domenica, Novembre 28

Usa: Obama aspetta Xi Jinping e (forse) Putin

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In Nigeria, l’esercito nazionale afferma di aver salvato decine di donne rapite e bambini tenuti prigionieri da parte del gruppo estremista islamico Boko Haram in seguito allo sgombero di alcuni accampamenti del gruppo nello Stato nordorientale di Borno, senza precisare dove i prigionieri fossero stati rapiti né le loro condizioni. Centinaia di ostaggi sono stati liberati dalle mani dei Boko Haram quest’anno, ma nessuna delle 219 ragazze rapite in aprile 2014 da una scuola di Chibok erano tra le persone soccorse. Va sottolineato che il gruppo estremista ha utilizzato decine di donne e ragazze negli ultimi attentati suicidi in Nigeria e nei vicini Ciad, Camerun e Niger.

L’integralismo religioso in Medio Oriente è alla base non soltanto di azioni terroristiche, ma anche di altre iniziative, si svariata natura, tutte tese ad opporre resistenza al progresso di una società. In Arabia Saudita, ad esempio, la battaglia tra conservatori e progressisti si infiamma a poche settimane dalla fatidica data del 12 dicembre, quando per la prima volta nella storia del regno le donne andranno a votare e, soprattutto, potranno essere elette, i nostalgici dell”ancient-regime’ hanno lanciato una campagna denigratoria contro le candidate alle prossime elezioni locali. ‘Il pericolo di eleggere delle donne nei consigli municipali’ è l’hashtag lanciato su Twitter da questi integralisti, i quali, per dare autorevolezza alle loro opinioni si rifanno, come da tradizione, a versetti del Corano o ai pareri di religiosi conservatori che vietano alle donne di prendere parte alla vita pubblica.

Sono solo 80 le donne che hanno depositato la loro candidatura per ottenere uno dei 408 seggi messi in palio a queste elezioni municipali. Peraltro, secondo alcune ricerche la partecipazione al voto si annuncia già debole, ma ciò non ha impedito agli irriducibili dell’ala conservatrice di denigrare le loro concittadine. Fatto questo che non stupisce Hoda al-Helaissi, una delle 30 donne che fanno parte della Shura, il parlamento saudita. «Non bisogna aspettarsi un sisma elettorale il 12 dicembre», ha spiegato la deputata. «La popolazione saudita non ha la cultura delle elezioni, c’è bisogno ancora di qualche anno per educarla in tal senso», ha aggiunto. Tuttavia, l’orientamento del governo è chiaro al riguardo e sulla stampa locale ha esortato i cittadini sauditi, uomini e donne, a candidarsi e a votare. «Queste elezioni fanno parte dei cambiamenti avvenuti negli ultimi anni a favore delle donne», ha osservato Helaissi. «Si tratta di un altro piccolo passo che non va trascurato», ha concluso.

In Israele, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato un giro di vite contro chi lancia sassi, dopo il terzo giorno consecutivo di scontri tra polizia e palestinesi sulla Spianata delle Moschee, a Gerusalemme. «E’ stato deciso di prendere misure più dure in molti settori», ha spiegato Netanyahu nel corso di una riunione del gabinetto di sicurezza, «si valuterà una modifica delle regole di ingaggio e una pena minima per chi lancia sassi». Saranno inoltre previste multe significative per i minorenni che lanciano pietre e per i loro genitori.

Già ad agosto la Knesset aveva inasprito portandola a 20 anni la pena massima per chi lancia pietre contro i soldati o le auto israeliane. Una modifica delle regole d’ingaggio potrebbe rendere più facile a poliziotti e soldati aprire il fuoco con vere munizioni contro i facinorosi: oggi è possibile solo in caso di pericolo imminente per la propria vita o per il pubblico e solo dopo una serie di colpi di avvertimento.

