sabato, Maggio 15

USA: Roy Moore disarcionato, pessimo segnale per Trump Il candidato ultraconservatore sostenuto da Trump contro gli stessi repubblicani perde la corsa per il Senato in Alabama

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Il cowboy Roy Moore ieri è andato a votare a cavallo. E’ cascato. Potrebbe essere una brutta caduta.

I cittadini dell’Alabama hanno disarcionato Roy Moore, il candidato ultraconservatore del Grand Old Party (Gop) con unpadrinoalla Casa Bianca, che per lui si è dato molto da fare, parandolo in tutti i modi dalle accuse di aver molestato delle minorenni, nella corsa per il seggio in Senato in palio in Alabama -seggio lasciato libero da Jeff Sessions diventato Ministro di Giustizia nell’Amministrazione di Donald Trump-, infatti, non ce l’ha fatta.
Il candidato democratico Doug Jones lo ha battuto. Con il 99% dei voti scrutinati, Jones risulta in testa con il 49,9% delle preferenze contro il 48,4% di Moore.
Un testa a testa fino all’ultimo voto, e alla fine un risultato del tutto inatteso. Era da un quarto di secolo che la tradizionalmenterossaAlabama non eleggeva un democratico in Senato. Tanto inatteso, il risultato, che Moore -70 anni, cristiano conservatore, ex capo della Corte suprema dello Stato, due volte rimosso dalla Corte suprema per aver rifiutato di rispettare le leggi federali-, aveva preparato un solo discorso, quello della vittoria.

Una pesante sconfitta per il Presidente DonaldTrump che ha appoggiato Moore, lanciando appelli a suo favore fino all’ultimo momento. Questa elezione era stata rappresenta come un test di popolarità per Trump. Il test è andato male, per un soffio, ma male. Alle presidenziali del 2016 Trump si era aggiudicato l’Alabama con il 60% delle preferenze.

«Con un margine così stretto non è finita», ha subito dichiarato Moore, annunciando così che non concede la vittoria al rivale e lasciando intendere che potrebbe essere necessario un riconteggio dei voti. Le leggi dell’Alabama prevedono un riconteggio dei voti solo quando c’è uno scarto di mezzo punto percentuale tra le preferenze dei due candidati. Jones, con il 99% dei voti scrutinati, risulta in testa con il 49,9% mentre Moore è al 48,4%.
«Il 12 dicembre è un giornata storica…la gente dell’Alabama ha parlato…hanno vinto dignità e rispetto», ha commentato il democratico Doug Jones. Poco dopo, il Segretario di Stato dell’Alabama, John Merrill, ha puntualizzato: «E’ molto improbabile» che Doug Jones non sia il vincitore del seggio in Senato in palio in Alabama.  «La gente dell’Alabama ha parlato. Ha fatto sentire la propria voce in modo chiaro e forte», ha detto Merrill, indicano che il processo di certificazione del voto sarà concluso non prima del 26 dicembre e non oltre il 3 gennaio. Il riconteggio scatterà automaticamente se lo scarto tra i due candidati, nel risultato elettorale, fosse inferiore al punto percentuale, cosa che al momento non è, e siamo al 99% dei voti scrutinati.

Se Moore fosse stato eletto sarebbe stata una conferma molto incoraggiante per Trump in vista della tornata elettorale 2018, le elezioni di metà mandato, quando gli americani dovranno eleggere 435 membri della Camera dei Rappresentanti e un terzo dei 100 membri del Senato, oltre 36 Governatori. La sua elezione, però, avrebbe creato un problema di non poco conto al partito repubblicano, che si era piegato a sostenere questo imbarazzante candidato solo perché ‘costretto’ dalla Casa Bianca. Oggi era già in programma una riunione dei senatori repubblicani per discutere le mosse nel caso di una vittoria di Moore, e valutare se consentire all’ex giudice di sedere in Senato come se nulla fosse accaduto. La maggioranza dei senatori repubblicani avevano infatti reclamato un’indagine etica sulla sua condotta.
La Commissione Etica del Senato avrebbe potuto immediatamente avviare un’indagine sulle accuse. L’inchiesta avrebbe potuto essere condotta a porte chiuse ma contemplare anche una sorta di ‘processo pubblico’. Le possibili conseguenze sarebbero andate da un semplice richiamo all’espulsione che avrebbe richiesto l’approvazione dei due terzi del Senato.
Ora, posto che non vi siano riconteggi, l’imbarazzo è superato. Quel che resta sul terreno è un pessimo segnale per Trump e per il partito. Irossidell’Alabama hanno mandato un segnale ‘in modo chiaro e forte’: a tutto -pedofilia, sessismo e tracotaggine incluso- c’è un limite, per tutti, anche per Trump, c’è una linea rossa oltre la quale non può andare.
Alcuni osservatori parlano già di un ‘terremoto politico’, ‘un duro colpo’ inflitto a Donald Trump e ai suoi sforzi per far passare la riforma fiscale a Capitol Hill . Il guaio è rappresentato da due elementi. Primo: con l’elezione di Doug Jones la maggioranza al Senato per i repubblicani si stabilizza a soli 2 seggi di differenza rispetto ai democratici, un margine rischioso per Trump, per qualsiasi provvedimento visto che una fetta troppo importante di repubblicani non è per nulla convinto dal capo della Casa Bianca. Secondo: questo schiaffo da uno Stato tradizionalmente e pesantemente ‘rosso’ lascia presagire guai per l’elezione del 2018, quando i democratici potrebbero prevalere e a qual punto Trump sarebbe nella difficile posizione di un Presidente anatra zoppa, e anche il da sempre ventilato impeachment potrebbe assumere i contorni di un rischio vero.

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