sabato, Ottobre 23

Usa: Obama aspetta Xi Jinping e (forse) Putin

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La giornata di oggi 16 settembre ruota attorno alle relazioni fra le tre grandi potenze globali: Stati Uniti, Russia e Cina. La notizia è giunta nel primo pomeriggio, ora italiana: per oltre un anno ha resistito all’idea di un incontro con Vladimir Putin, ma ora Barack Obama sta pensando ad un possibile incontro con il presidente russo a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu per discutere i nuovi sviluppi della crisi in Siria. La decisione non è facile perché nell’entourage del presidente americano c’è chi crede che decidere di incontrare Putin, proprio ora che Mosca ha rafforzato gli aiuti militari al regime siriano, potrebbe apparire come un riconoscimento alla linea dura seguita dal presidente russo in politica estera.

Forse per questo Obama, che come è noto per natura è sempre più disposto al dialogo, anche con nemici storici come Iran e Cuba, esita. Tanto più che Putin, in preparazione del suo viaggio a New York, sta continuando a difendere pubblicamente ed a gran voce il suo sostegno militare a Damasco che, a sua detta, sia l’unico vero baluardo contro l’avanzata dello Stato Islamico che sta impedendo alla Siria di trasformarsi in una Libia con un flusso ancora maggiore di profughi verso l’Europa.

Dichiarazioni che indicano come Putin intenda usare il discorso che pronuncerà al Palazzo di Vetro per cercare di uscire dall’isolamento in cui è finito con la crisi ucraina per presentarsi come l’animatore  di una nuova coalizione internazionale contro l’Is che comprenda anche il governo di Bashar Assad. La speranza è che formando questa coalizione la Russia esca dall’isolamento provocato dall’annessione della Crimea e dal conflitto nell’est dell’Ucraina, ritornando ad essere un rispettato membro della comunità mondiale.

A giocare contro l’ipotesi di un incontro è anche la completa mancanza di chimica tra i due leader che praticamente non sono mai andati d’accordo sin dal loro primo, teso, incontro nel 2009. Nel 2013 Obama cancellò un previsto summit dopo che Putin diede asilo a Edward Snowden, la talpa della Nsa, e dopo l’annessione della Crimea non vi sono stati più faccia a faccia, esclusi i 15 minuti a due a margine della manifestazione per il D-Day in Francia nel giugno del 2014 e le parole scambiate durante un summit in Australia a novembre.  L’ultima volta che Obama e Putin si sono visti risale al novembre del 2014, quando i due leader si sono incrociati al summit sulla cooperazione economica tra Asia e Pacifico, a Pechino. L’ultima telefonata risale allo scorso luglio, quando è stato annunciato l’accordo con l’Iran.

Gli osservatori avevano pensato che si andasse verso un lento disgelo quando lo scorso maggio John Kerry ha incontrato Putin a Kochi. Considerato il fautore del dialogo, il segretario di Stato però nei giorni scorsi si è lamentato più volte con il collega Sergej Lavrov della mossa di Mosca in Siria, che ha colto completamente di sorpresa l’amministrazione Obama. Kerry e Lavrov si sono sentiti anche nella mattinata odierna, per cercare di chiarire l’intento del rafforzamento militare di Mosca in Siria. Il funzionario Usa ha avvertito che continuare a sostenere il presidente Bashar al-Assad «rischia di aggravare ed estendere il conflitto». Oltre a ribadire che non esiste una soluzione militare al conflitto generale in Siria, che può essere risolto solo da una transizione politica, Kerry ha avvertito che il sostegno della Russia al presidente siriano rischia di minare «il nostro obiettivo comune di combattere l’estremismo se non rimaniamo anche focalizzati sulla ricerca di una soluzione al conflitto in Siria attraverso una vera e propria transizione politica».

