martedì, Settembre 28

Vaccinazioni: di complottismo si può morire

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Il 26 gennaio, al termine di un incontro sul tema, il Ministero della Salute e i rappresentanti delle Regioni hanno concordato sulla necessità di una legge sull’obbligo di vaccinazione.
La questione risulta attuale in quanto, secondo gli ultimi dati, sono in aumento quelle famiglie che preferiscono non vaccinare i propri figli.

Secondo il Dottor Roberto Burioni, immunologo ed autore del testo ‘Il vaccino non è un’opinione, purtroppo in Italia il numero delle persone che rifiutano i vaccini è in aumento: “stiamo parlando di numeri che sono diversi da regione a regione, ma è la tendenza quella che preoccupa: il fatto che la gente non si vaccini potrebbe portare, nel presente e nel futuro, a problemi molto gravi come il ricomparire di malattie che da tempo non vediamo più”. Le cause di questo aumento di scetticismo nei confronti dei vaccini sono molteplici. Una delle tesi più comuni è quella secondo cui questi porterebbero ad una maggiore incidenza di autismo. Il Dottor Burioni ha riguardo sostiene che “non esiste alcun legame tra l’autismo e i vaccini: la scienza è concorde e categorica nel negare qualunque rapporto tra vaccinazioni e autismo. Dire che i vaccini causano l’autismo è come dire che la terra è piatta. L’incidenza dell’autismo nei bambini vaccinati e in quelli non vaccinati è identica: la base dell’autismo è genetica”.

Nonostante le evidenze scientifiche, però, negli ultimi anni il numero e la diffusione delle posizioni contrarie ai vaccini è in costante aumento.

A cosa è dovuta questa proliferazione di idee non supportate da prove di nessun tipo?
Una possibile risposta è che il complottismo crescente dei nostri giorni, favorito da internet e dallo scarso controllo che si può esercitare sulle notizie da esso veicolate, abbia alimentato posizioni che in passato erano sempre restate statisticamente irrilevanti.

Secondo il Professor Raffaele De Mucci, titolare della cattedra di Sociologia Politica del dipartimento di Scienze Politiche dell’Università LUISS di Roma, la teoria del complotto, secondo Karl Popper, è la teoria in base alla quale si crede che l’evoluzione della storia sia totalmente manovrata da una volontà politica univoca e sotterranea e non in cui non vi sia spazio per degli effetti non intenzionali. I complottisti sono convinti che tutta la realtà possa essere programmata da una mente esterna che, di volta in volta, viene identificato con il “Nous, il Grande Fratello, il Grande Vecchio. Ogni aspetto della vita politica e morale viene affrontato in questo modo: dietro c’è sempre un complotto: si costruisce una narrazione alternativa della realtà per caricarla delle colpe che dovrebbe avere la società”.

Queste teorie possono trovare terreno fertile in alcuni strati della società che, più deboli sul piano analitico, possono essere affascinate dalla ricerca di un capro espiatorio che semplifichi una realtà complessa: “è una forma di paranoia sociale che avvelena il dibattito e fa regredire la convivenza civile ma è solo un assaggio di ciò che produce l’ideologia del complotto quando diventa ideologia di governo”.

Facilitato dalla diffusione di internet, il complottismo è oggi anche cavalcato da alcune formazioni politiche per i propri fini. Secondo il Professor De Mucci, ad esempio, il Movimento 5 Stelle presenta tutte le caratteristiche di una mentalità complottistica (si pensi al complotto dei frigoriferi per le strade di Roma): “i vaccini sono inutili e dannosi, come sostengono Beppe Grillo e Paola Taverna, sono a totale vantaggio delle case farmaceutiche e l’obbligo di vaccinazione è un complotto di Big-Pharm, cioè di questa grande azienda immaginaria che, in qualche modo deterrebbe il monopolio delle vaccinazioni. Da notare come non conti che il fatturato dei vaccini sia risibile se posto, ad esempio, in confronto con quello dei medicinali anti-ulcera: 78 milioni di Euro per i vaccini rispetto al miliardo e passa per i medicinali anti-ulcera. Non conta nulla nemmeno il fatto che tutta la comunità scientifica confermi l’efficacia dei vaccini: la loro unanimità dimostra il loro asservimento alle multinazionali”. La conseguenza di posizioni simili è stata che “quando in Emilia-Romagna una maggioranza trasversale ha votato la legge che permette l’accesso al nido ai soli bambini che avessero fatto le vaccinazioni obbligatorie, l’unico voto contrario è stato quello del Movimento 5 Stelle”.

