mercoledì, Maggio 12

Usa, svolta su Kobane Dopo il ponte aereo, la Turchia apre la frontiera siriana ai peshmerga

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Gli Stati Uniti rompono gli indugi, paracadutando armi e aiuti ai curdi di Kobane, e la Turchia, sulla scia degli americani, apre la frontiera siriana ai «peshmerga curdi che attraversano per raggiungere la città». La svolta di Ankara, pressata dagli Usa, apre al riconoscimento internazionale dei guerriglieri curdi del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan), che in Siria, a Kobane e nella costituenda Regione autonoma di Rojava, stanno realizzando il loro modello di Comuni socialiste, per mano dell’ala siriana del PYD (Partito di Unione democratica) e del suo braccio armato YPG. Per gli Stati Uniti e l’Unione europea (UE), il PKK resta un’organizzazione clandestina terroristica. Ma, nella notte, un cargo americano C-130 ha sganciato, con diversi lanci, «armi, munizioni e materiale medico» alle autorità di Kobane, da oltre un mese sotto l’assedio dei jihadisti dell’IS (Stato islamico). «Un grande aiuto», hanno dichiarato i comandanti delle milizie curde YPG, «ringraziando l’America per il sostegno». Formalmente, le forniture arrivano dai peshmerga del Kurdistan iracheno: gli Usa si pongono come esecutori di un ponte aereo. Ma, dalla recrudescenza della crisi irachena, gli Stati Uniti e l’Ue armano comunque le forze di Erbil. «Sarebbe da irresponsabili non aiutare i curdi», ha chiosato il Segretario di Stato americano, John Kerry a poche ore dall’operazione. 

Dopo settimane di blocco delle frontiere, anche la Turchia si è allineata alla scelta di campo della Casa Bianca: «Non abbiamo mai voluto che Kobane cada. La Turchia conduce diverse iniziative per impedirlo. Aiutiamo i peshmerga a passare il confine per Kobane», ha dichiarato il Ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu. L’annuncio contraddice vistosamente la presa di posizione, di appena un giorno prima, del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, categorico contro «eventuali trasferimenti di armi da parte degli Usa ai combattenti curdi in lotta contro l’IS in Siria, perché uguali al PKK».

I curdi di Rojava, nel nord della Siria, sollecitano anche l’apertura di «corridoi di sicurezza» da Kobane verso le altre due aree a maggioranza curda: il cantone di Afrin, a ovest di Aleppo, e la regione al Hasakah, nell’entroterra orientale. «Abbiamo decine di migliaia di uomini e armi pesanti a Hasake e Afrin. Vogliamo solo farle arrivare a Kobane», le forze di auto-difesa dell’YPG. Secondo il quotidiano panarabo ‘al Hayat‘ circa 200 curdi sarebbero intrappolati, solo nel nord della Siria, tra Raqqa e il confine turco, a est di Kobane. 

Anche in Iraq, dove l’IS punta a conquistare Baghdad, continuano i raid e anche l’Australia ha stretto un accordo con il Governo iracheno per inviare circa 200 forze speciali per l’addestramento dell’Esercito. Nella città santa sciita di Kerbala, 100 chilometri a sud di Baghdad, intanto, altre tre autobomba sono esplose, provocando almeno 13 morti e decine di feriti. E poche ore prima, nella capitale, un kamikaze aveva ucciso 11 credenti nella moschea di Kayrat.

