lunedì, ottobre 22

Usa – Russia: in Siria quasi come a Cuba Cosa potrebbe succedere?

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«Tutte le opzioni sono sul tavolo ma una decisione non è stata ancora presa» sulla Siria: così ha affermato la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, durante la consueta conferenza stampa. Il Presidente Donald Trump «non ha definito una scadenza sulla Siria», ha aggiunto, dopo che ieri Trump aveva avvertito la Russia che i missili sarebbero arrivati come ritorsione per il presunto attacco chimico su Duma che la Casa Bianca imputa a Damasco.  

Oggi a Londra riunione di emergenza convocata ieri sera dalla Premier britannica, Theresa May. del consiglio dei Ministri per discutere sulla reazione del Regno Unito al presunto attacco con armi chimiche avvenuto sabato in Siria Mosca da parte sua ha avvisato sia gli USA sia Israele ‘non toccate la Siria se no siamo pronti a rispondere’ e non sarà una passeggiata di salute. A Riad, in Arabia Saudita, intanto, summit dei Ministri degli Esteri della Lega Araba per discutere degli ultimi sviluppi nella regione, e in particolare della recente escalation da parte di Israele e per tanto di Siria, per quanto risulti Damasco sulla carta solo uno dei punti in discussione insieme a Libia, Yemen e Iraq.  

 Insomma, il mondo è con il fiato sospeso come nel 1962 quando al posto della Siria vi era Cuba e al posto di Assad, Fidel Castro, a dirlo non un osservatore qualunque, ma l’ex Presidente dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov, il quale in queste ore ha parlato di una ‘crisi cubana’ del 21esimo secolo.  

 Non è chiaro ancora se e come Donald Trump, a un anno dal suo ingresso sulla scena siriana con l’attacco del 7 aprile 2017 deciderà di attaccare nuovamente e rispondere con un’azione militare al pesante bombardamento – condotto con armi chimiche, secondo la Casa Bianca – che ha ucciso decine di civili, tra cui donne e bambini, in Siria. 

Intanto il Segretario di Stato alla Difesa frena le smargiasserie di Trump (Il Presidente ha Twittato con questa frase rivolgendosi a Mosca: «La Russia minaccia di abbattere tutti i missili sparati verso la Siria. Tieniti pronta Russia, perché stanno per arrivare, belli, nuovi e ‘intelligenti», e ieri sera ha dichiarato: gli Usa e i suoi alleati «stanno ancora valutando i materiali d’intelligence» per capire se il Governo di Bashar al-Assad è davvero responsabile dell’attacco chimico in Siria di sabato scorso. Alla domanda se avesse prove sufficienti per accusare il Presidente siriano dell’attacco avvenuto a Douma, Mattis ha detto: «Stiamo ancora lavorando su questo» con Francia e Regno Unito.  

  
Ma quali sono le operazioni che il Presidente americano, che da poco è guidato dal nuovo consigliere per la sicurezza nazionale, il ‘falco’ e interventista, John Bolton, potrebbe decidere? 
Secondo gli analisti, tre le opzioni militari sul tappeto. 
Operazione mirata: esattamente come un anno fa, potrebbe lanciare una salve di missili Tomahawk dalle portaerei al largo del Mediterraneo: nell’aprile 2017, i 59 missili colpirono la base da cui erano partiti gli aerei siriani che avevano sganciato armi chimiche e provocato la strage di Khan Sheikhoun. 
Il rovescio della medaglia è che quell’attacco mirato non ha dissuaso il Presidente siriano, Bashar al-Assad, a continuare per la sua strada. 
Operazione allargata contro basi militari regime: potrebbe decidere di colpire diversi aeroporti e basi militari del regime, avvisando i russi in anticipo. I ‘falchi’ sostengono che se non colpisce chi puntella il regime, Russia e Iran, è improbabile che lo indebolisca. 
Operazione contro centri di controllo russo-iraniani: attacco alle basi comuni e ai centri di comando russi-iraniani. La Russia però’ ha già’ detto che reagirà’ ad attacchi che metteranno in pericolo le truppe russe. In questo caso, Russia, Iran e Siria potrebbero limitare la loro risposta al tentativo di abbattere i missili o gli aerei statunitensi. Più’ pericolosa è la possibilità’ di un contrattacco, magari contro una nave da guerra americana nel Mediterraneo. 
Obiettivi: l’importante base aerea di Khmeimim, nel nord-ovest del Paese, è’ considerata dal Pentagono come principale punto di partenza per tutti i raid su Damasco e Ghouta. La base è gestita dai militari russi. La base militare di Al Dumayr, a est di Duma, è quella da dove sarebbero partiti gli elicotteri Mil Mi-8 con a bordo i barili con gas tossici sganciati sulla Ghouta.  

