martedì, Maggio 18

USA2020, tra ‘fissazione’ e populismo Ignoranza tra similitudini, somiglianze e diversità, prese tutte in un fascio unico

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Per parlare del tema in oggetto pensavo a diversi prologhi. Poi un amico mi manda una foto e lì ho avuto la conferma, ennesima, della distanza che oppone ‘noi’ a ‘loro’. È un giornaletto fiancheggiatore di una destra italica indecente ed ignorante, priva di progetti e serietà, razzistello e non antifascista quanto basta, tal Liberoaddirittura!, che titola ‘Presidente nell’angolo. La vice mulatta ha già rubato la scena a Biden’. Si parla di Kamala Harris, di origini indiane (India) e giamaicane. Ebbene, la nota che vorrebbe essere di ‘colore’ (è il casodi dirlo) è in quel ‘mulatta’ che vuol fissare la percezione di chi legge a ricordare che è un essere ‘inferiore’ perché vicino al nero. Mi si dirà: ma è mulatta! Certo, ma il denominarla in quel modo vuol dire confermare stereotipi e pregiudizi che i meno istruiti sputano come verità, strumentalizzati da fomentatori politici, gli imprenditori della paura, ed i loro bracci armati para-giornalistici.

A conferma di come si costruiscano, in Italia e dovunque, la categorizzazione sociale con annessa costruzione del pregiudizio. Che attraverso la semantica (mulatta) opera l’immissione in una categoria ma estraendola ed estrapolandola dalle altre. Così dici mulatta e non più donna, politica, vice presidente. Viene ‘fissata’ in una classificazione che categorizza in modo ordinatorio fissando nell’immobilismo etnie e culture con una semplificazione, vera malattia sociale dell’epoca, che definisce, un definire funzionale ad attribuire (i napoletani caciaroni, i genovesi tirchi, i milanesi probi, i cinesi sono tutti uguali, ecc. ecc.) fino a?, già, i negri sono sporchi e clandestini. E non dimentichiamoci degli ebrei. Ignoranza tra similitudini, somiglianze e diversità, prese tutte in un fascio unico. Ah sì, fascio come premessa estetico-politica del fascismo, nelle sue diverse forme storiche e risorgenze politiche. Frutto di parole simboli atti gesti. E mentre in Italia siamo messi proprio male tra questi figuranti di destra altrove da noi il neofascista Orbàn in Ungheria fa la guerra da anni a George Soros, ebreo e per giunta miliardario, perché gli ebrei sono ricchi e sfruttano il mondo. Mi sovviene poi quando l’anno scorso quel giornalucolo a proposito del clima globale sostenuto con forza ed abnegazione dalla 16nne Greta Thunberg, giovane attivista svedese, l’apostrofò con il ‘Littorio’ Feltri sul quel miserabile libello con un ‘Gretina’. Ecco, con tutta la tolleranza possibile, ma con omuncoli del genere non si può avere niente a che farci.

Volgari sguaiati rabbiosi cattivi individui, quelli subito pronti, soprattutto a destra non c’è nulla da fare, a storpiare nomi, a trovare la battuta greve, a fare allusioni. I giornalettisti alla ….., ……, ……., non li nomino, coccolati da una tv che finge di essere tanto democratica invitandoli. Dopo di che, il punto è che emergono, morte le ideologie, visioni ideologiche diverse della società, legittime quando improntate ad un dialogo civile. Ma siamo anche ad una diversità quasi ‘genetica’, antropologica tra posizioni inconciliabili, frutto delle dinamiche di frattura delle forme di coesione sociale, anzi di rottura di un patto sociale che dovrebbe tenere unità la società delle differenze e diversità. Come quando l’ignorante Salvini inneggiava (i video sono prove) al Vesuvio che ‘bruciasse’ i napoletani. Sporchi e terroni. Bruciare, è stato fatto, dal nazismo.

È come se dicessi, come qualsiasi leghista e/o neo-postfascistello: nella diffusione del virus Covid-19 non possiamo che essere contenti per la morte di migliaia di settentrionali, perché sicuramente erano in larga parte leghisti. Oppure, sono contento che il fiume Seveso esondi di continuo a Milano, tra tutti quei leghisti… e via così. E non riporto l’odio da social che in molti vomitano contro ebrei, omosessuali, transgender, lesbiche o chiunque appaia un poco ‘diverso’, individui privi di strumenti per riconoscere l’altro in ogni forma e veste e dinanzi ai pericoli alle difficoltà alle complessità di cui la società è portatrice, inseguono il mito dell’identità, di un’uguaglianza tra uguali dove confermarsi le proprie acritiche certezze. Qui si misurano elementi interiori che strutturano la personalità individuale, fattori psicologici che si riverberano verso l’esterno alle variabili strutturali e culturali che orientano l’agire di un individuo in una direzione che alla fine sarà sempre il prodotto di una scelta compiuta in libero arbitrio. Frutto risultato ed esito della messa in discussione delle proprie premesse. Questo deficit di messa in dubbio lascia emergere un discrimine culturale se non antropologico sulla diffusione nel dibattito pubblico di argomenti privi di dialogo e reciprocità. Appunto, la reciprocità inter-individuale che dove manca o è carente fa deperire la risorsa della fiducia. E qui va ricordato che la dinamica della reciprocità presenta un range di possibilità di espressione delle relazioni sociali per formare una società aderendo ad una qualche forma di fiducia sociale. La reciprocità è un sentiero che percorriamo tutti, stretto e tortuoso, entro il quale ciascuna coppia di persone o attori (A e B) dispone di sette possibili tipi di reciprocazione, con cui è possibile estendere le relazioni sociali fino a formare società. La modellizzazione costituisce l’interfaccia dell’agire empirico concreto che ciascuno di noi applica alla sua rappresentazione della vita sociale quotidiana. Applicatevi a pensare ad ogni concreta relazione della vita sociale, con figli, coniuge, amante, datore di lavoro, colleghi, transazioni economiche, insomma la vostra vita sociale di ogni giorno. Questa una succinte raffigurazione: 1) A(chiamatelo come volete) sceglie B (idem); B sceglie A(massima attrattiva di reciprocazione); 2) A sceglie B; B è indifferente; 3) A sceglie B; B rifiuta A; 4) A e B sono indifferenti (stallo reciproco); 5) A rifiuta B; B sceglie A; 6) A rifiuta B; B è indifferente; 7) A rifiuta B; B rifiuta A (massima repulsione reciproca). Questo modello, adattamento dallo schema della ‘sociometria’ di J. L. Moreno (1940, 1980), è formulato, con opportuni parametri, per uno studio quantitativo degli aspetti psicologici concernenti le reazioni sociali. Come detto, è uno spazio relazionale molto stretto.

