domenica, Dicembre 5

USA, Obama lancia le prime misure contro le armi

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«Troppe sparatorie: adesso servono nuove misure». Così il presidente americano, Barack Obama, che nel suo discorso nella East Room della Casa Bianca torna a parlare del problema armi il giorno dopo l’annuncio delle nuove misure per contrastare la vendita indiscriminata nel Paese. «Cinque anni fa, questa settimana un membro del Congresso e altre otto persone sono state uccise in Arizona, è stata la prima volta che ho dovuto parlare alla nazione (degli attacchi condotti con armi da fuoco, ndr) e non è stata l’ultima, purtroppo», ha detto Obama, che ha parlato anche delle stragi di Aurora, Newtown, Santa Barbara, Charleston, San Bernardino. «Oltre 30.000 vite vengono spezzate dalle armi negli Usa ogni anno e siamo l’unico Paese evoluto al mondo in cui le stragi avvengono con tale frequenza», il commento del presidente, che ha ribadito come non ci siano più giustificazioni per l’immobilismo e la mancanza di una politica efficace sulle armi. «Stiamo cominciando ad abituarci e pensiamo che la violenza sia normale, invece di pensare come risolvere il problema, questo diventa solo uno dei nostri dibattiti, nonostante ci sia consenso generale su ciò che va fatto. Oggi non siamo qui per reagire ad una strage causata dalle armi, ma per fare qualcosa per prevenire la prossima. Il controllo sulle armi non contraddice il secondo emendamento della costituzione americana, che garantisce garantisce il diritto di possedere armi, ma c’è la necessità la necessità di agire con urgenza per salvare vite».

Poi Obama si è rivolto all’opposizione repubblicana che lo accusa di voler imporre troppi controlli: «Questo non è un complotto per confiscare le armi a tutti». Ieri il tweet del presidente, che annunciava il suo progetto: «La lobby delle armi può forse tenere in ostaggio il Congresso, ma non può tenere in ostaggio l’America. Non possiamo accettare queste carneficine nelle nostre comunità». Il piano di Obama prevede un maggiore controllo dei rivenditori di armi da fuoco: saranno tutti obbligati a detenere un’apposita licenza per la vendita e a condurre accurati controlli e verifiche sugli acquirenti. Se pensa ad un aumento del 50% del personale dell’Fbi dedicato a condurre tali verifiche, con l’assunzione di oltre 230 nuovi esaminatori. Inoltre il presidente chiede al Congresso un finanziamento di 500 milioni di dollari per affrontare il problema anche sul piano della salute mentale.

E oggi nuova tragedia dovuta alla diffusione delle armi nel Paese. In Georgia una bimba di due anni è stata colpita accidentalmente da un altro bambino con una pistola lasciata incustodita in casa. La polizia sta indagando sulla dinamica per capire come il bambino che ha sparato è riuscito a entrare in possesso dell’arma nonostante in casa ci fossero due adulti. In totale però i numeri dei morti per colpi di arma da fuoco in America sono oltre 30mila. Ma non solo: secondo il ‘New York Times’ a dicembre negli Usa sono state vendute più armi in un solo mese rispetto agli ultimi 20 anni, con il picco registrato dopo la strage di San Bernardino in California. Il tutto per i timori per l’introduzione di restrizioni.

Il repubblicano Donald Trump, che ha già annunciato che nel caso di una legge contro le armi provvederà subito ad eliminarla, intanto è incappato nell’ennesima gaffe. Nel primo spot elettorale per la televisione andato in onda annuncia che vieterà l’ingresso negli Stati Uniti di tutti i musulmani «fino a quando non siamo in grado di capire cosa sta succedendo», e che, in caso di vittoria fermerà l’immigrazione clandestina costruendo un muro alla frontiera con il Messico. Peccato che le immagini mostrino persone che dal Marocco tentano di entrare nell’enclave spagnola di Melilla e non messicani in procinto di entrare negli USA. A scoprirlo è il sito PolitiFact.com, che è risalito alle immagini fino ad arrivare ad un video pubblicato da ‘Repubblica’ nel maggio del 2014.

Ancora tragedia del mare e nuovi migranti vittime nel mar Egeo. Almeno 36 le persone, tra le quali diversi bambini e una donna incinta, hanno perso la vita per il naufragio di un gommone partito da Smirne. La polizia ha recuperato 11 corpi sulla spiaggia di un complesso residenziale nel distretto ai Ayvalik, nel nord-ovest della Turchia, a poche miglia nautiche dall’isola greca di Lesbo; altri dieci erano sulla costa del distretto di Dikili. Otto le persone tratte in salvo dalla Guardia costiera. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), sono circa 700 le persone morte e disperse lo scorso anno durante la traversata del mar Egeo.

Intanto il giorno dopo la decisione dell’interruzione degli accordi di Schengen da parte di Danimarca e Svezia, è polemica politica. Il commissario agli Affari interni e all’immigrazione Dimitris Avramopoulos ha invitato i rappresentanti dei governi di Svezia, Danimarca e Germania per coordinare al meglio la gestione comune della pressione migratoria. Nel frattempo, la Commissione ha avviato un esame approfondito sulle decisioni annunciate ieri dalla Svezia, per verificare la loro coerenza con le norme europee. «Schengen è sotto pressione. Stiamo lavorando per riportare la situazione alla normalità attraverso una serie di misure. Ma nessuno ha la bacchetta magica», il commento invece del portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas. Per la salvaguardia dell’area di libera circolazione occorre «un efficace controllo delle frontiere esterne».

In Francia giornata di commemorazione dell’attentato a Charlie Hebdo, che causò la morte di 12 persone il 7 gennaio 2015. Il presidente François Hollande e il sindaco di Parigi Anne Hidalgo hanno tolto il velo a due targhe con i nomi delle vittime sulla facciata dell’edificio dove aveva sede il giornale satirico e al supermercato ‘Hyper Cacher’, colpito dall’attentatore Amedy Coulibaly due giorni dopo. Intanto ‘Le Monde’ ha pubblicato alcune indiscrezioni sul progetto di legge che il governo sta preparando per affrontare l’emergenza terrorismo. La richiesta del premier Manuel Valls è quella di più poteri a procuratori e polizia, sottraendoli ai giudici istruttori, oltre a rendere le misure di emergenza permanenti, grazie anche alla modifica del codice penale. Il progetto però non dovrebbe essere pronto prima di febbraio.

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