domenica, Agosto 14

USA, Obama lancia le prime misure contro le armi

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Ancora tensione tra Iran e Arabia Saudita. Le autorità iraniane infatti hanno deciso di sospendere il pellegrinaggio minore o ‘Umra’ finché Riad non garantirà migliori condizioni di sicurezza dopo il tragico incidente del settembre scorso alla Mecca, quando migliaia di pellegrini morirono per una calca che si era creata. Una notizia che arriva il giorno dopo l’assalto all’ambasciata saudita a Teheran, per il quale oggi l’ONU e in particolare il Consiglio di sicurezza ha condannato l’Iran e non l’Arabia Saudita per l’uccisione della guida religiosa Nimr al-Nimr che ha causato la violenta reazione della comunità sciita. Esprimendo ‘profonda preoccupazione’ per gli attacchi, il Consiglio ha «chiesto alle autorità iraniane di proteggere i beni consolari e diplomatici, oltre al personale, e di rispettare i loro obblighi internazionali a riguardo».

Le missioni diplomatiche dei due Paesi hanno inviato due lettere al Consiglio di Sicurezza e al segretario generale Ban Ki-moon. L’Arabia Saudita «condanna il fallimento del rispetto dell’inviolabilità delle sedi diplomatiche da parte delle autorità iraniane» e chiede al Consiglio di Sicurezza di «adottare le misure adeguate». L’Iran, invece, ha espresso ‘rammarico’ per gli incidenti e ha affermato che «adotterà le misure necessarie per prevenire altri episodi del genere in futuro». Ad intervenire nella vicenda anche il presidente iraniano Hassan Rouhani: «L’Arabia Saudita non può rispondere alle critiche tagliando teste. Spero che i Paesi europei che reagiscono sempre alle questioni legate ai diritti umani facciano il loro dovere. L’Arabia Saudita non può far dimenticare il suo crimine di aver tagliato la testa di un leader religioso con la rottura delle sue relazioni. E’ naturale che ad un crimine contro i diritti islamici e umani vi sia una risposta dalla pubblica opinione». Intanto anche il Kuwait, dopo Arabia Saudita e Bahrain, ha richiamato il proprio ambasciatore in Iran. Per questo è stata indetta una riunione straordinaria degli Stati arabi del Golfo per sabato a Riad. Al vertice parteciperanno Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar, oltre all’Arabia Saudita. A richiamare al dialogo le parti anche la Turchia, che chiede «di porre fine alle violenze e di tornare a un dialogo diplomatico esortando alla reciproca moderazione». E a ‘Repubblica’ il professor Pejman Abdolmohammadi, esperto di Medio Oriente, lancia l’allarme: «L’Arabia Saudita negli ultimi 24 mesi ha subito una serie di smacchi strategici pesanti. La difficoltà del fronte sunnita in Siria, l’operazione militare impantanata nello Yemen, la perdita del ‘controllo’ del rapporto con l’America sono solo il contorno al disastro strategico che per i sauditi è il ritorno dell’Iran fra le potenze regionali pienamente capaci di fare politica dopo l’accordo sul nucleare voluto dagli Usa. L’esecuzione dello sceicco sciita Nimr è solo l’ultima provocazione. Sfidare l’Iran per portarlo a reagire, in maniera da compattare il fronte sunnita e vedere da che parte si schiereranno gli Usa e gli europei, che si stavano allontanando da Riad. Il problema è che il regime saudita si sente con l’acqua alla gola, e facilmente potrebbe fare mosse irreversibili».

Giornata funesta in Afghanistan. Ucciso a colpi d’arma da fuoco mentre tornava a casa dopo la preghiera in moschea il capo dell’Alto Consiglio per la pace per la provincia settentrionale di Samangan, Qari Saifuddin Sadat. Secondo il capo della polizia provinciale, il generale Mohammad Baqir, Sadat, che aveva assunto l’incarico meno di un mese fa, è stato colpito più volte al petto ed è morto successivamente in ospedale le gravi ferite riportate. Al momento nessun gruppo ha rivendicato l’attentato. Mentre intanto arrivano le cifre esatte dell’attentato kamikaze avvenuto ieri sera vicino all’aeroporto di Kabul: un morto e 30 feriti, ma il rischio è che le vittime aumentino. Nonostante testimoni oculari giurino di aver visto un camion eslpodere, il capo della polizia della capitale, Abdul Rahman Rahimi, ha precisato che l’attentatore suicida era su un’automobile.

La Nbc, citando fonti ufficiali americane, ha affermato in serata invece che un soldato delle forze speciali USA è stato ucciso nella provincia di Helmand mentre altri due sono stati feriti. La NATO in un comunicato ha spiegato che i soldati americani stavano agendo a sostegno dell’esercito afgano. La nuova offensiva dei talebani nella provincia di Helmand ha indotto Usa e Gran Bretagna a inviare truppe nell’area in aiuto dell’esercito regolare afgano e per questo i militari erano lì.

Fa discutere in Gran Bretagna il nuovo video di minacce verso il Paese e il premier David Cameron. La persona che si nasconde il volte, secondo la BBC, è Siddharta Dhar, un ex commerciante di origini indiane di Londra, convertitosi dall’induismo all’Islam e ora tra le fila dell’ISIS. Arrestato nel 2014 per ‘istigazione al terrorismo’, era poi riuscito a fuggire in Siria dopo il rilascio su cauzione. Il nuovo video lo ha fatto salire alla ribalta, visto che si parla già di ‘nuovo Jihadi John’. L’uomo insulta e deride Cameron definendolo un ‘imbecille’ per aver deciso di combattere lo Stato Islamico, minaccia nuovi attacchi nel Regno Unito («Britannici, sappiate che vi invaderemo. Pensate che il vostro governo si prenderà cura di voi quando sarete nelle nostre mani? Perderete questa guerra, come avete perso in Iraq e Afghanistan») e mostra l’esecuzione di 5 spie.

Sale la tensione in Cisgiordania. Un soldato israeliano è stato accoltellato e ferito a Betlemme. Secondo la radio militare, l’attacco è avvenuto all’incrocio del Gush Etzion (una zona di insediamento ebraico). Le condizioni del soldato non sembrano gravi, mentre l’assalitore, un ragazzo palestinese, è stato ucciso dagli altri soldati. Intanto a Herzlya (Tel Aviv), la polizia israeliana è partita alla caccia di un palestinese, sospettato di voler compiere un attentato. L’uomo, a bordo della sua auto, ha già forzato un posto di blocco alla periferia di Gerusalemme per poi fuggire. Ma non è tutto, perché al confine tra Israele e Libano, in particolare sulle alture del Golan, alcuni miliziani sciiti libanesi hanno fatto hanno fatto esplodere una bomba al passaggio di una pattuglia militare israeliana, senza però causare vittime. L’episodio è avvenuto vicino alle Fattorie Sheba ed è stato subito rivendicato dagli Hezbollah. Il timore è che non si tratti di un caso isolato ma che sia l’inizio di una escalation, come voluto dal leader Hezbollah Hassan Nasrallah.

Infine chiudiamo tornando in America e precisamente in Venezuela, dove il presidente Nicolas Maduro ha ordinato al governo di prendere tutte le misure necessarie per garantire che l’inaugurazione della nuova legislatura, che vedrà per la prima volta al governo quella che negli ultimi 15 anni è stata l’opposizione, vada a buon fine senza alcun incidente. «Il problema è che abbiamo un’opposizione che non rispetta le regole del gioco, e dunque bisogna prendere misure estreme di protezione», il commento di Maduro.

 

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