Per approfondire le dinamiche che legano l’aumento di posizioni contrarie al ricorso ai vaccini con il dilagare della mentalità complottista, abbiamo parlato con il Professor Andrea Grignolio, docente di Storia della Medicina alla facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma ed autore del libro ‘Chi ha paura dei vaccini?.

Oggi è effettivamente in atto un calo delle vaccinazioni: quali sono le ragioni esposte da chi è contro i vaccini?

Le ragioni sostanzialmente sono limitate. La ragione principale è che le vaccinazioni creino l’autismo o comunque malattie al sistema nervoso centrale. Questo non è vero, è una nota bufala perché si riferisce ad un fatto avvenuto nel 1998 quando Andrew Wakefield, un medico poi radiato a vita dall’ordine britannico perché aveva degli interessi economici, scrisse un articolo falso e basato su dati falsi nel quale sosteneva che dodici bambini che avevano subito la trivalente (morbillo, parotite, rosolia) avevano avuto di conseguenza l’autismo.

L’altra ragione principale, anche questa falsa, è che i vaccini abbiano all’interno metalli pesanti o molecole nocive: si va dal mercurio, che per altro non è più utilizzato, allo squalene, una molecola presente nel cibo e anche nel nostro corpo.
La terza ragione è quella che non accusa tanto i vaccini di contenere cose pericolose o di creare malattie, ma si basa sull’idea che un attacco, una iper-stimolazione possa indebolire il sistema immunitario.
Queste sono sostanzialmente, con tutte le variazioni del caso, le tre ragioni principali che vengono addotte dagli anti-vaccinisti. Nessuna di queste è valida: non esiste alcun dato che comprovi qualcuna di queste accuse.

La diffusione di queste posizioni è veicolata principalmente da internet o ci sono anche medici che hanno sostenuto posizioni contro i vaccini?

Dunque, i movimenti anti-vaccinisti esistono da quando esiste la vaccinazione: già tre o quattro anni dopo la pubblicazione da parte di Jenner nel 1798 dell’articolo con il quale si incominciò a diffondere la vaccinazione in Inghilterra iniziarono le prime vignette satiriche nei confronti della vaccinazione stessa.
Nei secoli che ci precedono, si è sempre trattato di movimenti marginali, frange con un numero limitato di persone.
A partire dagli anni ’80 c’è stato un incremento dei movimenti anti-vaccinali con la diffusione dei primi documentari contro la vaccinazione su vari media, soprattutto con la televisione, e poi c’è stata un’esplosione del movimento anti-vaccinista con la diffusione del web.
In tutti questi casi, cioè nei casi storici dei primi dell’ottocento, con la diffusione dei media degli anni ’80 e con la rete, c’è sempre stato qualche medico che si è avvantaggiato di queste posizioni minoritarie. La causa della diffusione di queste posizioni, però, non è certamente da ascrivere a queste figure del tutto marginali della medicina ma, direi, con la diffusione della comunicazione di massa e soprattutto della rete: la rete ha indubbiamente aumentato il numero delle persone contrarie alle vaccinazioni.

In che modo la comunità scientifica ha lavorato negli anni per obbiettare a queste pseudo-ragioni?

La comunità scientifica ha lavorato moltissimo però tutti i dati che abbiamo, da quelli neuro-cognitivi a quelli informatici, ci dicono che le cosiddette informazioni correttive, cioè i dati che la comunità scientifica ha raccolto e consegnato anche con tecniche di comunicazione abbastanza elaborate, non sono sufficienti ad arginare queste spinte. Si è lavorato, si sono raccolti dati, si è cercato di portare questi dati alla cittadinanza: questo purtroppo non è servito.

In che strati della popolazione queste idee hanno trovano terreno fertile?

Contrariamente alle aspettative, con un dato profondamente anti-intuitivo ma omogeneo in Europa e in America del Nord, i genitori che più si oppongono alle vaccinazioni sono quelli con un medio-alto livello di istruzione e benestanti e questo per due motivazioni.
Il primo motivo è che si tratta della fascia di popolazione che più si informa sul web e sappiamo, grazie a degli studi neuro-cognitivi, che quando ci troviamo di fronte ad un sovraccarico di informazioni facciamo le scelte sbagliate. Sulle vaccinazioni ci sono moltissime informazioni, una pletora di informazioni contraddittorie e che comportano il rischio. Studi di neuro-economia ci dicono che quando le informazioni sono molte e comportano il rischio la scelta della cittadinanza è sub-ottimale: troppe informazioni, contraddittorie e rischiose ci portano a fare le scelte sbagliate.
L’altra ragione è che la fascia alta della popolazione è quella che più risente della cosiddetta moda naturista, ovvero di quella moda che si oppone ai trattamenti medici e sanitari perché ritiene che i trattamenti naturali, in particolar modo quelli omeopatici, siano migliori.

