martedì, Maggio 18

Usa-Russia: escalation in Europa orientale field_506ffbaa4a8d4

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Nelle scorse settimane, gli esecutivi islandese, svedese, norvegese, danese e finlandese si sono riuniti a Washington per prendere parte a un’incontro con Barack Obama, il quale ha ribadito l’impegno incrollabile degli Usa per garantire la difesa collettiva dell’Europa. Per argomentare la propria tesi, il presidente statunitense ha richiamato l’attenzione sull’installazione, ultimata proprio il giorno precedente, di una base militare a Deveselu, in Romania. Qui è stata inaugurato l’Aegis ashore, il sistema missilistico che, secondo il segretario della Nato Jens Stoltenberg, «accresce la capacità di proteggere gli alleati europei da attacchi missilistici esterni all’Alleanza Atlantica».

In cantiere, ha rincarato lo stesso Stoltenberg, c’è l’installazione dello stesso Aegis ashore in Polonia, identico a quello impiantato in Romania e destinato ad aggiungersi ai sistemi off-shore ospitati da navi da guerra della Us Navy in navigazione permanente nel Mediterraneo occidentale, nel Mar Nero e nel Mar Baltico. Ciascun sistema Aegis, sia terrestre che installato su navi, è dotato di lanciatori verticali Mk-41 fabbricati dalla Lockheed Martin, in grado di lanciare sia missili intercettori Sm-3, che missili Tomahawk, adatti a sferrare attacchi offensivi terra-terra, terra-aria e terra-mare. Il che smonta le assicurazioni fornite da Stoltenberg circa l’eccessiva vicinanza ai confini russi del sistema Aegis ashore per poter intercettare eventuali missili balistici lanciati da Mosca, e incoraggia Putin ad aggiornare la dottrina strategica russa sviscerata nel gennaio 2016. «La priorità nazionale della Russia è confermare il suo status di potenza globale di primo piano», si legge nel documento pubblicato dal Cremlino, che pone in cima alla lista delle minacce portate alla Federazione Russa la Nato, la cui espansione è considerata come «un grave pericolo per la sicurezza nazionale». La revisione della dottrina strategica russa contempla manovre di contrasto al «processo di militarizzazione e corsa alle armi in corso nelle regioni vicine alla Russia».

Una conferma di ciò è venuta dall’European Leadership Network, uno studio in cui si è dimostrato che, nel 2015, solo Usa e Lituania hanno raggiunto la soglia del 2% del Pil in spese militari che ogni Paese dell’Alleanza sarebbe obbligato a investire dai vincoli dell’Alleanza Atlantica, ma si è anche spiegato che la Polonia raggiungerà questo margine entro il 2016 e la Lettonia entro il 2020, con Romania e Norvegia a seguire.

È quindi proprio da quella che l’ex capo del Pentagono Donald Rumsfeld definì ‘nuova Europa’ che proviene la spinta per il rafforzamento del fianco orientale della Nato, mentre i Paesi della ‘vecchia Europa’, quali Italia, Germania e Francia, mantengono inalterati i livelli di spesa militare e rimangono trincerati su posizioni più caute. Secondo il documento prodotto da Mosca, il potenziamento delle forze Nato in Europa orientale non rappresenta tuttavia soltanto una minaccia alla Russia, ma si configura come «una violazione delle norme che regolano il diritto internazionale» perpetrata come ritorsione per «l’indipendenza mostrata dalla Russia sullo scenario internazionale».

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