lunedì, Settembre 27

USA2020: Trump, you’re fired! La vittoria di Biden, in una nazione con discriminazione razziale permanente, fa dire che la giovane democrazia oltre Oceano ha anticorpi per cambiare subito, dopo quattro anni. Resta da capire quali ragioni e motivi rendono il fenomeno Trump fuori dalla Casa Bianca ma non dal potere, così pervasivo per una parte considerevole di popolo

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I can’t breathe (sussurrava il cittadino americano madi pelle nera George Floyd al poliziotto squadrista Derek Chauvin il 25 maggio 2020 che lo ha ucciso volontariamente per soffocamento a Minneapolis con un ginocchio sul suo collo per 8 minuti e 46 sec. Poliziotto con ottime referenze, negli anni scorsi aveva sparato alla pancia una ventiduenne ammazzandola. Ad oggi è sospeso ma libero dopo aver pagato 1 milione! di dollari di cauzione… Questa è l’America in apparenza democratica, che criminalizza da 400 anni gli umani neri, dalla schiavitù alla segregazione razziale)

Sono le 19:00 nell’Emisfero Occidentale del 6 novembre del 2020 e non sappiamo ancora chi negli Stati (Dis)Uniti d’America sia il vincitore effettivo alla corsa delle forse più difficili e pericolose presidenziali americane della sua giovane storia. Mentre diversi giornalisti televisivi e di carta stampata qui da noi (Molinari, Mentana, Formigli) ripetono il mantra della ‘più grande democrazia del mondo’ su cui molti dubbi ho provato a sollevare nelle ultime settimane. Con un clima, che mi comunica chi è lìessere devastante per la più grande…. ecc. ecc. Dove a New York o a Rodeo Drive a L.A. commercianti e ristoratori blindano con tavole di legno vetrine ed ingressidei propri negozi. Roba che siamo abituati a vedere quando in America arriva un uragano di forza violenta, manifestazioni della natura. Qui, al contrario, si tratta di un uragano sociale scatenato da un presidente, the Donald, psicopatico narcisista incendiario che dalle prime pericolose dichiarazioni afferma di non poter (voler) perdere. Già un caso patologico. Resosi ancor più pericoloso in una conferenza stampa con i media nella sala stampa della Casa Bianca, dove alterato fuori controllo e preso dalla foga come non mai, ha azzardato l’accusa più grave, quella di un’’elezione rubata’ ed addirittura di un processo democratico corrotto. Una picconata, non l’ultima, alle regole della pur contorta e contraddittoria democrazia americana.

Con il grave esito che la maggior parte dei network televisivi gli ha tolto l’audio, un fatto inaudito, mai successo, neanche con l’odiato Richard Nixon, quello dello scandalo Watergate per intenderci. Il motivo? Quell’individuo vive nel suo reality show mentale dove vince sempre, dove la sconfitta è un’opzione da non prendere neanche in considerazione. Anzi di più, è proprio fuori del suo vocabolario (im)politico. E poiché i primi voti (ripeto, i primi non gli ultimi!) in giro in alcuni degli Stati lo davano in vantaggio, l’esito non poteva che essere la sua vittoria! Sconcertante e preoccupante per le istituzioni americane e per l’intero processo di governo del Paese. Insomma, ha ‘dichiarato’ la sua apparente vittoria mentre lo spoglio dei voti, in presenza o per posta, come è nelle procedure di voto in quel Paese, andava avanti tra fusi orari diversi dalla costa Ovest a quella Est! In quel ‘deve’ vincere sta tutta la sua personale forma di gestione del potere e la sua follia, calcolata o meno che sia, in una nazione che per ragioni storiche ed attuali versa in condizioni critiche. Come ha dimostrato questo voto al di là della facile retorica.

Con uno spartiacque che già dice molto del modo di comportarsi che induce a relazionarsi in modi affatto diversi. L’attuale l’ho detto, è un pericoloso incendiario di destra, incapace di perdere, malato di se stesso, che ad ogni parola butta benzina sul fuoco di rivolte e contrapposizioni fondate sull’individuazione di un nemico da abbattere. Utilizza, come tutto l’oscuro mondo dei nazional-sovranisti e fa riemergere dalle pagine politiche novecentesche la coppia amico-nemico’ declinata da Carl Schmitt che con le pagine buie di Heidegger teorizzeranno sulla necessità di un ‘Furher, un Capo, unico e solo al comando con cui identificarsi e per il quale immolarsi. Oltre le loro indubbie profondità filosofiche.