Difatti l’attribuzione di un carattere fiduciario alla relazione realizza le sue prerogative iniziali nel punto 1, qualora due attori decidano di sottoporsi al reciproco vaglio di una valutazione degli inganni, delle mistificazioni, o della volontà di apertura. I punti 2 e 3, al contrario e con esiti simili, determinano un’afasia relazionale nelle varianti di uno stallo ovvero di un esplicito rifiuto. I punti da 5 a 7 “condannano” l’aspettativa all’apertura relazionale da parte dell’altro della relazione sociale. Come è facile rilevare, sono molto ristretti gli spazi relazionali che motivano due individui all’apertura, e nondimeno in quella piccola faglia riesce a passare, con molte fatiche guerre conflitti, lo scambio interattivo che struttura relazioni e società. Ora, prendete questo modello, esito del nostro comportamento ed agire sociale concreto, quelli che nella realtà sociale ci impegnano ogni giorno ed applicatelo nel punto tre di cui sopra alla progettualità di Biden, soggetto A, ed il rifiuto istituzionale di accettazione della sconfitta da parte di Trump, B, che delegittima ogni regola istituzionale dal ruolo istituzionale massimo che ancora occupa. Mentre i suoi sostenitori sfegatati negano qualsiasi legittimità alla realtà, qui dei numeri per cui Biden “è” vincitore, adducendo, al solito, brogli e comunque il ‘loro’ Trump non può non vincere. Un cortocircuito mentale ed intellettivo che produrrà disastri strutturali di cui già si intravvedono le premesse. Con l’occupazione ‘armata’ dello sconfitto che riempe Cia e poi Fbi e poi chissà cos’altro di ‘mine vaganti’, suoi fedelissimi, così da prefigurare un clima di guerriglia permanente. Quella che da alcuni decenni la destra populista nel mondo ha cominciato a porre sul cammino politico internazionale con questi comportamenti. Dare sempre addosso all’avversario parlandogli sopra, negando tutto ciò che emerge come opinabile. Non dare mai credito ad una fonte istituzionale ma alle menzogne ignoranti o costruite sui social, nuovo arbitro ‘morale’ e politico del mondo, menzogne che naturalmente smonterebbero sempre i complotti delle élite, politiche economiche o morali. Questo scenario è il racconto di questi anni (in realtà da quando gli umani fondano società, ben rappresentato nel capolavoro di Stanley Kubrick “2001 odissea nello spazio”, in cui una scimmia di uno dei due gruppi che si fronteggiano brandisce un osso di un animale morto e giocandoci imprime sempre più forza, finché non spacca i resti di quell’animale e capisce che ha un’arma che la rende superiore ed attacca i componenti dell’altro gruppo). Lo spazio ed il tempo è quello odierno di un’accelerata globalizzazione economica che dalle sue fulgide premesse è giunta ad esiti che si sono tradotti, unitamente a fattori culturali come l’istruzione, in una dinamica di polarizzazione tra visioni, progetti, strategie, azioni tra loro in contrasto, tali da alimentare un conflitto sociale permanente. Al nocciolo per così dire ‘atomico’ di questo riflettere sta infine un quesito la cui varietà di risposte orienta ad un’azione piuttosto che ad un’altra. Sintetizzabile nei seguenti interrogativi: a) quanto, su che cosa, chi, per quanto tempo è possibile tollerare per i tolleranti?; b) come e fin dove può spingersi l’apertura di un tollerante e come può provare ad essere intollerante ai fini di un agire solidaristico e pluralista?; c) dobbiamo ascoltare il pensiero di tutti? Se sì, quali sono i criteri misure pesi contrappesi valori che utilizziamo perché si contemperi l’ascolto verso tutti con il parlare di chi ha competenze per argomentare? Ovverossia, da un versante ci sono le folle ed il popolo emozionale nell’epoca dell’esposizione del sé al mondo, con le proprie frustrazioni sconfitte incapacità, dall’altra parte ci sono coloro i quali cercano di argomentare con fatti, numeri, ipotesi, ragione ciò che i giubilanti dell’ignoranza non riescono a motivare. Da ciò si evince che questi ultimi non riflettono sulle loro presunte certezze, i primi riflettono con dubbio. Cervello vs. pancia, pensiero lento vs. velocità elettronica come scrivo spesso in esergo. ‘Noi’ migliori(?), loro barbari, ma non quelli di Kavafis. Qui però oltre a provare a comprendere, è necessario schierarsi. Dunque è urgente cercare di individuare modalità e fenomeni che hanno prodotto la situazione sociale saturata di populismi portandoci nell’epoca storica dove siamo ritratti su di noi rattrappiti sui temi e problemi del mondo cercando un caldo illusorio passato per non voler rischiare il futuro.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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