venerdì, Maggio 14

USA2020: gli estremisti di destra preparano la loro ‘guerra civile’ Gli estremisti di estrema destra fanno paura nel post-voto. E negli ultimi giorni la paura ha preso la forma di vetrine dei negozi sbarrate da protezioni antisfondamento, recinzioni

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Disordini e violenze di piazza, addirittura vere e proprie rivolte, a causa della delegittimazione del voto per posta portata avanti in queste settimane dal Presidente uscente Donald Trump e della sua accusa ai democratici di Joe Biden di ‘rubare’ il voto. E’ quanto si attende dalla prossima notte e per i giorni a venire nel post-voto USA 2020. I voti via posta richiedono molto tempo per essere scrutinati, alcuni Stati hanno preventivato 9 giorni di lavoro. In queste giornate il rischio di violenze è decisamente alto. Da settimane si è preventivato il rischio e però negli ultimi giorni la paura ha preso la forma di vetrine dei negozi sbarrate da protezioni antisfondamento, recinzioni, alcune grandi catene di negozi, tra queste Tiffany, oggi hanno deciso di restare chiuse in vista delle violenze. Persino la Casa Bianca ha paura, infatti è assediata dietro a recinzioni non scalabili.

Una paura per nulla infondata, visto che c’è un pezzo di America che crede che la violenza post-elettorale sia giustificata se vince la parte opposta alla propria, si tende a giustificare la violenza come un modo per raggiungere obiettivi politici. A sostenerlo sono 5 studiosi che hanno realizzato una ricerca resa nota già a settembre Larry Diamond, senior fellow della Hoover Institution; Lee Drutman, senior fellow della New America; Tod Lindberg, senior fellow presso l’Hudson Institute; Nathan P. Kalmoe, professore associato di comunicazione politica presso la Louisiana State University; Lilliana Mason, professore associato di governo e politica presso l’Università del Maryland.

Affermano questi cinque studiosi che «questo Paese è diretto verso la peggiore crisi post-elettorale in un secolo e mezzo. La nostra più grande preoccupazione è che un’elezione presidenziale contestata -soprattutto se ci sono contese ravvicinate in alcuni Stati altalenanti, o se un candidato denuncia la legittimità del processo- potrebbe generare violenza e spargimento di sangue», e sottolineano «aumento negli ultimi mesi del numero di americani -sia democratici che repubblicani- che hanno affermato di pensare che la violenza sarebbe giustificata se la loro parte perdesse le imminenti elezioni presidenziali».

A questi militati, repubblicani piuttosto che democratici, che, in giacca e cravatta, si dicono disponibili alla violenza, si aggiungono gli estremisti di estrema destra -quelli del presunto complotto per rapire il governatore del Michigan e manifestazioni come quella che i Proud Boys hanno tenuto a Portland a settembre.

Per alcuni gruppi militanti di estrema destra, afferma ‘Politico’ in un lungo servizio di due giorni fa, «il giorno delle elezioni rappresenta più del semplice momento in cui l’America sceglie il suo prossimo Presidente. È diventato un grido di battaglia prepararsi per una profezia di vasta portata di imminente guerra civile»

Sempre ‘Politico’, riferisce di un recente rapporto di Armed Conflict Location & Event Data Project, in collaborazione con MilitiaWatch, il quale «suggerisce che un fattore predittivo per potenziali milizie e attività di gang di strada è se un’area è percepita come la base per ‘colpi di Stato di sinistra’. Stati elettorali critici come Georgia,Michigan, Pennsylvania e Wisconsin rientrano in questa categoria, così come i tradizionali focolai di attività della milizia, come l’Oregon. Inoltre, i luoghi con una forte presenza democratica, ma non travolgente, tendono ad essere terreno di scena per tale attività. Nell’ultimo mese, il rapporto afferma che ci sono state solide attività di reclutamento e formazione da parte di milizie e organizzazioni di gang di strada».

Questi gruppi hanno obiettivi diversi. Alcuni mirano a rovesciare lo Stato, altri a creare uno Stato etnico bianco, altri semplicemente contro la sinistra e i movimenti di base di sinistra.

Alexander Hinton, docente di Antropologia e Direttore del Center for the Study of Genocide and Human Rights della Rutgers University, spiega bene chi sono e a cosa mirano questi gruppi che nei prossimi giorni si teme potrebbero entrare in azione.

