mercoledì, Agosto 4

USA – Russia: luci e ombre, tutto come previsto Biden e Putin hanno confermato le loro posizioni, mettendo in luce i punti critici senza, comunque, chiudere del tutto la porta al dialogo. Va da sé che ci vorrà tempo per capire se qualcosa sia davvero destinato a cambiare

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L’incontro fra Joe Biden e il suo omologo russo, Vladimir Putin, era uno dei ‘pezzi forti’ del tour europeo del Presidente statunitense. Alla viglia del meeting – giunto dopo la riunione del G7 di Carbis Bay, il summit NATO di Bruxelles e i colloqui di Biden con i vertici europei – le voci si erano accavallate riguardo ai suoi possibili contenuti. Soprattutto, il tentativo era stato quello di comprendere se dall’incontro sarebbe giunta una conferma della distanza che ancora separa Russia e Stati Uniti o se – al contrario – si sarebbero visti i segnali di una possibile apertura. A posteriori, il giudizio che si può dare riflette molti dei dubbi della vigilia. Sia chi temeva lo scontro aperto, sia chi si attendeva un rilancio del dialogo fra i due Paesi è – con ogni probabilità – rimasto deluso. Da questa prima presa di contatto è, infatti, emerso lo stesso scenario ‘a luci e ombre’ che le vicende degli scorsi mesi hanno contribuito a tratteggiare. Senza nascondere le rispettive divergenze, Biden e Putin hanno confermato le loro posizioni, mettendo in luce i punti critici senza, comunque, chiudere del tutto la porta al dialogo.

Tutto sommato, era un esito prevedibile. Le posizioni delle parti erano – e restano – troppo distanti perché dall’incontro potessero emergere risultati ‘di rilievo’. Su temi come quelli della cybersecurity o dei diritti umani gli spazi di dialogo sono limitati, così come limitati sono quelli sui grandi temi geopolitici, primo fra tutti il dossier ucraino. La convergenza ribadita in materia di non proliferazione riflette un atteggiamento già da tempo emerso e, se da un lato rappresenta un indubbio passo avanti rispetto alle tensioni che hanno segnato gli ultimi anni della presidenza Trump, dall’altro non indica sostanziali cambiamenti rispetto alla linea seguita dall’attuale amministrazione. Sul fronte opposto, il Presidente Putin ha rimarcato più volte la contrarietà di Mosca a ogni forma di ingerenza in quelli che considera propri affari interni ed è stato attento a sottolineare – ogni volta che ha potuto — lo status ‘di grande potenza’ della Russia e la sua parità di livello, rispetto agli Stati Unitisulla scena internazionale: due dimensioni che, tuttavia, sembrano importanti soprattutto sul piano del consenso interno.

Un incontro, quindi, che è servito soprattutto a ‘rompere il ghiaccio e a rilanciare un dialogo interrotto dal 2018. È forse questo che cercavano, sia Biden, sia Putin; il primo stretto fra la necessità di aprire a un interlocutore che resta comunque importante ma senza rischiare di apparire troppo ‘morbido’ sui temi sensibili al suo elettorato, il secondo alle prese con varie difficoltà interne, prime fra tutti quelle di un’economia che – complice l’impatto di COVID-19 mostra da qualche tempo segni di affanno. Sullo sfondo, per entrambi, la sfida sistemica posta dall’ascesa della Cina, ascesa che è stata al centro anche del vertice NATO. Se, per Washington, il peso crescente di Pechino sulla scena internazionale rappresenta, infatti, una minaccia alla sua egemonia globale, per Mosca essa rischia di comprimere pericolosamente gli ambiti d’azione sul teatro regionale. Sinora, il Cremlino ha saputo approfittare delle tensioni fra gli Stati Uniti e la Repubblica popolare per rafforzare la sua posizione rispetto ai primi, al prezzo, però, di un indebolimento rispetto alla seconda che potrebbe rivelarsi non più sostenibile.

Va da sé che ci vorrà tempo per capire se qualcosa sia davvero destinato a cambiare. Come detto, le divergenze sono molte e anche sui punti di convergenza sarà necessario lavorare per smussare i tanti angoli che continuano ad esserci. Appare, tuttavia, significativo che l’incontro non sia stato solo un ‘semplice’ faccia a faccia fra i due Presidenti, ma che abbia avuto anche una partelivello di delegazioni allargate; un segnale – forse – dell’intenzione di Stati Uniti e Russia di portare avanti un dialogo non solo occasionale. Proprio sulla possibilità di portare avanti questo tipo di dialogo nonostante le ‘serie differenze’ esistenti avevano insistito – il mese scorso – il Segretario di Stato Blinken e il ministro degli Esteri Lavrov, al termine del loro primo incontro; Blinken e Lavrov che, a Ginevra, hanno partecipato alla parte ristretta dell’incontro fra i due Presidenti. Intanto, il ritorno degli ambasciatori nelle due capitali – richiamati ‘per consultazioni’ lo scorso marzo – mette sul piatto un primo segno di distensione, sebbene anche in questo campo sia difficile ipotizzare un rapido ritorno alla normalità.

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