mercoledì, 1 Febbraio
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Usa-Russia: escalation in Europa orientale

Consapevole di ciò da parecchio tempo, Putin ha modulato la propria reazione su più livelli, annunciando la produzione di sei sommergibili e una portaerei ogni anno a partire dal 2013, ordinato lo schieramento di missili tattici Iskander, in grado colpire obiettivi posti fino a 500 km di distanza volando a una velocità sette volte superiore a quella del suono, presso l’enclave di Kaliningrad (la vecchia Königsberg, patria del filosofo Immanuel Kant) e annunciato che le forze armate russe avrebbero ricevuto a breve oltre 400 moderni missili balistici intercontinentali (come i micidiali Bulava, Voevoda, Topol-M, Yars e Sarmat, in grado tanto di ‘bucare’ lo ‘scudo anti-missilistico’ quanto di sfuggire ai missili intercettori), più di 100 caccia e bombardieri strategici Tupolev-160 in grado di coprire enormi distanze e di lanciare missili da crociera a una distanza di sicurezza, circa 2.500 nuovi carri armati e una serie di sottomarini nucleari classe Borej nell’arco di un decennio. Oltre ovviamente al nuovo, micidiale sistema missilistico S-500, dotato di missili in grado di raggiungere le 151.480 miglia orarie a un’altitudine di 115 miglia per intercettare qualsiasi velivolo o missile intercontinentale lanciato da terra. Putin in persona ha illustrato nel dettaglio questo programma di rafforzamento militare, destinato ad assorbire ben 772 miliardi di dollari in dieci anni, in un lungo articolo pubblicato su ‘Rossiyskaya Gazeta’. A fianco di ciò, Mosca ha dichiarato che l’inaugurazione della base missilistica Usa pone la pietra tombale sul Trattato sulle Forze Nucleari Intermedie (Inf)  sottoscritto da Stati Uniti e Unione Sovietica nel 1987, in base al quale furono ritirati i missili con base a terra Pershing 2, Tomahawk e Pioner  gittata compresa tra 500 e 5.500 km.

Stephen Cohen, autorevole e lucido russologo dell’Università di Princeton, ha condannato anch’egli l’accerchiamento della Federazione Russa messo in atto dalla Nato e affermato che l’installazione di sistemi missilistici dell’Alleanza Atlantica in Polonia e Romania è giustamente visto da Mosca come una misura volta ad azzerare la deterrenza nucleare di Mosca, nonché una palese violazione del Trattato Inf.  Cohen ha inoltre richiamato l’attenzione sul fatto che, nel 1962, quando  l’Unione Sovietica provò a dispiegare missili a Cuba, gli Usa si sentirono minacciati  perché  le testate erano «posizionate a sole 92 miglia dagli Usa; oggi truppe americane sono ammassate a un tiro di schioppo dalla Russia».

Il generale Richard Shirreff, vice comandante del Comando Nato in Europa, ha gettato ulteriore benzina sul fuoco, dando alle stampe un libro intitolato 2017. War with Russia, in cui si prefigura che nel maggio del prossimo anno le truppe russe invaderanno i Paesi baltici e l’Ucraina portando a compimento il lavoro iniziato con l’annessione della Crimea. A quel punto, la Nato non potrebbe far altro che rispondere, innescando una guerra dalle conseguenze inimmaginabili.

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La catena di provocazioni contro la Russia ha inevitabilmente suscitato reazioni piuttosto dure anche a Mosca, inducendo il generale Aleksandr Bastrykin a scrivere un articolo su ‘Kommersant in cui sottolinea come l’Occidente stia portando avanti una guerra ibrida contro la Federazione Russa a cui il Paese non è preparato. Bastrykin punta il dito in particolare contro il governo Medvedev, ritenuto ormai da tempo eccessivamente allineato al Washington consensus, e suggerisce caldamente a Putin di non cedere agli inganni di Kerry sia in Ucraina che in Siria, teatri di guerra in cui gli Usa fingono di collaborare con la Russia mirando in realtà ad impantanarne le forze militari e a disarticolarne l’economia. Putin ha mostrato una cera consapevolezza di ciò, dichiarando che «i recenti sviluppi indicano purtroppo che la situazione non sta affatto migliorando; al contrario, sta diventando pesante».

 

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