venerdì, Ottobre 22

Vaccini anti-Covid-19: il Generale Figliuolo alle regioni, basta propaganda Il futuro della (possibile) ripresa passa solo ed esclusivamente dai vaccini. Errori in questa fase non sarebbero facilmente recuperabili

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Il piano vaccinale sta andando sostanzialmente bene, ma ci sono ancora delle criticità che potrebbero inficiare il tutto.

Il Generale Figliuolo, responsabile delle vaccinazioni, lo ha detto chiaramenteno alla gara pubblicitaria tra le regioni, vaccinate i soggetti a rischio come gli ultra-sessantenni e smettetela di buttare le dosi con chi non rischia, come i giovani e giovanissimi, tra cui i maturandi.

Messaggio giusto, ma non si può fare a meno di rilevare che proprio il rinvio della seconda dose del Pfizer –sconsigliata peraltro dalla stessa casa farmaceutica- ha prodotto la liberazione di circa 3 milioni di dosi in più che dovrebbero andare a chi ne ha veramente bisogno e che invece rischiano di essere date a chi può aspettare.

Il tutto mentre per gli ultrasessantenni è ancora consigliato fortemente AstraZeneca e non Pfizer e quindi in evidente contraddizione.

Forse Figliuolo aveva in mente di liberare dosi per chi ne aveva bisogno e non si era ancora prenotato con AstraZeneca, ma i governatori li stanno dirottando sugliopen dayper giovanissimi. Poco comprensibile quindi l’uscita del Presidente dell’Aifa, Giorgio Palù, che ieri in audizione al Senato ha dimostrato di non aver ben chiaro nel dettaglio il piano di somministrazione per età e che ha voluto esagerare sulla ‘ritardite’ delle seconde dosi paventando ulteriori rinvii sulla base di lavori scientifici che compaiono improvvisamente dal nulla, come funghi dopo la pioggia, a supporto ex post di decisioni politiche.

Tutta acqua al mulino dei no-vax che non attendono altro. Insomma una guerra tra classi d’età a cui si somma la guerra tra classi sociali a cui abbiamo assistito all’inizio in cui tutti rivendicavano il vaccino.

Uno spettacolo penoso che però almeno ha avuto il merito di porre in evidenza il grande problema della Sanità in Italia e cioè la regionalizzazione o federalismo sanitario, frutto non esclusivo (c’era anche prima, ma in forme assai meno accentuate) della disastrosa riforma del Titolo V della Costituzione.

Durante una pandemia occorre una sanità centralizzata e fortemente coordinata a livello di Stato centrale. Era del resto prevedibile l’utilizzo pubblicitario della Sanità da parte di governatori e assessori avidi di passerelle mediatiche e così Lombardia, Lazio, Sardegna fanno a gara a chi fa più Open Day.

Il futuro della (possibile) ripresa passa solo ed esclusivamente dai vaccini. Errori in questa fase non sarebbero facilmente recuperabili.

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Sull'autore

Giornalista professionista e scrittore. Laureato in Fisica. E’ stato anche deputato della Repubblica.

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