domenica, Novembre 28

Usa: Obama aspetta Xi Jinping e (forse) Putin

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Venendo in Europa, le notizie principali provengono ancora una volta dal fronte dell’immigrazione. I provvedimenti restrittivi adottati dal governo ungherese a fronte dei massicci flussi dei giorni scorsi cominciano a dispiegare i loro effetti. Sono stati 367 i migranti riusciti a entrare in Ungheria, martedì, dopo l’entrata in vigore della nuova, più dura legge anti-immigranti e sono stati tutti fermati dalla polizia. Dei 367, hanno fatto sapere le autorità, 316 sono accusati di aver danneggiato la barriera di filo spinato eretta alla frontiera serba e 51 per averla semplicemente attraversata, reati per i quali rischiano rispettivamente 5 e 3 anni di carcere. In proposito, è già arrivata la prima condanna per un migrante (iracheno) arrestato per essere entrato illegalmente nel Paese.

La polizia ungherese ha anche fatto uso di gas lacrimogeni e idranti contro la folla di centinaia di migranti che cercava di sfondare la barriera di confine all’ormai tristemente noto valico di Rosze, al confine con la Serbia. Secondo un funzionario Onu presente sul posto, i migranti non hanno sfondato la recinzione. Resta il fatto che Budapest ha chiesto alle autorità serbe di intervenire contro i migranti che lanciano oggetti contro la polizia ungherese.  Altre migliaia sono invece bloccati a Horgos, in territorio serbo, nella terra di nessuno al confine con l’Ungheria, sigillato dalle autorità di Budapest con una barriera di metallo e filo spinato. Dall’altro lato del confine, dopo aver chiuso il principale corridoio della rotta balcanica e aver fortificato il confine serbo con il filo spinato per oltre 100km, l’Ungheria ha cominciato le misurazioni per proseguire la barriera lungo la frontiera con la Romania. Respinti dal ‘muro’ di filo spinato al confine tra Serbia e Ungheria, i migranti hanno infatti trovato un’altra porta d’accesso all’Ue: la Croazia. Il premier di Zagabria, Zoran Milanovic, ha comunicato che intorno a mezzogiorno 277 profughi erano già entrati in Croazia dalla Serbia. Le autorità croate si sono dette pronte a ricevere i migranti a o a indirizzarli dove vogliono andare, ma i rifugiati che arrivano in Croazia corrono il rischio di incappare in qualcuna delle mine lasciare nella zona orientale del Paese, durante gli intensi combattimenti avvenuti negli anni tra il 1991 e il 1995 in cui il Paese si separò dalla Jugoslavia: per evitare nuove tragedie, il governo di Zagabria ha già inviato sminatori. Tuttavia c’è la preoccupazione che l’emergenza costituisca un problema non solo umanitario ma anche di sicurezza. Per questo motivo il capo dello Stato, Kolinda Grabar-Kitarovic, ha convocato una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale sulla crisi migranti, chiedendo contestualmente anche una riunione urgente del Consiglio di sicurezza Onu.

Intanto la Slovenia ha fatto sapere che introdurrà temporaneamente controlli alla frontiera con l’Ungheria, mentre Budapest ha cominciato le misurazioni per proseguire la barriera lungo la frontiera con la Romania, nonostante il moltiplicarsi degli appelli contro i muri, come quelli di oggi lanciati dall’Ue e dalla Chiesa. In Austria, circa 1.000 migranti si sono messi in marcia a Salisburgo verso il confine tedesco dopo aver atteso invano di salire a bordo di treni; altri 1.000, invece, sono ancora accampati intorno alla stazione centrale. E proprio da Vienna, dove ha incontrato il suo omologo austriaco Heinz Fischer, il presidente Sergio Mattarella, ha ammonito che per governare il fenomeno serve «una gestione comune dell’Unione» e «un’assunzione di responsabilità». A Francoforte invece hanno parlato i vertici tanto della Bce (il ‘numero’ due di Mario Draghi, Vitor Constancio) che il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. Constancio ha osservato che l’Europa, la cui popolazione invecchia, è impegnata in una sorta di ‘suicidio demografico’ al quale i migranti, con la loro forza lavoro, possono mettere un freno. Weidmann ha aggiunto che l’afflusso di rifugiati è una sfida per la Germania, ma anche «un’opportunità». Per far fronte ai cambiamenti demografici e al rapido invecchiamento della sua popolazione, la Germania ha infatti bisogno di un numero aggiuntivo di lavoratori in modo da mantenere la sua prosperità.

Dalla Germania giunge anche la voce della cancelliera Angela Merkel, che promette più sostegno da parte del governo federale ai Länder che gestiscono il flusso delle decine di migliaia di migranti provenienti dal sud Europa. Dopo un incontro di circa 4 ore con i capi dei governi dei 16 stati tedeschi, la Merkel ha sottolineato come la cosa importante ora sia quella di avviare un processo ordinato e trasparente di gestione di questo imponente numero di rifugiati. I premier volevano che venisse incrementata la somma di cui era stato annunciato lo stanziamento circa una settimana fa, 6 miliardi suddivisi in una parte corrispondente al 50 per cento destinata a stati e municipalità, il restante alle necessità che si presenteranno a livello federale per garantire la gestione del flusso dei migranti. La Merkel ha inoltre annunciato che il governo federale creerà 40 mila posti per immigranti in arrivo, oltre a centri di distribuzione.

