venerdì, Maggio 7

USA, una democrazia in evidente crisi di nervi Prodomo di una possibile guerra civile e di sangue che scorrerà, è una terribile previsione, per non accettare un verdetto parzialmente democratico

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Pensiero lento vs velocità elettronica

I can’t breathe (sussurrava il cittadino americano madi pelle nera George Floyd al poliziotto squadrista Derek Chauvin il 25 maggio 2020 che lo ha ucciso a Minneapolisvolontariamente per soffocamento con un ginocchio sul suo collo per 8 minuti e 46 sec. Poliziotto con ottime referenze, negli anni scorsi aveva, tra gli altri, sparato inpancia ad una ragazza ammazzandola. Ad oggi è sospeso ma libero… Questa è l’America in apparenza democratica, che criminalizza da 400 anni gli umani neri, dalla schiavitù alla segregazione razziale).

 

Scrivo queste riflessioni sull’America di oggi rappresa in un ‘incubo ad aria condizionata’, nel testo di Henry Miller sul vuoto spirituale ed estetico degli Usa già nel 1939 oltre le retoriche, molto reale. Con una retorica ed un credo verso la democrazia sfregiato nei suoi canoni basilari, come il rispetto dell’avversario politico, sostituito dalla coppia amico-nemico che il controverso filosofo Carl Schmitt declinava in ‘Teologia politica’ del 1922 nel di lì a poco tragico funereo secolo scorso della Shoah. Poi l’ostentata provocazione, di un Presidente il cui successo è dovuto alle sue oscure pratiche imprenditoriali oltre che al mito di macho che si vantava di prendere le donne per la f..ca, rifiutandosi persino (inconcepibile in Paese di etica protestante) di pubblicare le proprie dichiarazioni dei redditi.

Famoso’, ed è tutto dire, per un reality (!!), ‘The Apprentice’, in cui emetteva il “verdetto” you are fired, sei fuori. Rivolto a giovani aspiranti imprenditori ritenuti incapaci di successo, con grande goduria di un pubblico televisivo ormai appiattito addomesticato e drogato, come da noi ed ovunque, ai modelli televisivi. Perché non c’è di meglio per i frustrati dileggiare le debolezze altrui. Un tipo di provocazione divenuto uno stile di comando molto pericoloso che porta a prolungare il reality nella vita reale. Così da non pensare neanche un poco ad accettare un ‘pacifico trasferimento di poteri’ in caso di vittoria di Biden. Che pure è da 47 anni in politica e non ha mai brillato per guizzi particolari. Una delegittimazione politica che contiene elementi esplosivi pericolosi ed eversivi. Difatti nell’apparente democrazia americana tutti i gruppi di estrema destra spalleggiano questo Presidente che dovrebbe essere democratico e rappresentare tutto il popolo. Un fatto ritenuto normale ma di una gravità enorme, quanto emerso nella rissa televisiva di qualche giorno fa tra un violento ed aggressivo presidente ed uno sfidante apparso almeno un signore ben educato, al di là del suo appeal politico.

Siamo reduci dal delirante brutto osceno finto dibattito televisivo tra lui e lo sfidante Joe Biden. Uno spettacolo al passo dei tempi, brutti volgari violenti, ignoranti, contenuti di una pochezza devastante, tra due ultra 75enni che dovrebbero guidare la ex prima potenza mondiale nei prossimi quattro anni. Ma anche qui, nulla di politicamente corretto, ipocrisia che non mi piace, nella retorica di un colpo al cerchio ed uno alla botte. La responsabilità è del repubblicano che, come tutti quelli di destra, come in Italia da anni in tv, interrompe, non fa finire una frase, dà sulla voce, spara iperbole, è violento nella mimica, postura, comportamenti non verbali. Ma soprattutto nelle parole, quelle di un incendiario.

Mi si dirà: ma poi piace a molti. I simili si scelgono tra loro, ma certo il tema è articolato e pertiene a diversi elementi di riflessione. Un Presidente a cui il giornalista Fox, emittente di destra pro Trump, ma questi tosto e scomodo, ha chiesto se prendeva le distanze dai white suprematist, i suprematisti bianchi che per oscure sorti divine devono primeggiare su altre etnie, legge non scritta da alcuna parte, con agglomerati fascisti e gruppi paramilitari nazisti con ovvia compagnia del Ku Klux Klan. La non risposta che dovrebbe preoccupare e far inorridire tanti atlantisti filo americani aprioristici, ma anche qualsiasi democratico non di comodo, è stata, testuale, ‘stand back stand by’. Ovvero ‘state indietro’, ma soprattutto ‘state pronti’. Dunque in imbarazzo ma senza rinnegare nulla, anzi.