Ad agire contro il terrorismo c’è anche un secondo, forte richiamo del Papa alla comunità internazionale. «In Iraq e Siria il terrorismo ha toccato dimensioni prima inimmaginabili. I cristiani perseguitati hanno dovuto lasciare le loro case in maniera brutale e purtroppo nell’indifferenza di tanti», ha denunciato Francesco durante il Sinodo del Concistoro dedicato ai cristiani in Medio Oriente, esortando la «comunità internazionale a un’adeguata risposta a una situazione ingiusta e molto preoccupante». Ai patriarchi del Medio Oriente, presenti, il Pontefice ha ribadito il «comune desiderio di pace e stabilità nella regione e la volontà di favorire la risoluzione dei conflitti attraverso il dialogo, la riconciliazione e l’impegno politico». «Nel caso specifico delle violazioni e degli abusi commessi dal cosiddetto Stato Islamico», ha aggiunto il Segretario di Stato e cardinale Pietro Parolin, «le Nazioni Unite devono agire per prevenire possibili e nuovi genocidi, e assistere i numerosi rifugiati. Nella situazione attuale la Chiesa non può rimanere in silenzio di fronte alle persecuzioni sofferte dai suoi figli e da tante persone innocenti. C’è un’urgenza sempre più grande di affrontare lo sconvolgente dramma umanitario. Solo in Siria la metà della popolazione ha bisogno di assistenza umanitaria».

Resta molto critica la situazione in Libia, e in particolare a Bengasi dove è in corso un‘escalation tra gli islamisti e le forze del Generale Khalifa Haftar.Il coordinatore umanitario per il sostegno ai rifugiati nella città, Omar Amsib el Mashiti, è stato rinvenuto morto, ucciso con un colpo d’arma da fuoco dopo essere stato rapito, la settimana scorsa. Nella capitale Tripoli, le brigate islamiche hanno chiamato a raccolta tutti i «rivoluzionari armati, per dare una risposta alle bande del criminale Haftar».

In Algeria, proseguono gli scontri (con altri quattro morti) nella provincia di Ghardaïa, tra gli arabi e la comunità dei berberi mozabitiProteste sono in corso anche in Egitto, in diverse università dove gli studenti contestano la presenza dei Servizi di sicurezza: sarebbero 244 gli arrestati. Ad al Azhar, al Cairo, e in altre città decine di blindati sono schierati attorno agli atenei.

In Yemen, intanto, gli sciiti houti che puntano a conquistare il centro-sud combattono contro i miliziani di al Qaeda: nella notte, altri 20 ribelli sono morti in attentati o scontri con i terroristi. L’UE ha comunque accolto con favore la nomina presidenziale del diplomatico Khaled Bahah a Primo ministro, sperando in una transizione che pacifichi, e mantenga anche unito, il Paese.

Sull’Ucraina, Bruxelles ha in corso un’importante opera di mediazione tra Kiev e Mosca, in particolare sul nodo del gas. Ma l’ultimo vertice di Milano non è stato risolutore. Archiviate le strette di mano con il Presidente ucraino Petro Poroschenko, l’omologo russo Vladimir Putin ha esteso da domani l’embargo sui prodotti agricoli europei alle farine animali, ai grassi di bovini, suini e di pollame e ad altri loro derivati. Del resto la Cancelliera Angela Merkel era scettica: «Siamo ancora lontani dalla dalla realizzazione degli accordi di pace di Minsk sull’Ucraina», ha ribadito. Mentre il Ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov prospetta: «Le relazioni russo-americane hanno toccato il fondo e l’attuale clima durerà a lungo».

L’UE fa invece progressi sulla gestione dell’emergenza ebola, mentre un’altra paziente, ricoverata in Norvegia, è guarita dal virus. I ministri degli Esteri dei 28 Stati membri hanno deciso di istituire la figura di un «Coordinatore unico» per la crisi, che agirà «sotto l’ombrello delle Nazioni Unite».

È arrivata anche a Bruxelles, in giornata, l’eco dello scandalo sugli sperperi dei fondi pubblici e altre irregolarità che, in Giappone, ha portato alle dimissioni del Ministero dell’Industria Yuko Obuchi e della titolare della Giustizia Midori Matsushima. Ma il Premier nipponico Shinzo Abe, scusandosi con i cittadini, ha immediatamente tamponato la crisi con un rimpasto-lampo.  Altri tempi, e anche altro rigore, rispetto alla Vecchia Europa.

 

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