giovedì, Ottobre 21

USA: Repubblicani ancora in cerca di un leader field_506ffb1d3dbe2

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Il quarto dibattito televisivo tra i candidati Repubblicani alla Casa Bianca ha animato la scorsa serata negli USA. Diversi i temi in ballo, poche le polemiche interne, ma ancora una volta a cementare il ‘gruppo’ è stata l’ex first lady  e ‘nemica’ democratica Hillary Clinton. Otto i candidati a darsi battaglia a colpi di ‘idee’: oltre ai favoriti Donald Trump e Ben Carson, i senatori Marco Rubio, Ted Cruz e Rand Paul, l’ex governatore della Florida Jeb Bush, l’ex ceo di Hp Carly Fiorina, e il governatore dell’Ohio, John Kasich. Ma come la scorsa volta, è apparso palese come manchi davvero una personalità autorevole che possa primeggiare.

Dopo un contestato dibattito alla Cnbc, stavolta i candidati non hanno subito ‘colpi bassi’ dai moderatori di Fox e Wall Street Journal, dedicandosi in maniera decisa ai più vari argomenti, a partire dall’economia. Comune a tutti la volontà di ridurre le tasse, anche se con ricette diverse. Sotto accusa soprattutto Rubio che, per Rand Paul, ha presentato un piano irrealistico, perché troppo costoso, «una specie di welfare che non è da conservatori». Mentre Cruz è caduto in un vero e proprio vuoto di memoria, dimenticandosi il nome di un’agenzia che vorrebbe eliminare. Forte anche il dibattito sull’immigrazione, tema caro a Trump, che ha riproposto l’idea di un muro lungo la frontiera messicana, oltre a quella di rimpatriare oltre 11 milioni di clandestini. Ad attaccarlo Kasich, che ha parlato di «idea stupida e impossibile». Ma il magnate ha risposto per le rime: «Eisehower lo fece negli anni Cinquanta e noi dobbiamo ripeterlo oggi. Il muro? Ditelo agli israeliani se il muro non funziona».

Idee diverse poi sono emerse in politica estera, in particolare sulla situazione in Siria: Bush è tornato a chiedere una no-fly zone, mentre la Fiorina è sembrata la più drastica, chiedendo di rompere definitivamente con Putin. Trump punta molto sul lasciare la questione ai russi, mentre Paul ha ribadito l’inutilità di interventi in zone dove il fallimento è ormai palese. Vincitori? Forse solo i sondaggi lo diranno, ma l’impressione di un vero e proprio stallo rimane. Crescono sì Cruz e Rubio, che stanno facendo proseliti nelle ali moderate e conservatrici dei Repubblicani, mentre continua a non pungere Bush. Trump ancora una volta in ombra, ma che sembra voglia prediligere, dopo mesi di attacchi e comportamenti istrionici, una tattica più ‘soft’. A non convincere poi Carson, che sembra la vera alternativa al magnate, ma che con il suo stile molto pacato pare non riuscire nello scatto decisivo. E questo suo comportamento potrebbe essere negativo per la fase finale che partirà nei primi mesi del 2016: il 1° febbraio in Iowa, poi il 9/2 nel New Hampshire. Dopo Nevada (20/2) e South Carolina (23/2) si arriverà alla vera grande sfida del Super martedì (1 Marzo), quando si voterà in 12 Stati.

(video tratti da Fox News e Associated Press)

 

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