martedì, Settembre 21

Usa: una economia fondata sulla guerra

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Le imprese operanti nel settore militare risentono profondamente delle valutazioni sulle possibili degenerazioni in conflitto aperto dei vari focolai di tensione disseminati in giro per il pianeta espresse dalle banche e dai principali analisti finanziari, dal momento che alimentando la percezione del rischio bellico si esorta i governi ad incrementare le spese militari  inducendo allo stesso tempo gli investitori a convogliare il proprio denaro verso i listini azionari delle compagnie legate al comparto della difesa. Sotto l’Amministrazione Bush, le spese militari sono passate dai 316 miliardi di dollari nel 2001 ai 329 nel 2002, ai 377 nel 2003 e ai 400 nel 2004 (se si considerano le spese complessive destinate alla difesa, il bilancio sale tuttavia a quota 750 miliardi di dollari nel 2004). La cosa non stupisce, se si pensa a quanti lobbisti del comparto militar-industriale fossero inseriti nei gangli vitali del governo. Da storico membro del consiglio d’amministrazione della compagnia Gulfstream Aerospace, il segretario di Stato Colin Powell era riuscito ad incamerare lauti profitti facendo ottenere all’azienda lucrose commesse per la fornitura di aerei a Kuwait ed Arabia Saudita. Successivamente, il membro del consiglio d’amministrazione Colin Powell e il direttore della società Donald Rumsfeld – segretario alla Difesa sotto l’Amministrazione Bush – hanno visto incrementare notevolmente il valore dei propri pacchetti azionari con l’acquisizione della Gulfstream Aerospace da parte del colosso General Dynamics. La General Dynamics era presente anche tramite il vicesegretario di Stato Richard Armitage, ex membro del consiglio di amministrazione della General Dynamics Electronic Systems, e il segretario della marina militare Gordon England, anch’egli funzionario di rilievo della stessa compagnia.

La Lockheed Martin è invece una della contrattiste di punta del Pentagono, sia riguardo alle tecnologie finalizzate alla realizzazione dello “scudo spaziale”, sia per la fornitura dei caccia F-22 e Joint Strike. L’ex amministratore delegato della Lockheed Martin Anthony Principi, venne nominato segretario del Dipartimento per gli Affari dei Veterani. Norman Minetta e Michael Jackson, vicepresidenti della compagnia, assunsero rispettivamente gli incarichi segretario e vicesegretario dei Trasporti. Il funzionario presso il Dipartimento di Stato Otto Reich e il consigliere generale del Dipartimento del Tesoro David Aufhauser sono rispettivamente un ex lobbista ed un ex avvocato della Lockheed Martin. Il segretario dell’Aeronautica James Roche aveva svolto incarichi di grande rilievo presso la Northrup Grumman. Il funzionario della difesa Peter Aldridge era l’ex amministratore delegato di Aerospace Corporation, mentre l’assistente segretaria del Dipartimento per gli Affari dei Veterani Maureen Cragin aveva svolto l’incarico di lobbista della Raytheon, altra contrattista di vertice del Pentagono per le tecnologie inerenti lo “scudo spaziale”. Leo Mackay, ex presidente di un ramo della Bell Helicopters, divenne vicesegretario. Il segretario alla difesa Donald Rumsfeld, il direttore della Cia Frank Carlucci, il segretario alla Giustizia Alberto Gonzales, i funzionari James Baker, Zalmay Khalilzad, Robert Zoellick, Larry Lindsay, George Schultz e tantissimi altri dipendenti minori sono anch’essi personaggi di primo piano del lobbismo militare e petrolifero, entrati nelle fila della politica statunitense dopo aver militato in Union Carbide, Huntsman, Alcoa, ConocoPhillips, Carlyle Group, Kellogg Brown & Root, Bechtel, Enron e numerosissime altre compagnie.

Complessivamente, la spesa militare è raddoppiata nel corso degli otto anni di Amministrazione Bush, mentre durante quella guidata da Barack Obama è aumentata dai 621 miliardi di dollari del 2008 agli oltre 711 del 2011. Al netto dell’inflazione (al valore costante del dollaro 2010), è cresciuta dell’80% dal 2001 al 2011. I primi e maggiori fruitori di ciò sono ovviamente i colossi della difesa. Lockheed Martin, Raytheon, Boeing, Northrop Grumman e General Dynamics hanno registrato nel 2010 un fatturato totale pari a ben 386 miliardi di dollari, a fronte dei 217 miliardi del 2001 (con profitti che sono passati dai 6,7 miliardi di allora ai circa 25 del 2010). Per di più, anche grazie alle guerre di Afghanistan ed Iraq, le aziende operanti nel settore militare hanno avuto modo di aumentare le forniture non solo all’esercito nazionale, ma anche a quelli alleati, dall’Arabia Saudita al Pakistan. Di questo boom di forniture non hanno beneficiato anche altre imprese di dimensioni molto più ridotte rispetto a giganti del calibro di Lockheed Martin. Nel settore dei veicoli militari si è notato che, tra il 2004 e il 2005, i fatturati dell’Am General, dell’Armor Holdings e della Oshkosh Truck sono passati rispettivamente da 690 milioni di dollari a 1,05 miliardi, da 610 milioni a 1,19 miliardi e da 770 a 1,06 miliardi. Nel campo degli elicotteri la L-3 Communications è passata da 5,9 a 8,9 milioni di dollari. Si tratta di un incremento sbalorditivo, se si considera che le crescite in oggetto si sono verificate nell’arco di appena dodici mesi. Nel settore civile non si registrano crescite altrettanto repentine

La vena interventista dell’Amministrazione Obama è risultata altrettanto funzionale agli interessi del complesso militar-industriale, contribuendo a fare in modo che durante il triennio 2011-2014 il Dow Jones Defense crescesse del 122%, a fronte del 49% capitalizzato dall’indice Dow Jones Industrial. Nell’ottobre 2014, la Raytheon si è aggiudicata un contratto di 251 milioni di dollari per un’ampia fornitura di missili Tomahawk in grado di determinare un rialzo azionistico 4% in meno di un mese, mentre l’indice generale di Borsa perdeva oltre il 2%. Aumenti analoghi o superiori hanno registrato le altre maggiori contrattiste del Pentagono: 4% la Northrop Grumman, 4,5% la General Dynamics. Le azioni della Lockheed Martin, che produce tra l’altro i missili Hellfire sempre più utilizzati dai droni Reaper fabbricati della General Atomics, hanno registrato un aumento record del 9,5%. La stessa Lockheed Martin ha varato la settima nave da combattimento litoraneo (Lcs) che, dotata di alta manovrabilità e capacità di navigare su bassi fondali, è in grado di avvicinarsi alle coste nemiche per lanciare attacchi in profondità. Già nell’aprile 2014, era stata consegnata alla Us Navy la prima delle 10 navi da assalto anfibio della nuova classe America, da cui possono decollare anche i caccia F-35B, prodotti anch’essi dalla Lockheed Martin. Va inoltre rilevato che diverse mansioni svolte in precedenza dall’esercito sono state privatizzate: l’allestimento dei campi, la gestione della loro sicurezza, il vettovagliamento, ecc. Si è arrivati addirittura a investire di funzioni militari le milizie private, i cosiddetti contractor. Tutta un’industria, fino ad allora inesistente, è fiorita e profumatamente remunerata grazie alla privatizzazione di questi settori.

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