Prodomo di una possibile guerra civile e di sangue che scorrerà, è una terribile previsione, per non accettare un verdetto parzialmente democratico. Parlava ai Proud Boys, noto raggruppamento nazista ed organizzazione di tipo terroristico (cercate qualche foto per capire, soprattutto i giornalettisti di destra italiani e i capetti di popolo maschietti e femminucce e poi dissociatevi se ci riuscite). Che difatti hanno ringraziato postando subito la frase sul loro sito. Diversi commentatori non di destra ovviamente, ma sarebbe interessante chiedere ai fomentatori di odio e paura nostrani una condanna netta, che non ci sarà, dovrebbero provare a spiegarci di quale America stiamo parlando quale quella di oggi è diventata. O forse è sempre stata, al fondo. Ma di ciò dirò in un altro intervento che urge dati i tempi di elezioni presidenziali.

Il fatto è che ormai il clima ed il modello comportamentale che inonda la Rete con i suoi mediocri assatanati odiatori di tutto, quel modello di vitalismo dove ogni frustrato ignorante vomita il suo livore contro chiunque altro per occultare deficienze, è divenuto il vero padrone del modo di comportarsi in questo nefasto orrido volgare e per traslazione ‘popolare’ XXI° secolo. Risultato? Appena 29 milioni di americani si sono sintonizzati su quel matchscegliete voi, di boxe, wrestling, lotta libera. Vale a dire una piccola porzione di quell’elettorato. Dunque uno spettacolo, poiché altre variabili decideranno il voto. Nel dibattito di quattro anni fa con la Clinton erano stati 48 milioni, appare chiaro che ormai simili ‘duelli’, stile ‘Ok Corral’, sono più il terreno di coltura di un businessmediatico che non un dibattito con stile e comportamenti civili propri di un paese democratico. D’altronde, per ricordare, nella seconda vittoria di Prodi contro il Berlusconi, quest’ultimo negò per diverso tempo la legittimità di quella vittoria con la famosa telefonata dello sconfitto al vincitore.

Altre notizie si incrociano in questi giorni cruciali, per l’America ma anche per il mondo che nell’epoca del Coronavirus offrono uno spaccato interessante quanto sconcertante sull’America in questo tempo storico claustrofobico. Il 2 ottobre in Usa vi sono oltre 7 milioni di contagiati, registrando con ca. 210 mila morti per virus il più alto numero al mondo. In un Paese che tra mal digerite imposizioni, molto poche in realtà, con Presidente il fascista alla Casa Bianca (fCB) che da sbruffone volgare ha deriso il virus come molti altri cosiddetti leaders mondiali, soprattutto di destra o proprio autoritari dittatori. Rimanendone fregato. Mentre il clima nel Paese è di città da mesi messe a ferro e fuoco dopo l’ennesima, consueta, normale uccisione di un uomo dalla pelle scura, un afroamericano, George Perry Floyd Jr. un umano comune come tanti, anche se nero, in America, brutto affare… padre di cinque figli. Un afroamericano come altri, qualche precedente, tentativi poi riusciti di risalire, farcela di nuovo, ‘ripulito’ dopo anni di carcere. Ucciso inutilmente, da una violenza cieca, da forme di controllo sociale etnico che scambiano piccoli inghippi per esecuzioni violente. Mentre i crimini veri sono combattuti tra collusioni di numerose polizie con tutto il peggio che offre la piazza. Non a caso le serie tv americane da noi acquistate, sono piene e traboccano di poliziotti corrotti che a costo della vita, come molti rischiano in un paese estremamente violento anche per i nostri canoni, guadagnano talmente poco che viene citato sempre il mitico arrivo alla pensione, che molti ovunque lì ‘arrotondano’ con le famose mazzette.

Serpico con un grande Al Pacino è un emblema al riguardo, quasi ammazzato da suoi colleghi, per uno che ci ‘credeva’ veramente nella giustizia. Che non esiste, se non nei bei libri di diritto e sociologia, poi la realtà della vita è molto diversa. L’importante è da che parte nasci. Sei un upper o middle class? Hai, come bianco, soprattutto in Usa, in un paese formalmente democratico ma profondamente ingiusto più probabilità di farcela. Sei nella scala sociale un blu collar se non un under dog? Sei sovente fottuto. Una nazione così per chi la conosca un poco, nella vita reale è brutale dove nessuno ti aiuta, non è nello spirito americano, dove o ce la fai oppure soccombi, e sono la maggioranza, che presenta dai Bush in poi e con l’avvento dei re born, i ‘rinati’, fanatici cattolici di destra, un’immagine di sé che non si vedeva da molti decenni. E molti commentatori restano entusiasti di quel continente ‘a prescindere’ (Totò), qualsiasi cosa succeda. Inamovibili. Ideologici. Come e perché si è arrivati a tanto? Questo tema che non ha solo un profilo storico ma coinvolge il presente pone la questione di che cosa si parla quando si parla di America. Nel mettere da parte tale questione che investe l’atto fondativo mitizzato di una Nazione, mi interessa concentrarmi su ciò che quel Paese è oggi e perché si rappresenta con, come si dice oggi, una narrazione falsata. Nonostante la realtà dura e concreta di morti, in prevalenza neri ed ispanici, di una società dove le forme di controllo sociale sono orientate per etnia (no razza, la razza è solo quella umana), con condizioni di vita duramente competitive in un immenso Paese individualista privo di uno Stato vero che una retorica di comodo ritiene comunque essere il Bengodi, come nel credo del liberalismo dei Stuart Mill, Locke, Smith.

