mercoledì, Dicembre 1

Usa-Russia: sale la tensione in Europa orientale

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Ma già nell’aprile del 2014, lo stesso cacciatorpediniere – scortato dalla fregata Taylor armata di missili antinave Harpoon e sistemi antiaerei Sm-1 – aveva attraversato i Dardanelli e il Bosforo per raggiungere il Mar Nero con a bordo il sistema Aegis e i missili Tomahawk armati con testate convenzionali. Obiettivo della missione era quello di monitorare, tramite il potente radar, le attività russe nella Crimea appena annessa. I russi risposero alla manovra inviando un caccia Sukhoi-24 disarmato ma dotato di una sofisticata apparecchiatura in grado di mettere fuori uso i sistemi radar nemici. Anche allora, la tensione si acuì rapidamente, come del resto in queste ultime settimane, quando – a ridosso dell’episodio relativo alla Donald Cook – un aereo militare statunitense con il transponder spento si è avvicinato ai litorali russi, costringendo Mosca a far alzare il volo un caccia per intimare al velivolo Usa di procedere all’immediato allontanamento dallo spazio aereo russo.

L’evento ha fatto seguito all’annuncio dell’European Command (Eucom) statunitense relativo al trasferimento di uno stormo di cacciabombardieri strategici F-22 Raptors, in grado di lanciare attacchi nucleari a grandi distanze, dalla base di Tyndall in Florida a quella di Lakenheath in Gran Bretagna. I velivoli saranno poi spostati di volta in volta in varie basi Nato a seconda delle esigenze, ma comunque «in posizione avanzata per massimizzare le possibilità di addestramento ed esercitare la deterrenza di fronte a qualsiasi azione destabilizzi la sicurezza europea». L’annuncio assume una valenza particolare alla luce dell’imminente schieramento in Germania, Italia, Belgio, Olanda e Turchia delle nuove bombe nucleari B61-12, in grado di garantire un elevato livello di flessibilità per quanto concerne la potenza esplosiva. Il ‘New York Times’ riferisce inoltre che gli Usa stanno mettendo a punto «un nuovo aereo planante ipersonico», in grado di manovrare con grande agilità per evitare missili intercettori puntando l’obiettivo a una velocità prossima ai 30.000 km/h, mentre il Pentagono ha stanziato quasi 1.000 miliardi di dollari per espandere l’arsenale statunitense con un assortimento di 12 nuovi sottomarini nucleari, ciascuno armabile con circa 200 bombe atomiche.

Il clima di tensione che sta ormai consolidandosi in Europa orientale ha suscitato non poche preoccupazioni in seno alla comunità degli esperti, dal momento che, come ha dichiarato il generale Usa James Cartwright agli specialisti del ‘Bulletin of the Atomic Scientists’, lo sviluppo di queste nuove armi «potrebbe cambiare il modo in cui i comandanti militari valutano i rischi derivanti dall’uso di armi nucleari». Il che significa che «armi nucleari di minore potenza e più precise aumentano la tentazione di usarle, perfino di usarle per primi invece che per rappresaglia».

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