 L’altra domanda di fondo è: a fronte di quanto detto sopra, la Russia, che ha avvisato USA e Israele, perché dovrebbe essere così preoccupante per i due? 

La Russia può contare su migliaia di soldati nel Paese devastato dalla guerra. Il Presidente Vladimir Putin ha lanciato per la prima volta un intervento militare in Siria nel 2015, dando un vitale sostegno al Presidente Bashar al-Assad che fino ad allora stava perdendo su tutti i fronti. Ora il regime e gli alleati iraniani e russi sembrano sempre più’ sulla via della vittoria nella brutale guerra civile che dura da sette anni, mentre l’Occidente è riluttante a impegnarsi militarmente. 

 
Le truppe di Mosca  
Il numero preciso di truppe russe che combattono in Siria non è noto. Putin ha detto nel dicembre scorso alla campagna avevano partecipato circa 48 mila militari russi, ma nella sua visita a sorpresa alla base aerea russa di Hmeimim a Latakia, in Siria, aveva ordinato un ritiro parziale delle truppe del Paese, sostenendo che il loro compito era stato in gran parte completato. La base aerea, istituita nel 2015, rimane però in funzione in modo permanente e la base navale nel porto di Tartus verrà ampliata. 
Putin ha escluso la presenza di truppe di terra, rendendo l’aviazione il pilastro della campagna. Non mancano però funzionari e consiglieri militari. L’esperto militare russo indipendente Pavel Felgenhauer ha stimato alla fine dell’anno scorso che «fino a mille» uomini, tra polizia militare e forze speciali, combattono al fianco delle truppe di regime. 
A marzo, il ministero della Difesa ha dichiarato che 2.954 soldati russi in Siria hanno votato alle elezioni presidenziali, dando un’idea dei numeri attuali. 

 
Mercenari 
C’è poi un ‘esercito ombra’ di mercenari russi, tra i quali quelli che lavorano per una compagnia militare privata, la Wagner, proprietà di un uomo d’affari di San Pietroburgo, Evgenij Prigozhin. Secondo gli analisti, il numero di mercenari è tra i 2.000 e i 3.000. 
Perdite  

La Russia ha riconosciuto ufficialmente 84 militari morti nella guerra siriana, tra cui 39 uccisi in un incidente aereo a Hmeimim a marzo, non causato da un’azione militare. 

 
Forze aeree  
La Russia governa i cieli in Siria e il ruolo della sua aviazione e’ stato molto celebrato in patria. Anche aerei bombardieri come il Tu-22 e il Tu-160 sono volati dai territori russi per colpire obiettivi in Siria. 
Marina e portaerei  
Le navi da guerra e i sottomarini russi hanno svolto un ruolo di primo piano nella campagna di bombardamenti in Siria, sparando missili dal Mediterraneo contro obiettivi del cosiddetto Stato islamico. La base aerea di Hmeimim, sulla costa occidentale, e la struttura navale di Tartus sono state protette dai sistemi di difesa missilistica aerea S-300 e S-400. Anche le navi russe, come l’unica portaerei di Mosca, l’Ammiraglio Kuznetsov, hanno completato missioni in Siria. La Kuznetsov è in cantiere per riparazioni che dureranno da 2 a 3 anni.  

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