Poi vennero le rivoluzioni con le dichiarazioni dei diritti americana (1776) e francese (1789) che declinano, sovente sulla carta, libertà di coscienza e di pensiero, espressione ed associazione; eguaglianza di fronte alla legge (ahah, bella questa!), diritto di concorrere alla formazione della legge stessa, diritto di proprietà.

In parte è così, ma chiedendosi con quali costi sociali ed umani, per chi, con quali compromessi? Molti comunque si chiederanno, sì ma a me che mimporta? Il fatto è che l’America e ciò che vi accade ha conseguenze rilevanti sul piano politico economico sociale globale, nonostante la progressiva operazione di ritrarsi dai confini del mondo per richiudersi nel proprio ex Impero, ri-facendo l’America grande ma isolazionista senza più multilateralismo. Salvo poi mandare il procelloso suo Segretario di Stato a ‘minacciare’ la Santa Sede per i suoi segreti compromessi con la Cina. Strano, per una Nazione che non vuole più avere a che fare con il mondo, preoccupandosi solo del suo orticello. Che è la cifra, culturale ed ignorante del suo, lo dico a forza, commander in chief. Che nel suo preteso isolazionismo manganellando altri Paesi con i suoi dazi doganali, tra cui l’Italia per ora risparmiata tra parmigiano reggiano ed alta moda, vuole combattere contro la Cina additandola, oggi!, quale continente non democratico!! Si dirà, ma è in gamba perché è questo Presidente ad aver posto il problema con i cinesi. E qui cascò non tanto l’asino che si fermò in tempo, quanto i tanti realisti democratici tutto pregresso e libertà che per decenni hanno fatto affari commerciali con un Paese che rivaleggia con gli Usa quanto a condanne a pene capitali, che è dittatoriale nelle sue strutture e nelle sue strategie.

Eh ma poi i diritti umani… certo, a margine, in sordina alla fine di incontri bi-multilaterali qualcuno, democratico naturally, accenna ad un generico rispetto dei dissidenti, che lì spariscono, poi tutti a casa con portafogli commerciali ben floridi. Altra notizia: il gangster e criminale, De Niro dixit, con pupattola ‘mantenuta’ al suo fianco, sono risultati positivi al virus. Per quanto cerchi di sforzarmi, ci sto provando, ma non mi riesce di essere proprio del tutto triste. Anzi detto chiaro, privo di retorica sulla comprensione umana che si attribuisce solo a chi prova comprensione rispetto dignità verso gli altri, tutti attributi di cui il sullodato è privo, non mi importa. Pare trasmesso, il virus, sull’aereo presidenziale, dove naturalmente come da mesi il clown era privo di mascherina ed altre protezioni. Chi va per questi mari… libertà di scelta? Come da copione. Come in Italia, lì il gangster come suo carattere e natura capovolgerà il virus a suo favore, dimostrando che lui è forte, più di altri. Qui da noi un vecchio di 84 anni ha dovuto per forza primeggiare, sono fatti così, sì da avere un virus con carica virale più alta degli altri. Perché hanno un complesso, edipico o meno, devono avercelo ‘più lungo’. Anche quando sono stronzi, eh se lo sono…, devono essere più stronzi degli altri. Tutto deve sempre essere più grande più forte, più tutto. Questo è il loro modo, e di gente simile, per far colpo sugli altri, per Apparire sempre più forti, più duri, più in gamba, più ricchi, più concupiti più amati. Insomma, piccoli uomini capaci di abbindolare chi voglia credere alle storielle raccontate bene. La colpa non è solo loro, ma piuttosto di coloro che ci credono. Oltre i dati di realtà. Il guaio è che sono diffusori attivi di odio, strumento ormai di marketing politico sdoganato un po’ ovunque. E gli anticorpi sono silenti e deboli.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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