giovedì, Settembre 16

Vaccinazione anti-Covid-19: ecco il ‘modello Israele’ Finora Israele ha vaccinato completamente il 32% della sua popolazione, il perchè è nella strategia astuta messa in atto: vaccini, a prezzo alto, ma in quantità, in cambio dei dati settimanali della campagna di vaccinazione

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Israele si sta proponendo come modello in fatto ci vaccino anti – Covid-19. Finora Israele ha vaccinato completamente il 32% della sua popolazione -con più di 6,7 milioni di dosi di vaccino somministrate, il 47% della popolazione israeliana ha ricevuto almeno una dose di vaccino- tutta con il vaccino Pfizer. Moderna non è stato ancora somministrato, anche se è stato concesso in licenza in Israele dal 5 gennaio. Quasi il 90% degli israeliani di età pari o superiore a 70 anni ha ricevuto due dosi di vaccino. Così Israele ha il più alto tasso di vaccinazione pro capite al mondocontro Covid-19. L’obiettivo del Paese è vaccinare l’80% della popolazione entro fine maggio 2021.

Intanto, dopo settimane di polemiche politiche, Israele ha iniziato a trasferire alcune dosi anche ai palestinesi in Cisgiordania e Gaza, in modo che possano iniziare le vaccinazioni per gli operatori sanitari in prima linea.
A fine gennaio si erano levate le proteste, perchè il governo non stava somministrando il vaccino agli oltre 4,5 milioni di palestinesi che vivono sotto la sua occupazione militare in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza bloccata.
«Quello che succede alle persone che vivono in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza è forse l’aspetto più controverso del programma di vaccinazione. Mentre i coloni ebrei ricevevano il vaccino, i
palestinesi nei territori occupati no. La posizione di Israele è che questa è responsabilità dell’Autorità Palestinese. Ma la Quarta Convenzione di Ginevra, che copre il controllo delle epidemie e delle malattie contagiose, significa probabilmente che questo dovere ricade su Israele come Paese occupante», afferma Aditya Goenka, Professore di Economia, Università di Birmingham.
Ora mentre arrivano le dosi israeliane
-Goenka fa notare che è una sfida enorme per l’Autorità Palestinese acquisire e distribuire i vaccini Pfizer / BioNTech o Moderna, dato la tecnologia di conservazione a freddo di cui hanno bisogno- i palestinesi stanno ricevendo il vaccino russo come ‘generosa sovvenzione’ da Abu Dhabi. Infatti, circa 20.000 dosi di vaccino pagate dagli Emirati Arabi Uniti sono arrivate a Gaza ieri. Le dosi di Sputnik V di fabbricazione russa sono entrate a Gaza attraverso il valico di Rafah con l’Egitto, ha riferito ‘AFP‘, il che significa che non sono passate attraverso Israele.

A riconoscere il ‘modello israeliano’ è anche Anthony Fauci, il massimo esperto di malattie infettive del governo degli Stati Uniti, giovedì ha definito lo sforzo di distribuzione del vaccino israeliano come un ‘modello per il resto del mondo’, ha dichiarato in una intervista al ‘The Times of Israel‘.
E allora la domanda di fondo è: come? Perchè? Cosa ha portato al successo Israele nella corsa alla vaccinazione?

Un primo elemento, viene rilevato, che ha determinato il successo è stato il fatto che il Paese si è mosso in anticipo rispetto agli altri nella acquisizione delle forniture di vaccino. Ma soprattutto lo ha fatto con una strategia che particolarmente astuta, anche se poi si è prestata a polemiche.
«Il
Governo israeliano ha stretto un accordo con Pfizer per un accesso accelerato al vaccino Pfizer / BioNTech, in cambio della fornitura di dati anonimi su età, sesso e dati demografici delle persone vaccinate. Ciò è reso possibile dal fatto che Israele ha un sistema sanitario universale e ogni persona ha una cartella clinica digitalizzata. Il Paese dispone anche delle infrastrutture sanitarie e della logistica per fornire i vaccini», afferma Aditya Goenka.
Il
governo israeliano, insomma, ha concordato con i produttori di vaccini di fornire loro i dati settimanali della campagna di vaccinazione. Ciò include i numeri di infezione e vaccinazione, nonché i dati demografici dei pazienti come età e sesso. I dati vengono inviati alla Pfizer in modo anonimo, secondo i funzionari israeliani. Grazie al sistema sanitario digitalizzato in Israele, le aziende farmaceutiche non solo ricevono dati in modo rapido e affidabile, ma soprattutto ottengono molti più dati di quanti ne riceverebbero da qualsiasi altro studio. È una preziosa fonte di informazioni per le aziende farmaceutiche.

In cambio, i produttori si sono impegnati a fornire ad Israele vaccini fino a quando non sarà stata ottenuta l’immunizzazione del 95% della popolazione.

Il secondo elemento vincente è stato il prezzo. Israele, infatti, si è assicurato una così grande dose di vaccini grazie a condizioni speciali che ha negoziato con i produttori. Secondo l’accordo con Pfizer, Israele paga, secondo quanto riferito, circa € 23 ($ 28) per dose rispetto ai € 12 pagati dall’UE. Inoltre, lo Stato israeliano mantiene la responsabilità del prodotto.

Una strategia che ha creato non poche polemiche ma anche dibattiti assai fondati.
«
L’accordo con Pfizer ha sollevato problemi di privacy. Ci sono garanzie nell’accordo e, in un’emergenza di salute pubblica, la raccolta di dati demografici è essenziale per vedere cosa funziona e cosa no. Ma se i dati individuali debbano essere condivisi con società a scopo di lucro senza consenso esplicito rimane una questione importante, soprattutto perché le informazioni su 140.000 pazienti COVID sono già state condivise con Shin Bet, l’agenzia di sicurezza israeliana, senza la dovuta approvazione e autorizzazione», afferma Goenka.

L’altro aspetto dell’accordo che ha causato polemiche, sia all’interno di Israele che all’esterno è il prezzo pagato. «La posizione di Israele è che il prezzo totale pagato per i vaccini è il costo di soli due giorni di blocco, e quindi vale la pena pagare un prezzo più alto. Il pagamento del premio può modificare la priorità della consegna all’interno dello stesso Israele ma, date le dimensioni del paese, non influirà necessariamente sul mercato globale. Tuttavia, se anche altri Paesi iniziano a rompere i ranghi, il mercato globale dei vaccini ne sarà gravemente colpito» spiega Goenka.

Israele è anche il primo Paese al mondo a vedere l’impatto del suo programma di vaccinazione, e i risultati sarebbero ottimi.
Un rapporto scientifico preparato congiuntamente dal Ministero della Salute israeliano e Pfizer afferma che
il vaccino covid-19 dell’azienda sta fermando nove infezioni su 10 e il Paese potrebbe avvicinarsi all’immunità di gregge entro il prossimo mese. La proporzione esatta della popolazione che dovrebbe essere immune per raggiungere questa soglia, tuttavia, non è nota -le stime vanno dal 60% all’85%- e resta da vedere quanti israeliani alla fine accettano di essere vaccinati.
Un altro studio, non confermato ufficialmente, condotto in Israele e pubblicato il 7 febbraio, ha inoltre mostrato che il vaccino Covid-19 di Pfizer e BioNTech ha ridotto la carica virale nelle persone infette da SARS-CoV-2 rispetto alle persone non vaccinate.

La vaccinazione è facoltativa nel Paese ed è vista con maggiore scetticismo dai gruppi di età più giovane, nonché tra gli ebrei ultraortodossi e gli arabi beduini.

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