giovedì, Dicembre 2

USA – Russia: Addis Abeba, un’occasione mancata Sarebbe stato più saggio e producente incontrare Lavrov allo Sheraton di Addis Abeba, aprendo un dialogo che possa far maturare un compromesso

0

Questa maggioranza silenziosa che ha permesso allo spavaldo miliardario americano di accedere alla Presidenza, è determinata a  godere nuovamente i frutti del ‘Sogno Americano’ e i vantaggi della piena occupazione sostenendo la grande finanza e i magnati della industria pesante e petrolifera.

La bassa coscienza di classe, le radicate idee di estrema destra e l’attitudine a individuare nemici esterni e complotti stranieri per spiegare i mali del proprio Paese, sono forme di pensiero che impediscono a questa maggioranza silenziosa di individuare i veri responsabili del declino americano: i lupi di Wall Street e i capitani d’industria che,  paradossalmente, diventato ora i salvatori dell’ America First.

Le accuse rivolte alla Russia, di cui è difficile indagare sulla loro veridicità,  hanno creato un clima diplomatico simile alla guerra fredda tra le due potenze mondiali. La guerra in Siria ha aumentato la distanza tra Mosca e Washington, quest’ultima in difficoltà dinnanzi alle vittorie militari di Assad grazie al sostegno attivo di Russia e Iran.

Rari i tentativi fatti per riaprire il dialogo, conveniente per i russi e vitale per gli americani sempre più ripiegati su se stessi e come alleato una Unione Europea dal consenso interno incerto e futuro difficile da prevedere.

Una di queste opportunità mancate è giunta la scorsa settimana ad Addis Abeba,  capitale della Etiopia. Rex Tillerson, Segretario di Stato americano e Sergei Lavrov, Ministro degli Esteri russo, hanno alloggiato entrambi presso l’hotel Sheraton di Addis Abeba.

Entrambi in missione ufficiale. Il primo impegnato in una visita a cinque paesi africani per ripristinare il prestigio americano nel continente, rafforzare vecchie amicizie e farne delle nuove in chiara chiave anti cinese. Il secondo per concludere affari sfruttando la fama di essere un partner affidabile diffusasi tra vari governi africani all’ombra del primo attore in Africa: la Cina.

Tillerson e Lavrov non si sono incontrati nonostante le fortuite occasioni favorevoli.  Il portavoce del Dipartimento di Stato americano: Healther Nauret ha dichiarato che nessuna richiesta di incontrarsi è giunta dalla controparte russa.  Nauret ha evitato di spiegare il perché non è stata avanzata una richiesta da parte americana. Eppure di argomenti da discutere ve ne sono.  Dalla Siria al Burundi.

«Non abbiamo ricevuto richiesta da parte di Lavrov di un incontro.  Che due top ministri alloggiano nello stesso momento nello stesso hotel non genera necessariamente l’obbligo di incontrarsi. Ho il numero di telefono di Levrov e lui il mio. Uno di chiesti giorni li useremo» ha dichiarato Tillerson ai media

In Etiopia, Ciad, Gibuti, Kenya e Nigeria, Tillerson non ha proposto grandi investimenti e partenariati economici sia per l’idea che il presidente Trump ha dei Paesi (di merda) africani, sia per la politica di disimpegno finanziario americano in Africa. Tillerson ha parlato di lotta contro il terrorismo e messo in guardia dalle insidie di Pechino.

Argomenti che fanno aumentare i dubbi dei governi africani e la sensazione che  gli Stati Uniti intendano tener legata a se l’Africa senza offrire vantaggi concreti in cambio.  Una tattica simile a quella adottata dalla Unione Europea e per questo non convincente.

Sarebbe stato più saggio e producente incontrare Lavrov allo Sheraton di Addis Abeba, aprendo un dialogo che possa far maturare un compromesso. Una soluzione preferibile ad una guerra fredda persa in partenza in quanto Russia e Cina rappresentano il futuro per l’Africa. Sulla qualità e convenienza di questo futuro c’è, comunque, molto da discutere…

Al suo rientro Tillerson e’ stato licenziato dal Presidente Trump senza fornire spiegazioni. Al suo posto e’ stato nominato l’attuale direttore Della CIA: Mike Pompeo. Tillerson ha espresso Il suo disappunto, dichiarando di non conoscere let motivazioni del suo licenziamento.

Visualizzando 2 di 2
Visualizzando 2 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->