Intanto la Russia, forte del suo ruolo di presidente di turno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, rilevato ad inizio settembre, ha convocato una speciale riunione a livello ministeriale del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per il giorno 30 al fine di discutere dei conflitti in Medio Oriente e Nord Africa: lo ha reso noto l’agenzia Ria, citando il viceministro degli Esteri russo. Contestualmente, Mosca si è opposta sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza contro i trafficanti di migranti nel Mediterraneo. Il testo promosso dagli occidentali prevede che sotto l’ombrello del capitolo 7 della Carta Onu si possano di inviare forze militari per ispezionare e sequestrare i barconi dei trafficanti nelle acque internazionali (per le coste e le acque libiche serve il consenso del Paese nordafricano che per ora non c’è). Mosca non vuole che si ripeta quanto accaduto nel 2011, quando venne adottata in Consiglio di Sicurezza una risoluzione ai sensi del Capitolo 7 che autorizzava ‘tutte le misure necessarie” per proteggere i civili in Libia, aprendo la strada ad un intervento militare. Fonti diplomatiche occidentali del Consiglio di Sicurezza hanno affermato che la speranza è di approvare la risoluzione prima dell’arrivo dei leader mondiali alle Nazioni Unite per l’Assemblea Generale.

Tornando a Obama, il presidente Usa, in attesa del possibile faccia a faccia con Putin, aspetta di ricevere il terzo grande attore della scena globale, il suo omologo cinese Xi Jinping, che sarà in visita negli Stati Uniti da martedì prossimo fino al 28 settembre, insieme alla moglie Peng Liyuan. Prima di far visita alla Casa Bianca, il presidente si recherà a Seattle per un incontro con la comunitaà di imprenditori. Dal 26 al 28 settembre, prenderà parte al summit per i 70 anni dalla nascita delle Nazioni Unite, a New York, dove è previsto anche un suo discorso al Palazzo di Vetro lunedì 28, prima del ritorno in Cina.

La visita del capo di Stato cinese è stata preceduta dalle polemiche tra Washington e Pechino sul ruolo assertivo della Cina nel Mare Cinese Meridionale dove, secondo le ultime immagini satellitari, la Cina sta costruendo una terza pista di atterraggio nelle isole Spratly, contese con le Filippine. Uno dei temi del viaggio sarà quello dello spionaggio informatico, di cui sono rimaste vittime anche organizzazioni governative statunitensi, e che Obama ha definito «non accettabile». Sul tavolo della discussione vi sono anche le possibili sanzioni che funzionari dell’amministrazione Obama vorrebbero si applicassero ad hacker di Pechino sospettati di essere la fonte dei massicci attacchi al sistema informatico statunitense. La Cina ha sempre dichiarato la propria opposizione al cyber-spionaggio e ha in più occasioni lamentato di essere essa stessa vittima degli attacchi degli hacker.

Tra i temi in agenda, ci saranno anche l’economia cinese – il cui rallentamento preoccupa gli economisti e gli operatori dei mercati azionari mondiali – e le differenti visioni sui diritti umani. Le ultime ore sono state scandite dalla liberazione da un carcere cinese dopo undici mesi di detenzione di un accademico e attivista, Guo Yushan, che nel 2012 aveva aiutato il dissidente Chen Guangcheng nella fuga all’ambasciata Usa a Pechino, provocando un caso diplomatico tra Cina e Stati Uniti durato per settimane.

A completare la lista di temi di confronto tra Cina e Stati Uniti ci sono gli impegni di entrambi i Paesi sui cambiamenti climatici e gli investimenti. In programma, c’è un confronto tra i due leader sui progressi dei rispettivi Paesi nell’attuazione del piano anti-emissioni in vista della Conferenza di Parigi del dicembre prossimo, e infine, una discussione sul trattato bilaterale sugli investimenti: ieri, un gruppo di 94 dirigenti dei maggiori gruppi industriali a stelle e strisce ha chiesto a Obama e Xi di progredire nell’intesa perché l’accordo produca un immediato e tangibile impatto per entrambe le economie. Tra i firmatari compaiono anche i nomi del Ceo della Apple, Tim Cook, e del fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg.

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