martedì, Giugno 15

Usare lo Scec per tornare all’economia reale field_506ffb1d3dbe2

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Scec

Ripensare l’economia, partendo da quella locale, per combattere in modo concreto la crisi e per ripristinare il giusto valore che il denaro deve avere nella vita quotidiana. Sono molte le associazioni che creano progetti e comunità seguendo i principi di decrescita felice lanciati da Serge Latouche, sulla base di una corrente di pensiero politico, economico e sociale favorevole alla riduzione controllata, selettiva e volontaria della produzione economica e dei consumi, con l’obiettivo di stabilire relazioni di equilibrio ecologico fra l’uomo e la natura, nonché di equità fra gli esseri umani stessi.

Tra queste in Italia si sta evolvendo l’associazione dell’Arcipelago Scec, coordinamento nazionale solidarietà che cammina, formato da un insieme di persone che ha voluto creare una comunità prendendo coscienza del principio di responsabilità di ogni individuo, qualunque ruolo esso rivesta, qualunque sia il suo livello di cultura, coscienza, esperienza. La filosofia dell’associazione parte dall’assunto che solo una comunità in cui sia presente la responsabilità individuale potrà definirsi come una vera democrazia. «Ci sono motivazioni che muovono le persone, da sole o in gruppo, ad un agire concreto, costruttivo e positivo e  che prendono avvio da esigenze che hanno superato motivi di contrapposizione per lasciare il posto a moti di collaborazione», si legge nel sito dell’associazione. La motivazione di fondo c’è, ed è la crisi economica che stiamo vivendo da anni ormai nel nostro Paese. Tante sono le realtà locali che hanno voluto avvicinarsi all’arcipelago Scec, adottando delle forme di pagamento che non rappresentano delle forme di moneta complementare, ma che consentono di usufruire di sconti consistenti all’interno dello scambio locale. Un modo per uscire da quel meccanismo che ci ha portato a utilizzare il denaro in modo distorto e fuorviante. «Se il denaro diviene altro» si legge nella presentazione dell’associazione «assumendo un valore, ed un conseguente potere, ciò che può e deve essere fatto da noi è sottrargli questo fasullo valore, ed illusorio potere, e restituirlo a quanto è invece degno di avere un reale valore: l’essere umano e la sua Comunità, responsabile, democratica e aggregante».

Da questa filosofia nascono gli Scec, che rappresentanto il simbolo concreto di un patto, stretto fra persone comuni, imprese commerciali, artigiane ed agricole, fra professionisti ed enti locali,  al fine di promuovere localmente lo scambio di beni e servizi accettando una riduzione percentuale del prezzo rappresentata appunto dagli Scec, che sono dei buoni locali. Questi buoni possono essere utilizzati solo insieme agli Euro e rappresentano una diminuzione della spesa, come dei buoni sconto, che vanno ad accrescere il potere di acquisto delle famiglie che partecipano al circuito dell’Arcipelago, agganciando l’Euro al territorio locale e arginando l’emorragia di ricchezza con circuiti economicamente e socialmente virtuosi.

Luca Vannetiello, attuale presidente dell’Arcipelago Scec, spiega nel dettaglio cos’è l’associazione e come può contribuire a rilanciare l’economia reale del Paese.

Luca, cos’è l’arcipelago Scec?

È un coordinamento di associazioni nazionali il cui scopo è quello di creare un modello economico e di comunità che abbia al centro l’uomo. Nasce dalle analisi economiche, sia macro che micro, e dello strumento del denaro, andando a capire come nasce, chi decide quanto denaro deve esserci, l’entità del debito legato a interessi passivi e altre cose che limitano la libertà della comunità. Da questo punto di vista possiamo dire che Arcipelago ha iniziato questo ragionamento partendo dalla moneta, ma ci sono tanti gruppi di persone che, partendo da altre prospettive, come la crescita economica, la sovranità alimentare eccetera, stanno convergendo nel capire che il mondo deve andare in una direzione diversa da quella attuale, e che c’è un rispetto nei confronti della terra che dobbiamo riacquisire. Non stiamo facendo altro che, a partire dai buoni locali di solidarietà, stare vicino ad altri associazioni che hanno lo stesso obiettivo.

Quanto è legata la filosofia dell’Arcipelago alla teoria della decrescita felice di Serge Latouche?

È molto legata. Stiamo parlando la stessa lingua. Sono state elaborate le stesse soluzioni partendo dalla consapevolezza che la crescita economica è impossibile: non occorre produrre di più ma produrre meglio. Questo significa rispettare la terra, i beni comuni e produrre cose che durino per sempre, riconsiderare tutti i meccanismi del mercato e dell’economia. Noi facciamo lo stesso, poiché il denaro è l’elemento comune denominatore che condiziona la vita di tutti. Se andiamo ad aggredire questo concetto possiamo fare il passaggio verso modi di comportarsi diversi a questo sistema che sta per essere strangolato. Ci sono diversi modi per smarcarsi da questo sistema: fare l’orto invece che andare a comprare al supermercato, bere acqua dal rubinetto invece che comprarla. Si tratta di una costellazione di comportamenti civili e civici che sono rivoluzionari e che stanno coagulando in azioni collettive. La soluzione non è lo Scec né la decrescita felice. La soluzione è la gente che capisce e inizia ad avere comportamenti collettivi che vanno nella giusta direzione.

