lunedì, Ottobre 25

USA – UE: una luna di miele non infinita Biden farà molto per sanare le ferite aperte negli scorsi anni e per ‘riallineare’ le posizioni di Stati Uniti e Unione Europea, ma, sul lungo periodo, divergenze e timori verranno alla luce

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L’arrivo del Presidente Biden a Bruxelles e i colloqui che avrà – fra gli altri – con il Presidente della Commissione europea, von der Leyen e il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, offrono l’occasione per fare il punto sui rapporti fra Stati Uniti ed Europa e cercare di capire quali potranno essere i loro sviluppi sotto la nuova amministrazione. Gli anni della presidenza Trump sono stati caratterizzati da screzi e tensioni, sia con l’Unione, sia con molti Paesi, prima fra tutti la Germania di Angela Merkel. Gli ambiti in cui screzi e tensioni si sono espressi sono stati molti, dalle politiche commerciali alla sicurezza comune, ai rapporti con attori-chiave sulla scena internazionale, come Arabia Saudita e Iran. Anche per questo, sul fronte europeo, l’elezione di Biden è stata salutata con favore. L’opinione comune è che il Presidente farà molto per sanare le ferite aperte negli scorsi anni e per riallinearele posizioni di USA e UE su una lunga serie di questioni. La sospensione dei dazi a suo tempo introdotti dall’amministrazione Trump sulle importazioni provenienti dell’Europa è considerato un segnale positivo in questa direzione.

Se le attese saranno rispettate, gli incontri di questi giorni contribuiranno molto a confermare questa impressione. Scopo dichiarato di Biden è rilanciare il ruolo-guida degli Stati Uniti in ambito internazionale e le controparti europee, al momento, sembrano guardare con favore a questa possibilità. Nel mondo post-COVID-19Washington e Bruxelles condividono vari interessi, primo fra tutti quello di rimettere in moto la macchina di un’economia su cui la pandemia ha impattato in modo importante. I temi della sostenibilità, della lotta ai cambiamenti climatici, della transizione ecologica e del rilancio dei valori occidentali di fronte alla crescente assertività russa e cinese sono solo alcune delle possibili aree di convergenza; lo stesso vale per un metodo multilaterale che Biden si è impegnato a riportare in auge dopo gli anni difficili dell’unilateralismo trumpiano. Difficilmente, su questo sfondo, verranno alla luce le divergenze (che, pure, rimangono) fra le due sponde dell’Atlantico e i timori che un’Europascottatadall’esperienza dell’amministrazione Trump sotto sotto continua a nutrire riguardo all’affidabilità degli impegni assunti dagli Stati Uniti.

È probabile, tuttavia, che sul lungo periodo, queste divergenze e questi timori, prima o poi, vengano alla luceNonostante l’insediamento della nuova amministrazione, negoziati per la firma di un accordo di libero scambio fra Washington e Bruxelles non sembrano avere fatto passi avanti sostanziali e, anche se a livello di ministri delle Finanze del G7 è stato raggiunto un accordo sulla c.d. ‘global minimum tax’ (una misura che l’attuale amministrazione statunitense ha sostenuto con forza), in ambito UE Paesi come Irlanda, Repubblica ceca e Ungheria hanno già espresso la loro contrarietà alla sua introduzione. Negli scorsi mesi, fra gli Stati Uniti e alcuni Paesi europei ci sono stati screzi riguardo all’accesso alle forniture del vaccino anti-COVID-19 e anche sul tema delle relazioni con Mosca e Pechino le posizioni sono spesso divergenti. Sinora, per esempio, l’Unione ha mostrato molta più cautela di Washington nel condannare la politica cinese nei confronti delle minoranze o la sua repressione delle proteste di Hong Kong. Inoltre, per vari Paesi UE, Russia e Cina continuano a rappresentare importanti partner a livello economico e commerciale.

Se, per ora, la luna di miele fra Joe Biden e l’Europa sembra destinata a continuare, difficilmente questa potrà, quindi, durare fino alla fine del mandato del Presidente. Sulla piega che le relazioni fra Stati Uniti ed Europa prenderanno nei prossimi mesi peseranno, in particolare, gli esiti delle elezioni che attendono Germania e Francia, rispettivamente, a settembre e nell’aprile/maggio 2022. Essi influiranno, infatti, in maniera importante sia sugli sviluppi interni all’Unione Europea, sia sul modo in cui l’amministrazione statunitense guarderà al Vecchio continente nel biennio 2022-24. Soprattutto la Germania di Angela Merkel è stata – negli anni del cancellierato di quest’ultima – il principale sostenitore di un solido rapporto transatlantico. Un successo delle forze ‘antisistemiche’ nel voto di settembre non potrà, dunque, non riflettersi da una parte sulla disponibilità al dialogo di unEuropa al cui interno Berlino continua a svolgere un ruolo importante, dall’altro sulla disponibilità statunitense ad accollarsi gli oneri – politici ed economici – che accompagnano necessariamente un ritorno al multilateralismo e un rinnovato rapporto con l’Europa.

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