martedì, Ottobre 26

USA2020: che succede in caso di voti contestati o di parità? Molte cause legali sul conteggio e sul riconteggio dei voti in diversi Stati chiave potrebbero essere intentate. Da non escludere che il Collegio elettorale produca un voto pari. Ecco cosa succede in questi casi

0

Se c’è una certezza circa USA 2020 è che la notte del 3 novembre gli Stati Uniti non sapranno chi sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca. Il motivo oramai è noto: il voto postale, ovvero le modalità di conteggio, molto diverso da Stato a Stato, e i tempi lunghi che in gran parte degli Stati richiederà il conteggio, non solo per la complessità della procedura, ma anche per la gran mole di voti per posta che queste presidenziali in era Covid-19 hanno causato. Il secondo motivo è che nel clima polarizzato che da mesi si sta vivendo negli Stati Uniti le contestazioni da parte dell’uno o dell’altro dei candidati -con relative richieste di riconteggio dei voti fino al ricorso ai tribunali- sono più che probabili, si attendono in modo particolare dal Presidente uscente Donald Trump che da mesi li preannuncia.

La mattina del 4 novembre gli americani non sapranno chi è il vincitore, e molto probabilmente ci vorranno giorni, se non settimane, perché lo possano finalmente sapere. Nelle prime ore della notte americana tra il 3 e il 4 novembre, quando ci saranno i dati relativamente al voto di persona ma mancheranno quelli postali, i primi risultatipotrebbero far prendere abbagli, potrebbero infattiessere molto diversi da quelli finali, per la mancanza dei voti per posta ma anche per tutta una serie di complicati tecnicismi elettorali spiegati molto bene da ‘CNN. Nei giorni successivi,invece, quel che probabilmente accadrà -a meno di un improbabile oramai risultato molto netto di Joe Biden o di Donald Trump, escluso dai più- sarà una battaglia legale a colpi di riconteggi di voti e di cause legali. E’ in questo spazio temporale, per altro, che si teme lo scoppio di violenze.

Uno scenario molto preoccupante viene dipinto dal noto economista Nouriel Roubini, già Senior Economist for International Affairs nel Council of Economic Advisers della Casa Bianca durante l’Amministrazione Clinton. «Se i risultati iniziali riportati nella notte delle elezioni non indicano immediatamente una svolta per i Democratici, Trump dichiarerà quasi certamente la vittoria negli Stati del campo di battaglia prima che tutte le schede per corrispondenza siano state contate», scenario che nelle ultime ore Donald Trump ha negato, dicendo ai giornalisti di non voler dichiarare vittoria prematuramente il giorno dell’Election Day, ovvero prima che si chiuda il conteggio dei voti. Prosegue Roubini: «Gli agenti repubblicani hanno già in programma di sospendere il conteggio negli Stati chiave contestando la validità di tali schede. Condurranno queste battaglie legali nelle capitali statali controllate dai repubblicani, nei tribunali locali e federali con giudici nominatida Trump, una Corte Suprema con una maggioranza conservatrice 6-3e una Camera dei Rappresentanti dove, nel caso di un Collegio Elettorale pareggio, i repubblicani detengono la maggioranza delle delegazioni statali».

Certamente la preoccupazione che la contestazione dei risultati e le battaglie legali che si aprirebbero nel caso, appunto, di contestazione, possa sfociare in una crisi istituzionale, molto è legata anche al fatto che i tribunali e la Corte Costituzionale (questa in particolare dopo la nomina di Amy Coney Barrett) sono saldamente in mano repubblicana.
Per capire queste preoccupazioni, però, bisogna capire il complicatissimo sistema elettorale americano.

In primo luogo bisogna sempre ricordare che negli USA il Presidente e il vice Presidente non vengono eletti dal voto popolare generale, bensì dal Collegio Elettorale, composto dai grandi elettori. In totale sono 538.
Per vincere la Casa Bianca bisogna avere 270 voti elettorali, il famoso ‘magic number’.
Il numero degli elettori in ogni Stato è uguale a quello dei membri del Congresso che rappresentano ciascuno Stato.

I grandi elettori si riuniranno il 14 dicembre ed eleggeranno il Presidente e con esso il vice Presidente.

I problemi sorgono in caso di parità di voti nel Collegio Elettorale.
C’è da sottolineare che, come ricorda la ‘
CNN, il 40% delle elezioni presidenziali della storia degli Usa sono state elezioni moltoravvicinate’,ovvero decise da un margine di 30 mila voti o minore e il 20% da un distacco inferiore ai 10 mila voti. Le elezioni ravvicinate sono la regola, non l’eccezione. Il rischio di pareggio è la norma.