Pensa che la diffusione di idee controculturali e complottiste sia legata o abbia in qualche modo favorito il diffondersi di posizioni contro i vaccini?

Sì. Non c’è ombra di dubbio.
Su controcultura e teoria del complotto ci sono diversi studi. In Italia abbiamo un ottimo studio di un ricercatore informatico che si chiama Quattrociocchi e ha studiato molto questi fenomeni e dimostra come il comportamento dei complottisti sulla rete sia tendenzialmente sovrapponibile a quello degli anti-vaccinisti. Si tratta di un comportamento tipicamente chiuso: si tratta di persone che si frequentano solo tra loro, non frequentano i siti istituzionali, hanno un atteggiamento tendenzialmente paranoide e narcisistico, non riconoscono i cosiddetti trolls (ovvero le provocazioni) e, quando sono stimolati da altri frequentatori che stimolano le loro credenze, non solo non cambiano la propria prospettiva ma addirittura si rinforzano nelle loro posizioni secondo quello che le neuro-scienze chiamano il backfire effect (ritorno di fiamma).

Pensa che oggi, nell’epoca della cosiddetta post-verità, la crisi dello Stato a cui stiamo assistendo in Europa e non solo possa aver favorito l’accettazione da parte della popolazione di posizioni simili?

Indubbiamente c’è stato un cambiamento culturale chiaro.
Se prendiamo ad esempio il rapporto medico-paziente, fino a qualche anno fa era impensabile che un paziente rifiutasse una terapia o cercasse di capirne la correttezza o meno andando sulla rete.
Ora il principio di autorevolezza ha perso credito: in medicina come in politica, dalla fine degli anni ’80 si è passati dal paternalismo al rifiuto di qualsiasi autorevolezza e delle stesse competenze; ognuno ritiene, leggendo qualche pagina sul web, di poter costruire un ponte, di poter discutere di politica monetaria ed uscita dall’Europa o dei vaccini o della Costituzione.
Questo problema di discredito nei confronti dell’autorità è molto forte e, riportato alla questione dei vaccini, la cosa è evidentissima: basta andare sulla rete per vedere con quali argomentazioni assurde persone che non hanno mai letto un testo di biologia tentino di contraddire professori che alla vaccinologia hanno dedicato anni di studio.

Potrebbe trattarsi di una reazione ad un mondo estremamente tecnologico e scientifico di oggi che viene percepito come freddo, distante ed incomprensibile?

Farei differenza fra l’atteggiamento anti-scientifico e l’atteggiamento contrario alle vaccinazioni: non sono necessariamente sovrapponibili.
Non vorrei essere troppo tragico perché è vero che sono in aumento i genitori contrari alle vaccinazioni, però è anche vero che siamo circa al 90% con le vaccinazioni: è vero che l’OMS ci ha richiamati ma è anche vero che globalmente non siamo ancora a un livello tragico. Siamo ancora ad un livello di sicurezza e questo è dovuto anche ad una sostanziale fiducia nei confronti della figura del medico di base che resta una delle figure istituzionali che ancora mantengono parte della propria autorevolezza.
Certo è che, negli ultimi anni, si è in parte demolito il rapporto medico-paziente e la cosiddetta alleanza terapeutica si è allentata: dati recenti ci dicono che l’accorciamento, la riduzione di questo rapporto, ha incrementato la sfiducia nei confronti del medico. Siamo arrivati ad una visita media inferiore ai venti minuti e sappiamo che questo è deleterio per formare una buona alleanza terapeutica.
La percezione è che la complessità della società e dei media non giovi ai rapporti tra medico e paziente: non c’è dubbio che in Italia la scienza venga ancora percepita come qualche cosa che sottrae alla dimensione umana piuttosto che integrarla e completarla e quindi non viene percepita favorevolmente dalla maggior parte della popolazione.

Pensa che lo scarso peso che storicamente è stato dato alle materie scientifiche dalla scuola italiana possa aver influito in qualche modo a creare strati di popolazione permeabili a posizioni contrarie ai vaccini?

Su questo non c’è dubbio: non è un’opinione, è un fatto chiarissimo.
Noi scontiamo una cattiva educazione scientifica e infatti, secondo le statistiche dell’eurobarmetro, siamo il penultimo Paese come conoscenza del metodo scientifico e fiducia nei confronti della scienza: questo si correla con tutti i dati che attestano la scarsa capacità nelle materie scientifiche.
Facciamo poco e male le materie scientifiche, di conseguenza abbiamo scarsa fiducia nella scienza, di conseguenza siamo permeabili a questo tipo di complottismo anti-scientifico.

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