Tornando ai confini d’Europa, precisamente in Grecia, cresce la preoccupazione dopo la decisione tedesca di rafforzare i controlli sui migranti alla frontiera con l’Austria: secondo la stampa ellenica ad Atene si teme che la decisione possa far s che migliaia di persone che intendono raggiungere la Germania o altri paesi del Nordeuropa possano restare invece ‘intrappolate’ nel Paese ellenico, dove i servizi di accoglienza sono già allo stremo. Ieri il premier ad interim Vassiliki Thanou, in visita all’isola di Lesbos, da settimane luogo di approdo di migliaia di persone, ha detto che questi due centri sorgeranno nell’Attica, la regione di Atene, e presso Salonicco, nel nord del Paese. Durante la visita di Thanou, la Guardia costiera ellenica stava ancora cercando superstiti di un naufragio avvenuto nei pressi dell’isola di Farmakonissi. I soccorritori hanno recuperato 34 corpi tra cui quelli di 15 bambini. Infine, sono circa 5.000 i migranti che hanno attraversato il confine settentrionale della Grecia entrando in Macedonia in 24 ore, tra la mattinata di ieri e quella di oggi.

Lì dove la gran parte dei profughi inizia il proprio viaggio, in Siria, prosegue l’azione di contrasto allo Stato Islamico. Nella giornata di oggi l’aviazione australiana ha effettuato il suo primo raid contro l’Is, distruggendo diversi blindati degli jihadisti. Lo ha annunciato il ministro della Difesa australiano Kevin Andrews che ha sottolineato l’impegno del Paese contro l’Isis «non solo sul nord dell’Iraq ma anche nella Siria orientale». Usa, Canada, Turchia e gli Stati del Golfo stanno già conducendo raid aerei su obiettivi Isis in Siria. L’Australia ha annunciato la scorsa settimana la sua adesione alla coalizione internazionale guidata dagli Usa in Iraq e impegnata in raid aerei contro obiettivi dei jihadisti in Siria. La decisione è stata presa dall’ex premier Tony Abbott ed è stata confermata dal suo successore Malcolm Turnbull. Raid aerei a cui presto parteciperà anche la Francia. Il ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian, ha annunciato l’utilizzo dei Rafale di Parigi contro le postazioni dell’Isis in Siria nelle prossime settimane. Lunedì il presidente Francois Hollande aveva confermato che dopo i voli di ricognizione di questi giorni – in corso dall’8 settembre – ci saranno incursioni aeree, giudicandole ‘necessarie’.

La notizia più importante – e preoccupante – sul fronte Is giunge però dagli Stati Uniti: i resoconti sui raid aerei contro l’Isis in Siria e in Iraq sono stati manipolati dai vertici militari Usa che hanno fuorviato Barack Obama sulla campagna anti-jihadisti, facendo credere al presidente che si erano ottenuti progressi che in realtà non erano veri. E’ quanto rivela il New York Times, anticipando i risultati di un’inchiesta svolta dall’intelligence. In pratica, i vertici del Centcom, il Comando centrale che coordina tutti gli interventi militari americani, compreso quello in Afghanistan, avrebbero ritoccato i rapporti per fornire un quadro positivo delle operazioni e mostrare alla Casa Bianca e al Congresso un quadro più roseo della campagna. I funzionari dell’intelligence sarebbero in possesso di documenti ufficiali del Centcom che proverebbero le manipolazioni, che riguarderebbero anche l’efficienze delle forze di sicurezza irachene. Ad agosto il New York Times aveva dato notizia dell’inizio dell’indagine, ma non era riuscito a chiarirne lo scopo e la portata. Da notare la tempistica della notizia: proprio oggi al Senato è in calendario un panel con il Comandante del Comando generale Lloyd Austin J. sulla campagna militare contro l’Isis.

In Siria, però, le violenze non sono un’esclusiva dell’Is. Almeno 38 persone sono morte ed altre 150 sono rimaste ferite dopo il lancio di razzi sulla città siriana nordoccidentale di Aleppo, secondo quanto riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Secondo le fonti dell’organizzazione con sede in Inghilterra e vicina all’opposizione siriana, i razzi sarebbero caduti in tre quartieri controllati dalle forze governative e tra le vittime ci sarebbero 14 bambini e tre donne. L’agenzia statale siriana Sana parla da parte sua di 20 civili morti e 100 feriti, in attacchi su Aleppo portati con razzi da parte di ‘terroristi’.

Intanto, lontano dai territori occupati dallo Stato Islamico, prosegue l’azione antiterrorismo nei tre Paesi al momento attivamente più impegnati nella caccia interna ai militanti jihadisti, vale a dire Egitto, Nigeria e Tunisia. Una grande caccia ai terroristi è in corso da ieri sulle montagne tunisine della Ouergha, nei pressi della cittadina di Sakiet Sidi Youssef, nel governatorato del Kef, non lontano dal confine algerino, da parte delle forze armate tunisine. I militari di Tunisi sono alla ricerca di jihadisti che operano nella zona e che sempre più frequentemente rivolgono attacchi contro la popolazione locale e le loro abitazioni in cerca di rifornimenti e cibo. In Egitto – dove oggi ministro degli Esteri del Messico, Claudia Ruiz Massieu, ha visitato in un ospedale del Cairo i turisti rimasti feriti nel raid di sabato scorso in cui sono stati uccisi per errore sette cittadini del suo Paese – nella nona giornata dell’operazione ‘Diritto del martire’ sono stati uccisi 55 terroristi, 35 sospetti sono stati arrestati, distrutti 30 nascondigli e neutralizzati 41 congegni esplosivi. Nel blitz sono rimasti uccisi due soldati e altri 12 sono rimasti feriti.

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