Che cosa sono gli Scec e come si utilizzano?

Lo Scec è la rappresentazione di un valore. In pratica sono dei buoni locali che funzionano come uno sconto. I soci dell’Arcipelago si scambiano una percentuale del valore delle cose in Scec. Per fare un esempio: compro una cosa che costa 10 e la pago 9 euro e un 10% di Scec. In questo caso lo sconto viene rappresentato e rispeso in un altro ente commerciale che aderisce all’Arcipelago. Fisicamente lo Scec si presenta come un pezzo di carta con numero sopra, che non porta debito ed è distribuito gratuitamente. Gli Scec vengono creati attraverso l’iscrizione all’Arcipelago, dove ogni socio riceve 100 Scec in un conto elettronico, una sorta di conto corrente da cui possono essere prelevati o usati in modo elettronico (tramite pc). Una riduzione di prezzo, dal punto di vista legale, è uno sconto incondizionato che può essere applicato fino al 30%. In alcuni mercatini occasionali può funzionare  anche come un vero e proprio baratto, al 100%, ma si tratta di uno scambio tra privati.

Gli Scec sembrano essere strumenti che creano un’economia circolare, limitata al territorio. Questo potrebbe rappresentare anche un limite allo sviluppo economico del territorio stesso?

No, secondo noi si tratta di un enorme valore aggiunto per il territorio, perché lo Scec può essere speso solo in un circuito di piccola e media impresa. Lo scopo è quello di associare tutta la popolazione italiana in modo che l’economia venga spostata verso la piccola e media impresa e non verso la grande distribuzione, che porta via ricchezza dal territorio. Si tratta di un meccanismo che prevede beneficio per tutti e non ci sono benefici individuali.

Questo forte legame con l’economia del territorio potrebbe essere visto come un controsenso con la piattaforma informatica e la possibilità di e-commerce messa a disposizione sul vostro web site?

Il concetto di economia locale va inteso come piccola e media impresa. Non pretendiamo di rinchiuderci in una piccola economia dorata, perché il sistema economico ci induce e guardare oltre noi. Locale deve essere inteso come produttori locali e il circuito delle piccole e medie imprese.

Tornare a un’economia locale in un mondo così globalizzato è davvero possibile?

Non è una questione di possibilità, siamo obbligati ad andare in questa direzione. Il sistema monetario ed economico, che è stato cavalcato dalle multinazionali, è destrutturato. Sempre più persone conoscono le difficoltà di questo sistema. Prima non si capivano bene le diramazioni di questo sistema, ma adesso con l’informazione sempre più rapida, crediamo che tutti quanti dovranno adeguarsi. Non capire ci costa troppo. Chi sta in ruoli di privilegio non può non adeguarsi. Per fare un esempio: c’è sempre più gente che sa che i telefonini vengano costruiti con il lavoro minorile. C’è una maggiore consapevolezza del mondo che sta cambiando e non possiamo non adeguarci.

Quante sono le isole Scec attualmente attive e quali sono i risultati effettivamente raggiunti?

Le isole attualmente attive sono 11. Il risultato è che abbiamo 30 mila soci e 2 milioni e mezzo di Scec in circolazione, quantificabili in 2 milioni e mezzo di euro. I cittadini hanno creato ricchezza ed è un buon risultato. Abbiamo un’enorme attenzione da parte di amministrazioni locali che guardano a quello che facciamo e stiamo guadagnando credibilità nonostante la nostra associazione sia retta solo da volontari. La nostra realtà viene guardata con rispetto e curiosità e per fare un passaggio culturale devi essere credibile. Abbiamo ricevuto anche l’attenzione di grossi imprenditori e di aziende.

Come stanno andando e quale è il consumatore tipo?

Non c’è un consumatore tipo. Lo Scec è come se fosse denaro e ciascuno ha un rapporto intimo ed emotivo con il denaro. C’è chi davvero ha capito che usare lo Scec vuol dire difendere qualcuno, chi li tiene in tasca per farli vedere, c’è quello che si arrabbia perché gli amici non capiscono quello che sta facendo.

Quale è il risparmio generato dall’uso degli Scec?

L’utilizzo dello Scec ha un’enorme capacità di risparmio. Più attività di commercio sono affiliati allo Scec e più risparmio c’è. Per fare un esempio, se sono un dipendente pubblico e mi iscrivo posso avere fino a 500 Scec all’anno o vendere e incassare Scec in modo privato. Se il circuito permette di spendere 1000 Scec all’anno, significa che la nostra iniziativa ha permesso di far risparmiare 1000 Scec alla persona, potenziando il suo potere di acquisto di 1000 Euro. Si tratta di un’azione collettiva: mentre risparmi fai un atto di solidarietà verso il piccolo commerciante.

Si può realmente costruire uno spazio dove la solidarietà reciproca sia la norma e dove non ci sono secondi fini di manipolazione?

Siamo obbligati a realizzarla. Christopher Reeve, quando rimase paralizzato, ha speso la sua vita per far camminare i paraplegici dimostrando che, quando una cosa è impossibile prima diventa probabile e poi diventa inevitabile. Siamo diventati una società autistica e dobbiamo tornare ad essere comunità, con un’economia che si basi su scambi tra le persone e non sul nulla. In buona sostanza, bisogna tornare all’economia reale.

 

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