o lontani, alla abitudine, dico, di approfittare del mezzo del quale sei ospite, per dire, parlare, concionare, straparlare, non richiesti di tutto e di più, magari urlando. Io, come ho scritto più volte, sono un uomo dell’ottocento, nato casualmente nel novecento, e quindi sono legato a schemi di buona educazione rigorosi. Se uno mi invita a casa sua a parlare di qualcosa, io ci vado e parlo di quella cosa, a bassa voce, senza urlare e senza interrompere, specialmente senza interrompere. Se mi ci invitano per parlarne con persone a me sgradite, io non ci vado e basta: se, però, mi inviti a casa tua sei tu che decidi chi invitare oltre me, sei tu che decidi di che si parla. A me compete di essere in disaccordo e di andarmene o, meglio, di non venirci. Lo stesso se uno fa parte di un Governo e ha delle idee: prima le fa conoscere al Governo e quindi al Presidente e poi le tira fuori. È questione, innanzitutto di buona educazione. E se non lo fai e giochi a fare il Salvini, che oltre tutto non sei e non potrai mai essere, il meno che ti può capitare è che ti mettano a posto. Ma, poi, come le donne che parlano troppo delle donne trasformi un discorso serio e di prospettiva, anche importante, in una sciatta manifestazione da Papeete. In altre parole, sei maleducato e, quel che è peggio, sei maleducato senza motivo.

E veniamo al punto, al punto vero. Sul quale, caro ‘dotto’ hai avuto il giorno stesso una lezione di stile, di buona educazione e di politica alta da Pier Luigi Bersani. Che è troppo signore per chiedere le tue dimissioni, ma avrebbe dovuto e praticamente lo ha detto. Perché, appunto, il discorso torna non solo alla buona educazione, ma anche alla competenza e alla realtà.
L’idea, ovviamente riferita al mitico Fabrizio Barca, che è una specie di Goffredo Bettini senza barba … ormai così funziona il PD, non è in sé male, anzi, è giusta. Ma è giusta solo a determinate condizioni. Il numero di persone che lasciano in eredità patrimoni di valore superiore ai 5 milioni (a parte che non sempre sono soldi e quindi tutto diventa più aleatorio) potranno essere qualche migliaio all’anno (ma certamente molti di meno, anche perché non sarebbero così fessi) e quindi da loro si potrebbe ricavare al massimo qualche decina di migliaia di euro: non si riequilibra certo la scarsa progressività delle imposte e meno che mai si finanziano i giovani, siamo seri!

Il problema di questo Paese, bisognerebbe che qualcuno lo spiegasse al ‘dotto Letta’ (che lo sa benissimo ma finge di non saperlo), è che ogni anno, ogni anno che Iddio manda in terra, ci sono migliaia di persone che evadono allegramente il fisco, per una somma complessiva, anche durante la pandemia, di oltre 120 miliardi di euro: la metà di quanto ci darebbe l’UE … in gran parte in prestito e invece quegli euro non sono in prestito, e sono dovuti! Un politico serio che non sia cioè Salvini o Meloni, o anche Berlusconi che difende la propria bottega, invece di fare lo sgarbo alla Salvini a Draghi, da Draghi ci sarebbe andato e non con il cappello in mano, ma a chiedere che la riforma del fisco annunciata, non siano solo chiacchiere, e a dirgli che su questo è davvero disposto a fare cadere il Governo. Perché il punto è tutto lì: incassando quei miliardi, la metà potrebbero essere indirizzati a ridurle le tasse. Il resto, è ovvio, non occorrono nemmeno le competenti di Zoro, per capirlo. Certo, uno che si propone di fare votare i sedicenni e di ‘accogliere’ i migranti, così a caso e tanto per dire, che altro può mai dire?

Così come non occorre la strega di Benevento (Mastella incluso) per capire che le tasse si incassano solo se si crea un sistema di tassazione serio (insomma se si fa funzionare quel regno delle nebbie o peggio che è l’Agenzia delle Entrate) e se si crea, almeno per un po’, un conflitto di interessi mostruoso. Il cosiddetto ‘cashback’ (al solito in un inutile inglese) ha avuto un grande successo pur essendo poca cosa … non a caso molti amici del ‘dotto Letta’, a cominciare dal fratello Renzi, lo vogliono abolire … -ci sono ‘partite IVA’, cioè commercianti e professionisti vari, che minacciano di suicidarsi in piazza (figuriamoci!), che poi per pulire, visto che le tasse non le pagano, a noi che le paghiamo ci tocca pure di spendere soldi per pulirle, le piazze.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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