Una concezione pericolosa della democrazia che dopo la presa del nazismo con la Shoah pensavamo di aver consegnato alla Storia ma che ritorna oggi in forme e modi pericolosi e preoccupanti. Sono spinte che favoriscono in chi ci crede un’identificazione con atteggiamenti di appartenenza e di tribù con cui fare numero, di natura esclusiva ed escludente, che caccia fuori tutti quelli che ne osano criticare princìpi e metodi. Come sta accadendo anche adesso, con ‘democratici’ cittadini di destra o conservatori, in armi per le strade. Tanto per dire, uno dei più pericolosi al riguardo, che andrebbe messo in condizioni di non nuocere, è quello Steve Bannon che offre ‘consigli’ alla destra Meloni, quella veramente pericolosa a destra, non come il mojito man che recita la parte del truce tra rosari, mascherine di Trump! bacionitanti affari sporchi con la Russia ed in Italia con i suoi commercialisti e che per sovrappiù ignorando tutto del voto americano, da ignorante qual è, non trova di meglio di farsi mandare dove merita sparando la bugia “stanno emergendo brogli, ha ragione Trump”!!! per poi far finta di correggersi.

Con ‘The Indipendent’ che lo apostrofa con uno giustamente sprezzante ‘cheerleader’, quelle ragazze nei campi di basket o altri incontri sportivi che escono in gonnellino e paillettes a ballare sul parquet di gioco durante gli intervalli! Appropriato, visto il livello infimo. Questo è il cliché delle destre: prima sparare ad alzo zero cazzate inverificabili, poi sguazzare nel pantano provocato, infine voltare la barra e far finta di essere moderato, ignorante ma moderato, affermando “gli elettori hanno sempre ragione: è stata una grande prova di democrazia”. Anti democratici a cui anche la stampa del nostro Paese corre dietro sperando in uno scontro o incidente televisivo pronta a soffiar sul fuoco per alimentare con le loro sparate audience televisive deficitarie. Se invece volgiamo lo sguardo alla postura del corpo, alle parole usate, allora ci accorgiamo con Biden che ci troviamo dinanzi ad un anziano politico che si comporta da signore, invitando a considerare l’America una che Lui proverà a riunificare. Impresa difficile per la polarizzazione della politica a livello globale, fomentata da tempo dalle destre non conservatrici e democratiche ma estremistiche con aperte nostalgie neonaziste riaffacciatesi in Europa e nel mondo. Nel sonnolento silenzio di molti.

Per quanto la polarizzazione voluta e cercata dal fCB, fascista alla Casa Bianca, ha avuto il merito, sì il merito oltre il giornalistume italico e nel mondo, di far realmente emergere la peggiore destra complottista di stampo terrorista che ormai apertamente inneggia al suo leader. Un presidente su cui molti hanno preso posizione, lì dove ciò accade con una libertà sconosciuta nelle nostre lande dove nel mondo dello spettacolo pochi decidono di rischiare la propria posizione. Interessanti sono alcune affermazioni lì emerse negli ultimi mesi. Ne riporto alcune da Curzio Maltese (il Venerdì di Repubblica, 30 ottobre), per poi fare alcune considerazioni. Bruce Springsteen: “Trump non ha idea di cosa significhi essere americano. È un narcisista tossico e pericoloso, un insieme di ansia, fragilità e insicurezza” (mi pare quello che coglie meglio certi tratti di personalità del suddetto). Barbra Streisand: “corrotto e indecente”. George Clooney: “è un opportunista, un fascista ed uno xenofobo”. Susan Sarandon: “ricorda quello zio ubriaco che nessuno vorrebbe avere al matrimonio perché prima o poi si alza e dice cazzate”. Jane Fonda, arrestata più volte nei venerdì di protesta contro Trump: “mi auguro che dopo il 3 novembre (ottimista!) sia il Presidente demagogo e tiranno ad essere arrestato” (probabile, finirà lo scudo legale da presidente ed ha problemi seri per evasione fiscale). Per Robert De Niro: “è un sociopatico senza empatia”, dopo averlo correttamente denominato un criminale dai comportamenti da gangster. Questi alcuni dei motivi di divi famosi contrari. BREAKING NEWS mentre finisco il mio articolo giunge notizia il 7 novembre alle 11:24 ora americana che Joe Biden è il NUOVO Presidente degli Stati da ri-unire d’America! Accolgo la notizia con sollievo ma più cauto delle pacifiche manifestazioni di gioia belle a vedersi che dalle strade arrivano ai media mondiali. Qui la mia riflessione prende la via più risolutiva. Biden parla già da Commander in Chief mentre l’altro, quello fired! licenziato, non accetta nulla buttandola in caciara, molto pericolosa se già l’FBI è preoccupata per le voci di gente di destra pronta a sparare. Questi sono i modi autoritari e dittatoriali che le destre utilizzano, negando qualsiasi differenza e diversità da altri.

