lunedì, 6 Febbraio
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Usa: sciami sismici causati dal fracking

Lo studio della Keranen dimostra, inoltre, che all’aumento dei terremoti va sommata un’altra conseguenza diretta del fracking, ovvero il progressivo allargamento dell’area sismica, che può arrivare a molti km di distanza dagli impianti estrattivi a causa della diffusione a macchia d’olio delle acque reflue re-iniettate nel sottosuolo, le quali «creano una pressione che deve scaricarsi da qualche parte […] entrando talvolta in contato con le linee di faglia». L’analisi suggerisce, quindi, che anche le zone di faglia inattive possano essere indotte a muoversi dietro l’impulso delle attività connesse al fracking. Il che significa che l’intensità tutto sommato ridotta dei fenomeni sismici legati al fracking non implica l’inesistenza di un pericolo di grande portata, dal momento che i terremoti provocati dall’attività umana vanno a minare la stabilità di faglie con sciami di piccole scosse che, nel lungo periodo, possono indurre terremoti di grandi proporzioni.

E questo non vale solo per l’Oklahoma, sui cui impianti si è concentrata l’indagine della Keranen, ma per quasi tutte le aree perforate con queste nuove tecniche estrattive. L’agenzia federale Usa ha, infatti, verificato un forte aumento della sismicità in altre 21 aree geografiche  -concentrate soprattutto in Georgia e nello Stato di New York- dislocate esattamente nelle zone in cui sono stati impiegati i metodi previsti dal fracking.

 

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