Proprio perché le elezioni ‘ravvicinate’ sono la regola, e, considerando i sondaggi di queste ultime ore, USA 2020 si suppone sarà un voto al fotofinish, il primo problema sorgerà sul conteggio dei voti nei diversi Stati. Gli esperti di elezioni presidenziali si attendono molte cause legali sul conteggio dei voti e sul loro riconteggio.
L
a legge statale disciplina quasi ogni aspetto del processo elettorale, di conseguenza, le cause si terranno nei tribunali statali, che applicheranno le leggi di quello Stato. Ciò significa che la legge statale, come interpretata e applicata dai tribunali statali, determinerà -per come è organizzato il funzionamento del Collegio Elettoralequale candidato vince i voti elettorali di quello Stato. Nel caso di contestazione della decisione del tribunale, la decisione finale spetta alla Corte Suprema dello Stato in questione.
Raramente c’è un successivo passaggio alla Corte Suprema federale. E tuttavia può esserci, come accaduto nel caso Bush v. Gore del 2000. Le decisioni dei tribunali locali, infatti, possono essere appellate alla Corte Suprema quando si contesta ladecisione del tribunale locale sostenendo che questo abbia violato la Costituzione.
Nel 2000 il problema sorse in Florida, non è difficile prevedere una o anche più sfide simili che sorgeranno nelle elezioni del 2020, e questa volta il caos potrebbe estendersi in diversi Stati. Molti esperti, infatti, prevedono la possibilità di azioni legali in diversi Stati chiave.

Esperti che sottolineano come la possibilità che siano i tribunali -locali piuttosto che la Corte suprema federale- a decidere il voto potrebbe innescare un problema politico e un problema di ordine pubblico non da poco, in un clima polarizzato come l’attuale. Una anticipazione la si è avuta con la nomina di Barrett alla Corte Suprema, divenuta essa stessa una questione critica di un intenso conflitto partigiano quale quello delleelezioni 2020.

Superati i problemi legali legati alla contestazione dei voti, torniamo al Collegio Elettorale. In caso di parità di voti del Collegio Elettorale, l’elezionepresidenziale entra in quello che viene definitoprocesso di emergenza-il che è accaduto tre volte nella storia americana, tutte nel 19 ° secolo– e la palla a questo punto passa al Congresso, con la Camera che è chiamata eleggere il Presidente e il Senato chiamato eleggere il vice Presidente.
I Padri Fondatori volevano che il Congresso fosse il piano di riserva se il Collegio Elettorale non avesse prodotto un vincitore, oggi il sito 270toWin elenca 64 scenari ipotetici in cui sia Joe Biden che Donald Trump potrebbero ottenere 269 elettori, cioè la parità.

Al Senato ogni senatore vale un voto, alla Camera a decidere non sarebbero i singoli rappresentanti bensì le delegazioni dei singoli Stati che, in questo caso, hanno tutte il medesimo peso -indifferentemente dal numero degli abitanti dei diversi Stati-, uno Stato vale un voto.

Questi due differenti sistemi aprono la prospettiva, improbabile ma non impossibile, di una coabitazione forzata tra un Presidente e un vice Presidente di due partiti diversi. E’ il trabocchetto del cosiddetto ‘scenario 1824’, che si concretizzò per la prima e unica volta in occasione delle elezioni del 1824.

In caso di pareggio a scegliere Presidente e vicePresidente non sarebbe il Congresso attuale, ma quello che uscirà dal voto del 3 novembre. Se, in seguito al rinnovo dei due rami di Capitol Hill che coincide con le presidenziali (totale per la Camera, pari a un terzo per il Senato), i democratici conquistassero la maggioranza al Senato ma, pur vincendo anche alla Camera, lasciassero ai repubblicani l’attuale controllo delle delegazioni, in caso di parità avremmo quindi Donald Trump Presidente con Kamala Harris come numero due. Viceversa, se i repubblicani mantenessero il Senato e i democratici strappassero loro il controllo delle delegazioni alla Camera, avremmo Joe Biden Presidente con Mike Pence come vice.

Qualora la Camera non riuscisse a eleggere un vincitore entro il 20 gennaio 2021, il vicepresidente diventerebbe Presidente facente funzioni. Se, nel frattempo, nemmeno il Senato fosse riuscito ad eleggere il vicepresidente, le funzioni di Presidente passerebbero alla speaker della Camera, Nancy Pelosi, in attesa che si sblocchi lo stallo nei due rami del Congresso.

Attenzione: il Congresso potrebbe essere coinvolto nelle elezioni del 2020 anche nel caso ci fossero controversie sui totali dei voti in vari Stati,il che non è del tutto improbabile in questo 2020.

Da anni il sistema elettorale americano è in discussione, ma oltre la complessità del sistema, in queste presidenziali 2020 a preoccupare è il sistema legale per niente chiaro. Uno degli scopi principali di un regime legale ben costruito è fornire un quadro chiaro in anticipo per risolvere le questioni controverse, afferma Richard Pildes,professore di diritto costituzionale alla New York University, «la Costituzione non crea regole o una struttura istituzionale per risolvere una elezione presidenziale moderna e controversa».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->