Prima di tutto serve fare chiarezza e distinguere le diverse tendenze di questo mondo. «Non tutti gli estremisti di estrema destra sono suprematisti bianchi militanti. La supremazia bianca, la fede nella superiorità e nel dominio razziale dei bianchi, è uno dei temi principali di molti credenti di estrema destra. Alcuni, come il Ku Klux Klan e i neonazisti, sono gruppi di odio estremamente hardcore. Altri, che a volte si identificano con il termine ‘alt-right’, spesso mescolano razzismo, antisemitismo e rivendicazioni di vittimizzazione dei bianchi in modo meno militante. Inoltre, ci sono quelli che alcuni esperti hanno chiamato ‘alt-lite’, come i Proud Boys, che sono meno violenti e rinnegano la supremazia dei bianchi anche se promuovono il potere bianco glorificando la civiltà bianca e demonizzando le persone non bianche, compresi i musulmani e molti immigrati». «C’è un’altra importante categoria di estremisti di estrema destra che si concentrano più sull’opposizione al governo che sulle differenze razziali. Questo cosiddetto ‘patriot movement’, che include ‘manifestanti fiscali e milizie, molti pesantemente armati e una parte provenienti da ambienti militari e delle forze dell’ordine. Alcuni, come i Boogaloos con la camicia hawaiana, cercano la guerra civile per rovesciare quello che considerano un ordine politico corrotto».

Gli estremisti di estrema destra sono infiltrati nelle comunità di tutta l’America. «Il KKK, spesso pensato come centrato nel sud, è presente da costa a costa. Lo stesso vale per altri gruppi estremisti di estrema destra, come illustrato dalla Hate Map del Southern Poverty Law Center».

Gli estremisti di estrema destra non sono persone ignoranti delle fasce povere del Paese, «includono persone che scrivono libri, indossano cappotti sportivi e hanno diplomi avanzati. Ad esempio, nel 1978 un professore di fisica diventato neonazista ha scritto un libro che è stato chiamato la ‘bibbia della destra razzista’. Altri leader del movimento hanno frequentato università d’élite».

Gli estremisti di estrema destra, poi, «sono stati i primi utenti di Internet e ora prosperano sulle piattaforme dei social media, che usano per agitare, reclutare e organizzare», né si può dire che i gestori di queste grandi piattaforme abbiano effettivamente la capacità di bloccare loro l’accesso.

Molte persone associano l’estremismo di estrema destra all’ascesa di Trump, afferma Hinton. «È vero che i crimini d’odio,l’antisemitismo e il numero d gruppi di odio sono aumentati notevolmente dall’inizio della sua campagna nel 2015. E il movimento QAnon– definito sia un ‘delirio collettivo’ che un ‘culto virtuale– ha guadagnato un’attenzione diffusa. Ma gli estremisti di estrema destra erano qui molto prima di Trump. La storia dell’estremismo del potere bianco risale alle pattuglie di schiavi e all’ascesa del KKK dopo la guerra civile. Negli anni ’20, il KKK aveva milioni di membri. Il decennio successivo vide l’ascesa dei simpatizzanti nazisti, tra cui 15.000 ‘camicie d’argento’ in uniforme e un raduno filo-nazista di 20.000 persone al Madison Square Garden di New York City nel 1939. Pur adattandosi ai tempi, l’estremismo di estrema destra è continuato nel presente. Non dipende da Trump e rimarrà una minaccia indipendentemente dalla sua importanza pubblica».

Altro elemento importante da tenere presente in queste giornate di potenziali attacchi è che gli estremisti di destra non sonolupisolitari. Queste persone «non sono sole. La maggior parte degli estremisti di estrema destra fa parte di comunità estremiste più ampie, comunica tramite i social media e distribuisce post emanifesti. Pensare a questi estremisti come a dei ‘solitari’ si rischia di perdere la complessità delle loro reti», conclude Alexander Hinton. E’ proprio la complessità di queste reti, sulle quali la retorica di Trump funge da benzina sul fuoco, che preoccupa gli USA, probabilmente intrappolati per qualche settimana nell’attesa dei risultati, e poi dei riconteggi e dei verdetti dei tribunali.

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