martedì, Agosto 3

USA – Russia: dialogo tra i tamburi di guerra Appare chiaro come Washington e Mosca continuino a parlarsi nonostante le tensioni che periodicamente attraversano il rapporto tra i due Paesi

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L’adozione di un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia conferma il perdurare delle tensioni cha hanno caratterizzato questi primi mesi della presidenza Biden. Con i provvedimenti di questi giorni si concretizzano le minacce delle scorse settimane e si apre un nuovo fronte di scontro, con le restrizioni imposte agli operatori economici statunitensi nella compravendita dei titoli del debito sovrano russo. Il pomo della discordia rimangono le attività cyber di Mosca (in particolare le sue presunte responsabilità nell’operazione ‘SolarWind’, che, nel 2020,ha consentito ad un gruppo hacker di spiare per mesi enti governativi statunitensi e società ad alto livello un po’ in tutto il mondo) e le presunte ingerenze russe nelle elezioni dello scorso novembre. Prevedibilmente, il Cremlino ha negato ogni addebito e annunciato che risponderà ‘in maniera proporzionata’ all’iniziativa di Washington. Resta in fatto che, dopo le misure adottate a gennaio a margine della vicenda Navalny, i nuovi provvedimenti evidenziano come – nonostante le dichiarazioni – Stati Uniti e Russia fatichino a trovare le basi per un dialogo credibile.

Che nel dopo-Trump le relazioni fra Stati Uniti e Russia avrebbero attraversato un periodo di difficoltà era tutto sommato prevedibile. Una delle esigenze del nuovo Presidente era proprio quella di prendere le distanze dalle (presunte) ambiguità che avevano segnato il loro rapporto del suo predecessore con Mosca. L’attenzione che l’amministrazione Biden avrebbe posto sul tema dei diritti umani rappresentava un’altra prevedibile fonte di tensione, cui l’arresto e il processo di Alexei Navalny nei giorni dell’insediamento dello stesso Biden hanno contribuito subito a dare particolare rilievo. I ripetuti screzi delle ultime settimane e il progressivo irrigidimento della posizione USA sembrano, tuttavia, andare oltre quanto ipotizzato. Soprattutto l’adozione di misure volte a colpire il debito pubblico russo – al di là del loro impatto concreto – rischia di aggravare molto la tensione. Questo tipo di misure (peraltro già adottate in passato, per esempio contro l’Iran) è considerato dagli Stati Uniti come una sorta di ‘arma nucleare e la loro adozione segna indubbiamente un salto di qualità nel livello del confronto con il Cremlino.

Anche in questa occasione, il Presidente Biden (che negli scorsi giorni ha avuto un secondo colloquio telefonico con il suo omologo russo, Vladimir Putin, dopo quello della fine di gennaio) ha cercato di minimizzare la portata del passo compiuto. Tuttavia, all’interno dell’amministrazione, circolano con insistenza voci riguardo alla possibile adozione di altre misure (in questo caso coordinate con gli alleati europei) di fronte al recente riaccendersi della tensione in Ucraina. Su questo sfondo, la scelta di cancellare la prevista visita di unità navali statunitensi agli alleati del Mar Nero potrebbe rappresentare un primo passo in controtendenza. Mosca (che dagli inizi di aprile ha aumentato notevolmente la sua presenza militare lungo la frontiera con l’Ucraina, nel quadro di una attività esercitativa ufficialmente volta a contrastare quelle che il Cremlino considera le intenzioni aggressive della NATO) aveva reagito con durezza all’annuncio del possibile arrivo di queste unità, definendolo, fra l’altro, una ‘aperta provocazione’ e un ‘tentativo [da parte degli Stati Uniti]di mettere alla prova la nostra forza e i nostri nervi’.

Questo passo potenzialmente distensivo segue di pochi giorni l’invito rivolto da Biden a Putin per un incontro al vertice in cui affrontare ‘l’intero spettro dei problemi’ che dividono Stati Uniti e Russia. Già all’ordine del giorno negli anni della presidenza Trump, questo incontro è stato via via procrastinato proprio a causa del deteriorarsi delle relazioni fra i due Paesi. Nemmeno l’accordo trovato a gennaio sulla proroga per altri cinque anni del trattato ‘New START’ sembra avere portato a un vero cambio di passo. Questa volta, però, sul fronte russo, sembra esserci stata qualche cauta apertura, complice forse la mediazione delle autorità finlandesi. Come ha rilevato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, è ancora presto per discutere dei dettagli, ed entrambe le parti si sono già date da fare per cercare di raffreddare i possibili entusiasmi. Appare chiaro, tuttavia, come le tensioni che periodicamente attraversano il rapporto fra Mosca e Washington non abbiano mai davvero interrotto il dialogo fra le due capitali e come – sotterraneamente – Washington e Mosca continuino a parlarsi nonostante il rullare dei tamburi di guerra.

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