Negli scontri alla moschea di Al Aqsa, giovani palestinesi hanno lanciato sassi contro gli agenti che hanno fatto irruzione nel tempio, i quali hanno risposto con le granate stordenti. Alla vigilia del Capodanno ebraico, ha osservato Netanyahu alludendo all’israeliano morto dopo essere finito fuori strada con l’auto perché colpito da una pietra, «è stato dimostrato ancora una volta che i sassi possono uccidere». Nella riunione con i ministri della Difesa, Moshe Yaalon, e della Giustizia, Ayelet Shaked, Netanyahu ha anche ribadito che lo status quo sulla Spianata delle Moschee va mantenuto e che non permetterà ai facinorosi di impedire l’accesso agli ebrei al Monte del Tempio (nome ebraico della Spianata). Secondo lo status quo, in vigore da decenni e che regola i diritti di proprietà e di accesso delle comunità all’interno di tre santuari della Terra Santa, la Spianata è gestita dalla fondazione islamica Wafq. Gli ebrei possono salirvi ma non pregare. Si è appreso anche che Netanyahu si recherà la settimana prossima in Russia per discutere col presidente Vladimir Putin le ripercussioni della dislocazione di unità militari russe in Siria.

In Libia c’è ottimismo in merito alla firma di un accordo di pace tra i due governi del Paese, almeno nelle parole dell’inviato speciale dell’Onu, Bernardino Leon. Il mediatore, ribadendo che l’ultimo giorno utile per il negoziato resta il 20 settembre, si è dichiarato ottimista, malgrado ieri il governo di Tobruk – riconosciuto dalla comunità internazionale – abbia bocciato gli emendamenti al piano di pace Onu voluti dal Congresso nazionale generale di Tripoli. Una volta firmato l’accordo, ha sottolineato Leon davanti ai giornalisti, «non ci saranno vincitori o sconfitti. Se qualcuno pensa che sarà chiaro chi avrà vinto e chi avrà perso, questa persona non ha capito cosa stiamo provando a fare», ha affermato. La situazione sul campo resta tesa. Fonti libiche hanno riferito che l’Is ha oramai preso il controllo totale di Sirte e di tutti gli edifici governativi della città libica. I jihadisti, di varie nazionalità, arabe e africane, hanno anche occupato l’università, i dormitori e la abitazioni del corpo insegnante. Dallo scorso marzo, per il peggioramento della situazione, sono sospese le lezioni all’ateneo. Qualche giorno fa i jihadisti avevano anche chiuso le banche.

Inoltre, una milizia libica che fa capo al generale Khalifa Haftar ha impedito martedì al premier libico Abdullah al Thani, sostenuto dal parlamento di Tobruk riconosciuto dalla comunità internazionale, di partire alla volta di Malta. Secondo quanto si legge in un comunicato ufficiale del governo di Tobruk, al Thani stava per partire a bordo di un aereo dall’aeroporto di Labraq quando un gruppo di miliziani lo ha costretto a scendere dal velivolo dove era salito per partecipare ad un congresso petrolifero organizzato dalla compagnia di stato libica Noc. I miliziani hanno sostenuto di avere avuto ordini dal Comando generale dell’esercito di arrestare al Thani. Il presidente del parlamento di Tobruk, Aquila Saleh, è intervenuto ordinandone la liberazione.

In Turchia tre poliziotti sono stati uccisi e uno è rimasto ferito in un attacco dei militanti curdi del Pkk a Mardin, provincia della Turchia sud-orientale. I guerriglieri hanno fatto esplodere un ordigno improvvisato durante un’operazione di pattugliamento nel distretto di Nusaybin. L’attacco è avvenuto nella tarda serata di ieri e tra le vittime c’è anche un comandante. Lo scoppio, particolarmente potente, ha provocato danni alle abitazioni vicine. Un’operazione su ampia scala è stata lanciata dalle forze di sicurezza dopo l’attacco, per individuare i responsabili.

Infine in Tagikistan le forze speciali hanno ucciso il generale Abduhalim Nazarzoda, l’ex vice ministro della Difesa accusato dal governo degli scontri a fuoco di inizio mese a Dushanbe e Vahdat in cui hanno perso la vita decine di persone tra poliziotti e presunti estremisti. Il generale Nazarzoda sarebbe stato ucciso assieme ai suoi fedelissimi nella notte, nel corso di un’operazione di polizia nella regione di Ramit Gorge (a una cinquantina di chilometri dalla capitale), dove si nascondeva. Nei combattimenti sarebbero morti anche quattro uomini delle forze dell’ordine, tra cui il colonnello Rustam Amakiyev, comandante delle forze speciali ‘Alpha’.

 

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