venerdì, ottobre 19

USA: verso le elezioni di medio termine Gli scenari alla vigilia di un'importante passaggio elettorale nella vita politica statunitense

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Il prossimo 6 novembre si terranno le elezioni di medio termine negli Stati Uniti d’America. Si tratta di uno degli strumenti volti a garantire l’equilibrio dei Poteri tra le varie istituzioni del Paese e si tengono il martedì successivo al primo lunedì di novembre, due anni dopo le elezioni presidenziali, per l’appunto a metà del mandato. Istituite nel 1910, sotto la Presidenza di William Taft, riguardano i membri della Camera dei Rappresentanti (435), un terzo dei membri del Senato (tra i 33 e i 35, a seconda degli anni), i Governatori di trentasei Stati su cinquanta e molti membri di istituzioni pubbliche (in questo caso, circa 6000). Cambiando la composizione delle due Camere, si vuole evitare che un Presidente possa contare per tutto il mandato su una maggioranza troppo stabile: non è raro, infatti, che la Camera dei Rappresentanti si sciolga dopo le elezioni di medio termine. Questo dipende anche dal fatto che questo appuntamento elettorale è una sorta di esame di gradimento per la politica della Casa Bianca e che, molto spesso, dopo due anni di amministrazione, il gradimento del pubblico nei confronti di un Presidente tende a calare: durante le campagne elettorali per le presidenziali, infatti, gli elettori si esprimono su progetti astratti, mentre con le elezioni di medio termine ci si confronta con l’attuazione delle promesse elettorali e gli effetti delle politiche messe effettivamente in campo.

Le prossime elezioni di medio termine si prefigurano molto combattute ed avranno un peso politico maggiore rispetto al passato, in quanto saranno la prima prova di giudizio per la controversa politica di Donald Trump: eletto nel 2016, Trump si è da subito presentato come il candidato che puntava a stravolgere i tradizionali canoni della politica USA. Avversato da gran parte del suo stesso partito, il Republican Party (Partito Repubblicano), e legato ad esponenti dell’Estrema Destra nazionalista e razzista, Trump ha basato la propria politica su un linguaggio politicamente scorretto, sullo smantellamento di tutte le riforme sociali messe in moto dalla precedente amministrazione democratica di Barack Obama, sulla lotta intransigente all’immigrazione e su di una politica estera unilaterale, isolazionista ed aggressiva. L’atteggiamento del nuovo Presidente, da un lato, ha indignato un gran numero di statunitensi, particolarmente gli strati colti delle grandi città, dall’altro, ha infiammato gli animi della parte più popolare, in particolare nelle campagne (una divisione, quella tra mondo urbano e mondo rurale, che in tutto il mondo sviluppato, e in particolare nell’Unione Europea, è tornata a mostrare la propria violenza). È chiaro, dunque, che le vicine elezioni di medio termine rappresenteranno un passaggio elettorale fondamentale per Trump che, oltre all’opposizione politica, deve fronteggiare guai giuridici sempre più gravi e numerosi.

Gli indicatori più significativi si avranno in Stati importanti del sud come il Texas dove, ad esempio, si confronteranno per il Senato Ted Cruz (rappresentante della Destra dei repubblicani, sconfitto alle primarie dallo stesso Trump) e Beto O’Rourke (che, se dovesse aggiudicarsi il seggio, sarebbe il primo Senatore democratico texano degli ultimi venticinque anni), o il Tennessee, dove Marsha Blackburn (legata all’Estrema Destra) sfida il Governatore uscente Phill Bredesen (democratico). In entrambi i casi, un eventuale successo dei candidati della Destra sarebbe una conferma del gradimento dei cittadini USA per le politiche di Trump.

Un altro indicatore significativo sarà la conferma o meno di importanti personalità del Democratic Party (Partito Democratico), come Kristen Gillibrand, nello Stato di New York, Diane Feinstein, in California, Elizabeth Warren, nel Massachusetts, ed Andrew Cuomo, candidato al Governatorato di New York: in tutti questi casi, una mancata elezione di membri di spicco dei democratici rappresenterebbe una conferma per Trump e per le sue politiche. D’altro canto, la crescente indignazione degli ambienti democratici nei confronti della politica dell’attuale Presidente ha rafforzato l’ala Sinistra del partito, quella che si riconosce nelle posizioni di Bernie Sanders: per uno dei seggi alla Camera dei Rappresentanti, infatti, è data come favorita la democratica Alexandria Ocasio-Cortez, candidata a New York (ovvero in un feudo democratico) e rappresentante dell’ala Sinistra democratica.

In Florida, invece, Andrew Gillum tenta di divenire il primo Governatore afroamericano dello Stato: se da un lato Gillum può contare sul sostegno di diverse personalità schieratesi apertamente in favore delle messa in stato d’accusa nei confronti di Trump, dall’altro dovrà confrontarsi con il repubblicano Ron DeSantis, uno dei fedelissimi del Presidente. Situazione simile in Georgia, dove la democratica afroamericana Stacey Abrams tenterà la scalata al Governatorato contro il reazionario Brian Kemp. Oltre ai candidati afroamericani, è interessante notare come siano presenti diversi candidati appartenenti alla comunità LGBT (Lesbo Gay Bisessuale Transessuale), come Lupe Valdez, candidata a Governatrice del Texas, o Christine Hallquist, nata con il nome di David e candata a Governatrice del Vermont. L’affermazione di candidati afroamericani o LGBT non sarebbe certamente un segnale favorevole a Trump che, in più di un’occasione, ha esternato posizioni sessiste. La questione rischia di trasformarsi in un problema per il Presidente dato che, secondo un recente sondaggio, la gran parte delle donne statunitensi (63%) non ha apprezzato le esternazione dell’inquilino della Casa Bianca: le prossime elezioni di medio termine, inoltre, presenteranno il maggior numero mai registrato di donne in corsa per un seggio in una delle due Camere (257 di cui oltre 100 riusciranno probabilmente ad ottenere la vittoria).

Se le elezioni di medio termine dovessero confermare il successo di Trump e della sua linea politica, una delle prime reazioni del Governo sarebbe la ripresa della linea dura sull’immigrazione: dopo lo scandalo dei bambini separati dalle famiglie al confine con il Messico, il Governo ha dovuto parzialmente ammorbidire le misure intraprese contro coloro che tentano di entrare illegalmente negli USA; un’eventuale vittoria della linea ‘trumpista’ confermerebbe alla Casa Bianca la sostanziale marginalità dell’opposizione a tali misure.

Un altro punto importante su cui l’attuale Governo potrebbe tornare, se dovesse raccogliere risultati positivi dalle elezioni di medio termine, è quello della Sanità: dopo aver fallito nel tentativo di smantellare la cosiddetta Obamacare, Trump potrebbe tornare all’assalto del Sistema Sanitario, forte di una conferma elettorale.

Infine, c’è la questione delle armi: ogni anno, negli USA il numero di morti per arma da fuoco è impressionante e le stragi compiute da squilibrati pesantemente armati sono estremamente frequenti. Nonostante ciò, l’acquisto di armi da fuoco resta semplicissimo e non soggetto a limitazioni significative; sulla questione, Trump è sempre stato contrario a qualsiasi intervento restrittivo: se i democratici dovessero ottenere un buon risultato, sarebbe forse possibile fare maggiori pressioni su questo fronte, anche se la potentissima lobby delle armi difficilmente permetterebbe interventi significativi.

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