Una deriva identitaria cui partecipa anche l’Italia con i suoi minuscoli pericolosi capetti e capette. Le cautele, dicevo. Il democratico ha avuto più voti nella storia, ha superato i 75 milioni di voti, mai nessun aspirante presidente come lui, perfino più di Obama, ma come mai in questi giorni di elezioni contrastate non accettando la sua vittoria (come il Berlusca nella seconda vittoria di Prodi) rifiutate osteggiate, abbia raccolto qualcosa come 5 milioni di voti in più? Diverse le ragioni su cui dirò in altra occasione. Qui mi limito a qualche rapida osservazione. Perché in quei commenti sprezzanti e vicini alla verità di donne ed uomini dello spettacolo che ho riportato, circa metà del popolo americano ci si riconosceapprezzando volgarità, non comportamenti formali educati, buone maniere. Insomma, l’abbiamo vissuto prima noi, purtroppo, primato di cui avremmo dovuto fare a meno, era il parlare ‘pane al pane…’ dei primi volgari cafoni beceri leghisti. Era the man of Arcore quando ‘scaldava’ le platee’ con battute a doppio senso, in quel senso lì.., barzellette di una volgarità talmente oscena (a quella della mela inorridii, non sono bacchettone, anzi, per nulla moralista, non pratico religioni, da laico accetto tutto, ma qui siamo nell’estetica della volgarità, è tutto un altro pianeta). Altro elemento, nel lodare le virtù democratiche dell’America, ci sarebbe l’affluenza record al voto.

Di per sé fatto da salutare come positivo, ottenuto perché a favore o contro ha primeggiato una figura estremistica come quella di Trump, tra macchiette pericolose volgarità dette fuori dei denti, oscenità e vicinanze con ambienti di estrema destra (il mai cancellato KKK) e terroristici (QAnon, Proud Boys, gruppi armatiper assaltare la democrazia americana). Tutto un popolo fuori dalle regole paludate di Washington (l’establishment) con i suoi rituali accordi negoziazioni e mediazioni. Trump come un outsider, uno fuori dei giochi, spavaldo ma lindo, pulito e non compromesso. Peccato che una democrazia, per sua misura ontologica, sia spazio dei compromessi, mediazioni, talvolta accordi al ribasso. Se no sono dittature. Ricorda qualcosa? Sì esatto, di nuovo ad Arcore, che non richiamo a caso. Quello che diceva che gli italiani non lo lasciavano lavorare (per i suoi interessi) e che dovevano dargli il 51%, italiani irriconoscenti e pure coglioni! Qualcuno ricorda? Con tre televisioni ed un apparato mediatico servile, con un conflitto di interessi inimmaginabile nei democrazie, presentandosi ad elezioni di cui aveva bisogno, avendo perso il suo padrino politico. Quello anziano oggi ancora inseguito dal Governo attuale per sostegni vari! E gli italiani ci hanno messo vent’anni e ben tre rielezioni per disfarsene (o forse no!), per dire che paese arretrato siamo noi. Dunque la vittoria di Biden, in una nazione con discriminazione razziale permanente, fa dire che la giovane democrazia oltre Oceano ha anticorpi per cambiare subito, dopo quattro anni. Resta da capire quali ragioni e motivi rendono il fenomeno Trump fuori dalla Casa Bianca ma non dal potere, così pervasivo per una parte considerevole di popolo. E come mai ciò accade in molte parti del mondo, con grave pericolo del regime democratico di indirizzo liberale nel prossimo futuro. È ciò che vedremo in seguito.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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